I diritti umani in Venezuela e i doppi standard

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr) non solo afferma la violazione di diritti umani in Venezuela, ma avanza l’ipotesi di trovarci di fronte a crimini di lesa umanità. I criteri di riferimento dell’Unhchr andrebbero applicati sempre e in ogni contesto
presidente del Venezuela Nicolás Maduro (AP Photo/Matias Delacroix, File)

Uno dei maggiori problemi della politica sono i doppi standard. Esigere il rispetto dei diritti umani violati in Cina, per poi far finta di niente in Arabia Saudita o a Guantanamo, aprirsi al dialogo con la Corea del Nord per chiuderlo ostinatamente con l’Iran, oppure accusare la Russia di ingerenze in Ucraina, ma tollerare l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Una disparità di criteri che poi fa la sua apparizione sul piano interno, quando si pronunciano discorsi infuocati per denunciare gli errori altrui e fischiettare distratti quando nelle proprie fila ci si comporta allo stesso modo.

Quando nelle pagine dei media appare la situazione in Venezuela succede qualcosa del genere. Eppure, non ci sono molti dubbi sul fatto che il governo locale abbia smesso da tempo di essere democratico, per trasformarsi in un regime inefficiente quanto violento.

Potremmo discutere a lungo sull’inefficienza, ma molto meno sulla violenza istituzionalizzata. Lo si evince dal dossier pubblicato la settimana scorsa dall’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu, guidato dalla ex presidente del Cile, Michelle Bachelet: una persona che di violazioni dei diritti umani ne sa qualcosa, essendo figlia di un generale assassinato per essersi opposto al golpe di Augusto Pinochet, e che ha subito sulla propria pelle, insieme a sua madre, la violenza di Stato.

Michelle Bachelet, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (AP Photo/Marco Ugarte, File)
Michelle Bachelet, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (AP Photo/Marco Ugarte, File)

Ma non sono gli argomenti del passato personale a dare autorità alla Bachelet, quanto il lavoro che sta svolgendo l’Alto commissariato, che due anni or sono ha istituito una commissione per investigare i fatti. Non è stato facile, anche per la situazione sanitaria che non ha risparmiato il Venezuela, ma solo le indagini più recenti non sono state condotte in situ. I tre investigatori, due dei quali fanno parte della procura della Corte penale internazionale, hanno potuto individuare gravi violazioni ai diritti umani in Venezuela dal 2014 in avanti. La commissione ha analizzato 223 casi, 2552 incidenti, che hanno provocato più di 5 mila morti, e 16 casi di operazioni di polizia, militari o miste che si sono concluse con 53 esecuzioni capitali extragiudiziali. Il dossier segnala sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, esecuzioni sommarie, torture, trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Per gli esperti, la responsabilità di questi crimini ricade sulle forze speciali, che sono parte della Polizia nazionale bolivariana, alla quale sono da ascriversi il 59% delle uccisioni perpetrate nel periodo considerato. Le accuse dell’Onu non sono generiche, indicano anzi i nomi dei principali dirigenti del governo, a partire dal presidente Nicolás Maduro. Viene poi indicata la catena di comando fino a identificare decine di funzionari dei corpi di sicurezza macchiatisi di crimini, con l’impunità concessa da un Potere giudiziario asservito al regime. Il presidente della repubblica ed i ministri di Interni e Difesa erano al corrente di quanto stava avvenendo, “hanno emesso ordini, hanno coordinato attività e fornito risorse in appoggio ai piani e alle politiche in virtù dei quali sono stati commessi i crimini” che, per la loro sistematicità e il verificarsi generalizzato, sono da ipotizzare come “crimini di lesa umanità”. Sistematicità e generalizzazione sono i due criteri che consentono di stabilire quando ci si trova di fronte a violazione dei diritti umani. Gli stessi criteri che lo scorso anno portarono l’Alto commissariato a segnalare la violazione di diritti umani in Cile nei mesi caldi della protesta sociale. Una denuncia emblematica, che Bachelet non ha esitato a firmare.

La reazione di Caracas non si è fatta attendere: il titolare del dicastero degli Esteri, Jorge Arreaza, parla di “un dossier zeppo di falsità, elaborato a distanza e senza alcun rigore metodologico”. Dimentica che già nel corso della visita condotta in Venezuela da Bachelet, nel giugno dello scorso anno, si cominciò a parlare di gravi eccessi e di esecuzioni extragiudiziarie, una visita peraltro avvenuta su invito dello stesso presidente Maduro.

È ancora tutto da sciogliere l’immenso nodo politico venezuelano. Ma la soluzione si allontana tutte le volte che, in questo o in altri Paesi, non si usa lo stesso metro. Nessuna via d’uscita è veramente tale se si sorvola o minimizza la verità dei fatti.

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