Dio ha un cuore di papà

Intensa visita del papa nel quartiere di Corviale che è in attesa di cambiare volto con i progetti di riqualificazione già approvati. L'incontro e il dialogo con Emanuele, 8 anni, che ha perso il papà. Il significato della visita per questa periferia romana. Intervista a don Roberto Cassano, parroco della chiesa di San Paolo della croce.

Si avvicina con passo insicuro al microfono per porre una domanda al papa un bambino di 8 anni, Emanuele, con una tuta grigia e il giubbotto blu. Si sente solo il suo respiro ansioso. Il papa lo incoraggia: «Dai, dai!». Emanuele si volta verso il sacerdote accanto a lui e dice solo: «Non ce la faccio!». Gli altri bambini applaudono. Lui si mette le mani sul volto e piange.

Papa Francesco lo chiama: «Vieni, vieni da me Emanuele! Vieni da me e dimmela all’orecchio. Dimmela all’orecchio. Vieni, vieni, vieni da me». Emanuele va da papa Francesco e gli dice all’orecchio la sua domanda che era: «Poco tempo fa è venuto a mancare il mio papà. Lui era ateo, ma ha fatto battezzare tutti e quattro i figli. Era un uomo bravo. È in Cielo papà?».

«Che bello ‒ commenta il papa ‒ che un figlio dica del suo papà: “Era bravo”. Bella testimonianza di quell’uomo che ha dato ai suoi figli, perché i suoi figli potranno dire: “Era un uomo bravo”. È una bella testimonianza del figlio che ha ereditato la forza del papà e, anche, ha avuto il coraggio di piangere davanti a tutti noi. Se quell’uomo è stato capace di fare figli così, è vero, era un uomo bravo. Era un uomo bravo. Quell’uomo non aveva il dono della fede, non era credente, ma ha fatto battezzare i figli. Aveva il cuore buono. E lui ha il dubbio che il papà, per non essere stato credente, non sia in Cielo. Chi dice chi va in Cielo è Dio. Ma come è il cuore di Dio davanti ad un papà così? Come è? Come sembra a voi?… Un cuore di papà! Dio ha un cuore di papà. E davanti ad un papà, non credente, che è stato capace di battezzare i figli e di dare loro quella bravura ai figli, voi pensate che Dio sarebbe capace di lasciarlo lontano da sé? Pensate questo?… Forte, con coraggio… (rivolgendosi alla folla)» ‒ che risponde in coro: «No!».

E papa Francesco conclude: «Ecco, Emanuele, questa è la risposta. Dio sicuramente era fiero di tuo papà, perché è più facile essendo credente, battezzare i figli, che battezzarli essendo non credente. Sicuramente questo a Dio è piaciuto tanto. Parla con tuo papà, prega tuo papà. Grazie Emanuele per il tuo coraggio».

È il momento più toccante dell’incontro del papa con la parrocchia di San Paolo della croce nel quartiere romano di Corviale. Il gigantesco palazzo detto “serpentone” nella periferia Sud Ovest della capitale, dove vivono 14 mila persone in 1.202 appartamenti. Non si comprende come la mente umana abbia potuto pensare, progettare, realizzare una così assurda soluzione di residenze popolari ispirate al modello delle “Unitè d’habitation” di Le Corbusier.

Da un anno e mezzo il parroco è don Roberto Cassano che raggiungiamo via telefono. «È andata molto bene, è stata un’esperienza straordinaria ed emozionante. Siamo stati molto colpiti dalla tenerezza del papa verso Emanuele – ci racconta –  anche perché me lo aspettavo che piangesse e avevo in tasca il testo della domanda, pronto a farlo leggere al Santo padre. Mai mi sarei immaginato che il papa lo chiamasse vicino a lui. È uno dei gesti che ha commosso tutti».

Cosa si aspetta dopo questa visita?
«Un nuovo slancio spirituale per la comunità, a volte presa dal tran tran delle attività, e nuovo entusiasmo per i vicini e i lontani dalla Chiesa, perché possano sentirsi spinti a ricominciare un cammino. Le persone erano felici, alcuni fingevano indifferenza, posizionandosi nel giardino di fronte, ma quando è arrivato il papa la gente è accorsa numerosa. Il quartiere è ancora in effervescenza per la visita del pontefice e l’aria è elettrizzata».

Come nasce l’occasione della visita?
«Non l’ho cercata. Un giorno un sacerdote dal Vaticano mi ha chiamato chiedendomi se la mia parrocchia avesse già partecipato alla messa che il papa fa ogni mattina a Santa Marta. Sono parroco da poco e pensavo fosse già avvenuto. Invece nel giro di un mese ci hanno invitati a partecipare alla celebrazione. Alla fine della messa, nei consueti saluti, mi sono avvicinato al papa per dirgli della situazione del quartiere di Corviale, ma lui mi ha detto che la conosceva. L’ho invitato e lui mi ha detto di parlarne con don Angelo (Angelo De Donatis, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, ndr). Così ho fatto, ma non mi aspettavo una visita a così breve distanza di tempo perché sono molte le parrocchie in lista di attesa».

Com’è la situazione in un quartiere che ha una brutta fama?
«Anch’io quando sono arrivato ero colmo dei pregiudizi su un luogo considerato terribile e pericoloso. Provengo da una parrocchia distante 600 metri e alcuni parrocchiani mi hanno seguito, ma avevano paura per il quartiere, per il timore che gli rubassero la macchina. Invece la sera passeggio da solo nel “serpentone” recitando il rosario, osservo ragazze sole che portano il cane a spasso, non è mai accaduto un furto in parrocchia, non ho mai avuto paura né problemi. C’è la criminalità, lo spaccio, qualche furto come in tutti i quartieri di Roma, ma il vero problema è la riqualificazione del territorio. Ci sono due progetti, per il quarto e quinto piano dove ci sono delle case occupate abusivamente in uno spazio che in origine era destinato ad area commerciale. E c’è il progetto bellissimo del gruppo di Laura Peretti per rigenerare il piano terra. Recentemente il Tar ha respinto i ricorsi delle ditte arrivate seconda e terza al concorso internazionale per riqualificare Corviale e, in teoria, si possono cominciare i lavori. Se partono i progetti il quartiere cambierà volto, perché la viabilità è già buona e c’è tanto verde, impianti sportivi, un grande centro commerciale. Speriamo i politici siano stimolati dalla visita del papa per cominciare i lavori».

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