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Cultura > Arte e Spettacolo

Dio maternamente

di Stefano Paoletti

- Fonte: Città Nuova

Un viaggio poetico nella spiritualità condotto da Pamela Villoresi

Dio maternamente di Pamela Villoresi

Nella chiesa di Santa Caterina dei Funari, a Roma, su un piccolo palco, illuminato da luci ambra, si sono incontrati poesia e messaggi religiosi con la complicità della musica. Pamela Villoresi e Michele Di Martino hanno costruito un sapiente intreccio letterario, componendo un viaggio nella dimensione femminile. Come afferma la stessa attrice, infatti, nella vita, come nelle religioni, questo aspetto ha occupato lo spazio privato, le zone d’ombra, la dimensione più intima: l’accoglienza, la pietas, la gioia.

Il mondo della fede è ricco di infiniti eroi, uomini e donne carichi di sapienza e santità, testimoni dei rispettivi credi. L’idea di fondo è stata quella di trovare uno spazio di ricerca fra il variegato mosaico di generi letterari, racchiudendo il tutto in un messaggio ecumenico.

Lo spettacolo prende il via da una lirica di Luzi, poeta fiorentino che si è sempre interrogato sui temi cristiani e sull’importanza delle parole. Il quartetto musicale che ha accompagnato la performer ha accentuato in maniera egregia l’idea di volo pindarico.
Notevoli, all’ascolto, i temi originali composti da Luciano Valvolo. Egli è riuscito, infatti, con maestria, a creare un perfetto connubio cromatico fra le calde note del clarinetto e il timbro leggero del flauto traverso e degli archi.

Molto particolare ed intensa l’intersezione degli stili lirici: la povertà e lo spirito d’obbedienza, descritti da San Francesco, si contrappongono, specularmente, alla virulenza michelangiolesca. Appaiono straordinarie, ed uniche, le similitudini fra i numerosi letterati che s’incontrano, come passanti, in questo suggestivo percorso narrativo.

Bellissima la descrizione che Gibran, poeta libanese di religione maronita, fa della Maddalena. L’interpretazione della Villoresi rende quasi visibili le sensazioni che la donna provò alla vista di Gesù. Singolari i parallelismi fra Ada Negri, Giovanni Paolo II, il turco Nazim Hikmet e Madre Teresa di Calcutta. Il messaggio chiaro è quello di essere sempre pronti a donarsi, imparando ad aiutarsi anche nei momenti più difficili.

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