Il Dio debole di Martin Scorsese

Il gesuita, nell’ultimo film Silence, che rinnega la fede per salvare i cristiani dalla morte, non sente più il suo Dio, si trova abbandonato da lui. È come Cristo in croce, debole e solo. Rivedrà la luce?

Jack La Motta – Robert De Niro, ex Toro scatenato, gettato nel buio del carcere, urla un «perché?» disperato. Poi, davanti ad uno specchio, capisce la sua vita: «Ero cieco, ora ci vedo», conclude il film (1980), citando il Vangelo di Giovanni. Ascesa e caduta di un uomo qualsiasi di quella Little Italy a New York dove Scorsese è nato e cresciuto cattolico. Ascese e cadute, violenze e ricerche animano i 24 film che il regista ha girato dal 1967. Dove il filo rosso è la tentazione che fa perdere l’innocenza per seguire il dio della violenza, del successo, del denaro, e avvertirne poi la deflagrazione su di sé. Sfilano lavori come Quei bravi ragazzi (1990), storia di gangster italo-americani, Gangs of New York (2002) con la metropoli che nasce dalla violenza, The Wolf of Wall Street (2013), follia di un ex impiegato diventato miliardario, per citare alcuni titoli. Sono, i personaggi di Scorsese, quasi figure-metafore dell’uomo debole, di poveri cristi lusingati dai vari idoli, ma presi da cupezza e disperazione.

C’è molto di lui, nel racconto di sé e dell’America, e nel percorso interiore che affiora nei suoi eroi. In loro si incarna un Cristo umano, fragile, in cerca di luce. Si comprende allora lo “scandalo” de L’ultima tentazione di Cristo (1988): il Messia è tentato di scendere dalla croce, farsi una famiglia normale, rinunciare alla redenzione. È la seduzione dell’egoismo che tenta tutti, anche il Cristo-Willem Dafoe. Una visione, una allucinazione. Eppure come pochi Scorsese ha intuito l’abisso del buio di Cristo, dove Dio tace. Dio tace in Scorsese, o meglio vive in un silenzio che attende di venire ascoltato, faticosamente. La fede cede il posto al dubbio: il Dio del regista non è mai chiaro, c’è un velo da sollevare, una nebbia da oltrepassare. Di qui la possibilità di esitazioni e cedimenti. Il gesuita, nell’ultimo film Silence, che rinnega la fede per salvare i cristiani dalla morte, non sente più il suo Dio, si trova abbandonato da lui. È come Cristo in croce, debole e solo. Rivedrà la luce? Il regista se lo chiede. Il film chiude sopra una minuscola croce di paglia fra le mani del gesuita morto: illuminata. Questo è il Dio di Scorsese. Almeno fino ad ora.

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