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Cultura > Cinema

Diciannove

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

È in uscita il prossimo 27 febbraio il film diretto da Giovanni Tortorici, premiato a Roma e ad Amburgo. Storia di un ragazzo d’oggi in cerca di una meta

A Palermo, Leonardo, 19 anni, è un giovane insoddisfatto, viziato, e che non sa cosa fare nel suo futuro. L’argomento non è nuovo, ma interessante è la resa analitica di un vissuto, anche autobiografico da parte del regista, che racconta la crisi d’identità di tanta gioventù attuale. Indecisa sul futuro, gli affetti, su tutto.

Leonardo (l’ottimo Manfredi Marini) lascia Palermo e raggiunge Londra, dove vive la sorella. Non si inserisce nella città, si sente un elemento estraneo, poi si rifugia a Siena, città meravigliosa dove si iscrive a Lettere. Ma anche qui fatica a trovare amicizie, vive isolato tra i suoi libri antichi, si stordisce con la droga, gli eccessi, salvo poi rientrare nella solitudine letteraria di ragazzo chiuso, un po’ antiquato nei gusti, iperprotetto dalla madre. Sarà un tempo di confronti, di incontri, ma il giovane sembra non cavarne nulla se non ritirarsi dentro sé stesso. Finché con un altro gesto impulsivo sale a Torino, dove incontra un adulto che lo mette ai ferri corti con sé stesso e forse lo aiuta a crescere.

Il regista Giovanni Tortorici alla mostra del Cinema di Venezia per la presentazione del suo film. (Wikipedia, Ariela Ortiz-Barrantes)

Girato a scatti, rapido, notturno più che diurno, in interni più che in esterni, a tratti malinconico e svogliato, il racconto tenta di scandagliare l’irresolutezza di una generazione che a 20 anni si trova ormai lontanissima dai quindicenni, un mondo diverso. Si cambia così in fretta che le generazioni più giovani non hanno voglia di dialogare con chi ha solo qualche anno in più.

Leonardo cambia di continuo direzione con una irrequietezza che altri scambiano per pigrizia. In verità cerca la propria strada, la propria identità nella confusione attuale. Il regista spia le vite del ragazzo, i pensieri, gli stimoli letterari, le notti di evasione e sostanzialmente l’infelicità. Deciso, talora forse un po’ ripetitivo nei dialoghi e nelle scene, il film risulta però efficace nel farci entrare, come fosse un docufilm quotidiano, sul travaglio di un giovane sensibile e solo. Con la speranza tuttavia di poter maturare.

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