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Mondo > Scenari

Dichiarazione di Porto, un’Europa prospera, solidale e socialmente coesa

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

L’Europa quale luogo prospero, solidale e socialmente coeso: occupazione e riduzione della povertà tra gli obiettivi messi in campo dai leader riuniti in Portogallo.

Dichiarazione di Porto (AP Photo/Luis Vieira, Pool)

Nel vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, (Ue), riunitosi nella città di Porto il 7 e l’8 maggio, i leader europei hanno sottoscritto un impegno a lavorare a «una ripresa collettiva, inclusiva, tempestiva e coesa» mettendo in campo «lo stesso spirito di unità e solidarietà che ha ispirato il nostro storico accordo del luglio 2020» sul piano Next Generation Eu, meglio noto in Italia come Recovery Fund.

Ma anche istruzione, competenze, lavoro, pari opportunità, lotta alle diseguaglianze e sviluppo inteso non solo sul fronte economico, ma anche su quello sociale e ambientale: questi alcuni degli obiettivi emersi in occasione del Social Summit di Porto, durante il quale è stata firmata la Dichiarazione di Porto.
L’impegno è stato assunto durante la prima giornata del vertice sociale di Porto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, dal Primo ministro portoghese, António Costa, che detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’UE, dalle parti sociali europee e dalle organizzazioni della società civile, che si sono inoltre impegnati a fare tutto il possibile per costruire un’Europa più inclusiva e più sociale. Hanno inoltre accolto con favore il piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali e hanno rafforzato l’impegno a tradurre i principi in esso contenuti in azioni volte ad avviare una ripresa forte, equa e fonte di occupazione.

I 3 obiettivi principali per il 2030, fissati nel piano d’azione della Commissione europea sul pilastro europeo dei diritti sociali, prevedono che almeno il 78% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un lavoro, che almeno il 60% di tutti gli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione, e il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale dovrebbe essere ridotto di almeno 15 milioni, di cui almeno 5 milioni dovrebbero essere bambini.

Secondo Ursula von der Leyen «gli obiettivi sociali dell’Europa devono andare di pari passo con quelli verdi e digitali. Vogliamo avvicinarci alla piena occupazione, fare in modo che un maggior numero di europei abbia accesso alle competenze di cui ha bisogno e garantire pari opportunità a tutti i cittadini in un’economia più digitale e sostenibile. Il vertice sociale di Porto rappresenta il nostro impegno congiunto a costruire un’Europa sociale che sia adatta all’epoca in cui viviamo e che funzioni per tutti».

Per António Costa «l’impegno di Porto è un impegno verso il futuro e la speranza. Oggi siamo giunti alla conclusione che potremo realizzare società più prospere ed eque solo se, oltre a conseguire gli obiettivi climatici e digitali che ci siamo prefissati, attueremo il nostro pilastro sociale».

La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto socioeconomico profondo e di vasta portata. Finora la risposta collettiva degli Stati membri e dell’Ue ha contribuito a preservare posti di lavoro e mezzi di sussistenza, grazie a strumenti come SURE, una rete di protezione per lavoratori e imprese, come pure a contenere molti degli effetti negativi della pandemia. Tuttavia è probabile che la disoccupazione e le disuguaglianze persisteranno e aumenteranno.

Per questo, «il pilastro europeo dei diritti sociali è un elemento fondamentale della ripresa. La sua attuazione rafforzerà lo slancio dell’Unione verso una transizione digitale, verde ed equa e contribuirà a conseguire una convergenza verso l’alto in ambito sociale ed economico e ad affrontare le sfide demografiche. Come stabilito nell’agenda strategica 2019-2024 dell’Ue, siamo determinati a continuare ad approfondire l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali a livello dell’Ue e nazionale, tenendo debitamente conto delle rispettive competenze e dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità».

 

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