Diario di una scuola d’estate

Mi sono svegliato stanotte e non sapevo in un primo momento se fosse sogno o realtà. Deambulavo con i compagni greci nell’Accademia di Platone, in piena Atene. Eravamo da mesi insieme, parlavamo, con grande attenzione gli uni per gli altri. Parlavamo di cose che toccano il profondo dell’essere. Ed ecco che all’imbrunire, in piena conversazione, mi sentivo pervaso da un momento mai vissuto così prima. Come se all’improvviso la verità si facesse strada dentro di me, portato sull’onda di una vita in comunione. Una luce sottile, non invadente, ma quasi fisica. Certo era un sogno… Platone ed i suoi, tutto questo era più di 24 secoli fa. Dove oggi si può ritrovare la verità nel vivere insieme? Una verità che non si fabbrica ma che sorge improvviso in mezzo a noi… Pochi giorni dopo. Secondo sogno. Sono gli incubi delle lezioni da preparare per l’università che mi provocano pensiero su pensiero su cosa vale nella vita accademica? Ero a Dublino, nel parco verde intenso dietro il Trinity College. Indugiavo in un gruppo di studenti irlandesi che ascoltano una figura dai tratti veramente belli, siamo nell’Ottocento, nei giorni che Henry Newman trascorre a pensare la nuova università cattolica di Dublino. Vuole una cosa che rifletta la sua idea della cattolicità. Colgo un uomo aperto, desideroso del nuovo dello Spirito ancora a venire, ancorato a tutta la bellezza della tradizione di tanti secoli di pensiero cristiano. Vuole scrivere un testo, An idea of University, dice. Ne parliamo, o meglio, dopo poche battute di noi studenti, eccolo, lui, a mettersi a parlare fluido, riflessidi vo… un momento di creatività. Poi mi sveglio, fuori la pioggerella, dolce, quasi irlandese. Penso: avrebbe da dire qualcosa ancora quel signore fine e colto, ai giovani del ventunesimo secolo? Una certa idea di università aperta alle avventure sempre nuove dello Spirito, legata alla tradizione cattolica? Mi rendo conto che io, che non ho mai lasciato da tutta una vita il mondo universitario, non ho mai smesso di leggere scritti sulla crisi dell’università, dagli anni Settanta in su. Una crisi che un giorno si vorrebbe vedere sboccare in qualche sintesi nuova che soddisfi cuore e mente. Ieri poi, dopo notti di sonno quasi ininterrotto, ecco il terzo sogno. Eravamo in un grande campus delle scienze esatte e bio-fisiche, ambiente naturale curato al massimo, da qualche parte nelle immense regioni boschive degli Stati Uniti. Da scienziato sociale, mi sentivo un po’ perso in questo campus. È in questo tipo di laboratori che si fanno certe scoperte decisive per l’umanità; ma mi ero sempre chiesto con un pizzico di geloso scetticismo quale fosse la percentuale della propaganda o semplice pubblicità. So che cosa probabilmente ha provocato questo sogno: la realtà del difficile rapporto tra il mondo delle tecniche e quello degli interrogativi ultimi, come quello del difficile dialogo delle scienze tra di loro e tra scienza e fede. L’avrete capito, i tre sogni volevano portarvi a entrare nel cuore di un’esperienza di cui è ancora difficile parlarvi in termini di fredda analisi, perché troppo nuovo, troppo ricco e caldo, troppo embrionale anche. È l’esperienza della Summerschool dei Focolari: mi ricorda quello che si dice delle cellule staminali, che sembrano possedere potenzialità inaudite. Alla sesta edizione quest’anno, la Summerschool trasforma in estate il centro ecumenico di Ottmaring, in Baviera, in un campus universitario, dalle pretese modeste ma con tutti gli elementi concentrati di un vero istituto del sapere. La Summerschool, tenuta dall’Isc – Sophia – è una scuola d’estate di due settimane – per giovani legati alla spiritualità dell’unità. Gli studenti condividono con il Centro studi dei Focolari – composto da una trentina di studiosi di una ventina di discipline, dalla teologia e la filosofia alla matematica e la fisica, passando per l’arte e la sociologia – la vita quotidiana, lo sforzo di approfondire la vita evangelica e la grande tradizione cristiana alla luce della spiritualità dell’unità, e di cercare su questa base dei legami con le domande e le conquiste della nostra epoca, in ognuno di loro campi del sapere. La Summerschool ormai ha acquisito una certa sua robustezza ed una certa fama, in modo che i progetti per un suo futuro più stabile si fanno sempre più concreti. Alcune ragioni formano le speranze coltivate insieme dai docenti e studenti. Forse per prima viene quella particolare scelta pedagogica che si esprime nel fatto che studenti e docenti vivono insieme. A Ottmaring sembra realmente che si sia ricreato qualcosa cui aspirava anche l’accademia platonica, nel rapporto fraterno dove la trasmissione- ricezione del sapere gode di un clima di reciprocità tra professori e studenti, e stimola la ricerca comune della verità. Una reciprocità che parte dello sforzo di mettersi ogni giorno sotto la parola dei Vangeli. Oggi si riscopre l’importanza, anche nel lavoro professionale, di una ricerca del sapere condotta sulla base di una condivisione della vita interiore e sociale. Si può forse stupirsi dell’importanza della scelta evangelica. La Summerschool si muove sulla base di una scelta di campo, che oggi la nostra epoca, almeno in Occidente, vive come un travaglio. Parte dell’Occidente vive Dio come il concorrente dell’uomo nel viaggio della vita. La Summerschool afferma come punto di partenza condivisa la decisione di credere ad un Dio che si relaziona nell’amore incondizionato all’uomo e lo porta alla sua pienezza, un Dio solidale e che si gloria delle conquiste dell’uomo. Ma questo porta davvero ad una nuova visione su questo mondo del sapere che si cristallizza nelle nostre università? La crisi dell’uni- versità, dagli anni Sessanta, non si è mai risolta. Rari sono i luoghi che sanno superare il rapporto impersonale nella massa degli studenti, e la frammentazione del sapere. Da qui il moltiplicarsi di fondazioni nuove, di accademie, istituti universitari o superiori, che cercano di inventare nuovi curriculum e nuovi approcci pedagogici per circoli più piccoli e più omogenei. Nascerà da questo fermento un’idea di università che sintetizzi le confuse aspirazioni ovunque echeggiate? La Summerschool si muove anch’essa in un suo modo originale, su questi binari. Porterà un suo contributo a questo fermentare mondiale? Certi tratti sono comuni con altri tentativi: la forte internazionalità, il superamento della distanza tra insegnanti e studenti. Ma è certamente già più originale il mettere insieme scienze umane, esatte e teologiche, da parte di docenti universitari professionalmente affermati, ma che in nessun altro posto potrebbero sviluppare un tale esperimento. Ancora meno frequente la dimensione ecumenica, la formazione al dialogo interreligioso ed in generale al dialogo con la cultura contemporanea. Un’esperienza davvero eccezionale è stato, quest’anno, il deciso irrompere della dimensione dell’arte come parte integrante dell’esperienza di studio. Non solo per la presenza di qualche lezione, ma soprattutto per l’allargamento al linguaggio dell’arte praticata, spiegata dal di dentro da specialisti di ottimo livello del mondo della musica. Il workshop con loro, che comunicano il loro vissuto e le loro ricerche su tematiche che la Summerschool tocca anche in altri campi, fa sì che l’arte, in maniera vitale si inserisca in questa esperienza di formazione globale. Un’apertura che è senz’altro destinata ad allargarsi. Questo incontro tra diverse discipline e diverse prospettive del sapere è forse uno dei risultati che oggi più si agognano, ed è un aspetto centrale della realtà dell’Isc. A rendere possibile l’incontro teorico è la vita in comune basata sull’amore evangelico, una vita mistica che potrebbe portare a scavare i mille risvolti delle possibilità dell’uomo per dialogare aldilà di tutte le barriere, oltre gli abissi coscienti e incoscienti scavati lungo i secoli, tra l’uomo di fede ed il sapere, e tra i saperi tra di loro, con la scienza e il mondo delle tecniche. Da quattro secoli la mistica non ha più prodotto grande teologia, i teologi riconosciuti non sono più, da tempi lontani, anche mistici e santi riconosciuti: un distacco tra vita spirituale e vita speculativa che divide sia la persona in sé stessa sia i saperi tra loro. Si è spezzato qualcosa che, ora, cerca a stento nuovi collegamenti. Questa unità fra vita e sapere che si sperimenta all’Isc può contribuire a trovare vie per rinforzare le legittime autonomie delle scienze senza più perdere l’arricchimento di un dialogo rispettoso e sereno. Davvero Dio minaccerebbe la sociologia, la fisica nucleare, la biologia molecolare, la matematica? Domande che non trovano risposte scontate! Come coniugare l’alterità e l’identità tra approcci del sapere? Anche osare porre l’interrogativo sembra ai più troppo audace. Ma la Summerschool si sviluppa proprio sulla possibilità di un rapporto più felice di quello odierno. Ad Ottmaring l’entusiasmo degli studenti e dei professori si nutre di convivenza, apertura e dialogo; chissà che Platone, Newman e Einstein non sorridano da lassù!

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