Diario del saccheggio

Un documentario che ha trovato difficoltà di distribuzione in Italia, eppure molto interessante e ben fatto. È opera dell’argentino Fernando Solanas, che, con questo e con l’altro più recente La dignità degli ultimi, sua continuazione, conferma di essere uno degli intellettuali più attenti del Sudamerica e un cineasta coraggioso, avendo vissuto sulla propria pelle un esilio ed un attentato. Il saccheggio, cui allude il titolo, è quello perpetrato contro il popolo di una nazione, nota come granaio del mondo, nel periodo che va dal golpe del ’76 al tracollo finanziario ed alle sommosse di piazza del 2001. La mafiocrazia, cioè la combutta tra potere politico, sindacati, giudici, banche straniere e multinazionali, portò alla privatizzazione scriteriata, alle svendite di imprese statali importanti ed alla crisi economica. Solanas spiega con precisione, sia per immagini, sia con un commento fuori campo, che l’Argentina fu devastata da una nuova forma di aggressione, silenziosa e sistematica, che lasciò sul campo più vittime di quanto fece la dittatura militare. E che, nel nome della globalizzazione e del più selvaggio liberismo, le trame economiche degli organismi internazionali portarono alla denutrizione e al depauperamento del Paese. Le iniziali difficoltà di linguaggio, dovute ai riferimenti alle questioni finanziarie, vengono presto superate grazie allo stile con cui il regista procede nell’esposizione. A brevi interviste, chiare e convincenti, alterna immagini di marce popolari, di bambini poveri su discariche o in abitazioni fatiscenti, e, in stridente contrasto con queste, quelle di interni lussuosi dei palazzi del potere. Con un risultato di coinvolgimento emotivo notevole. La denuncia non chiude pessimisticamente. La voce narrante ricorda che le lotte dei dimostranti non sono state senza risultati, avendo preparato il terreno al cambiamento. Speranza che allieta anche gli spettatori non argentini, che durante la visione del film hanno colto motivi di preoccupazione presenti anche nelle proprie nazioni, dato che globalizzazione e privatizzazione avanzano ovunque. Regia di Fernando Ezequiel Solanas.

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