Dialogo fra un informatico e un filosofo per una unità del sapere umano

Uno degli elementi fondamentali che differenzia la nostra epoca dalle precedenti è l'impossibilità del singolo di abbracciare in sé una parte cosi significativa delle umane conoscenze tale da dargli il senso di abbracciare l'intero scibile. Non si può tornare indietro da questa complessificazione del sapere. È possibile, allora, tentare un'unificazione del sapere umano non tanto nel singolo quanto nella comunione-dialogo tra gli uomini? Il dialogo come avvio all'unità del sapere e unità esso stesso?

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