Dialoghi minimi sul senso della vita

Come è nata l’idea di questo in fondo piccolo libro, che invece in meno di cento pagine riesce a offrire spunti educativi degni di grande attenzione? Non pensavo di scrivere un libro, anche se con i libri, da appassionato lettore, mi sono sempre sentito a mio agio. Aprire un volume è sempre stata per me un’occasione di incontro con chi l’ha scritto, scoprendo ed accogliendo stimoli e nuove idee. I libri più belli e veri che ho letto in questi anni, però, sono le vite delle tante persone che ho incontrato. Libri vivi, affascinanti, ricchissimi. Dove si trova questa biblioteca? Da quattordici anni a Loppiano, la cittadella dei Focolari situata sulle colline toscane, ho la fortuna di poter fare un’esperienza vitale in una scuola, dove si alternano per sei mesi o un anno una quarantina di giovani provenienti da tutti i continenti che vogliono impegnarsi sempre di più nella realizzazione di un mondo unito. È dalla vita con loro, dal dialogo che sboccia spontaneo passeggiando la sera o durante le lezioni, che sono nate alcune conversazioni che ruotano attorno alla gioiosa scoperta di sapersi creati in dono. Il dialogo si è poi andando ampliando ad altri giovani amici e amiche, e mi sono ritrovato ad intesserlo negli ambienti più vari, da Castelgandolfo alle montagne della Svizzera, dal caldissimo Egitto alla fredda ma accogliente Olanda. È stato al termine di una di queste conversazioni che qualcuno mi ha suggerito di riordinare in un libro appunti e risposte per poter allargare a più questo dialogo. E così è stato, grazie anche al prezioso aiuto di altri esperti. Possiamo quindi dire che è un libro scritto a più mani, in un dialogo vitale con giovani ed educatori, un dialogo che spero possa allargarsi a tanti altri. Quale sguardo come pedagogista rivolgi al mondo giovanile di oggi ? Estremamente ottimista. Siamo, è vero, in un’epoca spesso caratterizzata dall’assenza di valori e di punti di riferimento, in cui la tensione al continuo e rapido cambiamento produce spesso nelle nuove generazioni un senso di inquietudine diffusa, di omologazione, di svuotamento di senso. Anche le statistiche non paiono rasserenanti. Eppure in questi anni ho incontrato e conosciuto centinaia e centinaia di giovani provenienti da tutto il mondo e… l’ottimismo cresce. Come definiresti questi giovani? Sono aperti, molto più trasparenti della nostra generazione a volte troppo legata a ideologie e consuetudini; pronti al dialogo ed interessati a conoscere, senza porre pregiudizi; più capaci di accogliere l’altro anche quando è diverso e a costruire la fratellanza universale. Dimostrano anche una ricerca sincera di religiosità, di un senso per la vita e sono pronti a seguire chi sa testimoniare una vita vera vissuta. Ba- sti pensare al rapporto con Giovanni Paolo II o coi leader carismatici. Un panorama forse troppo roseo… È vero, ci sono anche molti giovani che non appaiono così, e c’è il rischio di stigmatizzare la situazione con la stessa frase che anni fa sentivamo dalla generazione che ci precedeva: Questi giovani di oggi!. Compito della riflessione pedagogica, oggi più che mai, sarà quindi il rimettere al centro dell’azione educativa la relazione. Se, infatti, 30 o 40 anni fa i giovani erano protagonisti di una lotta contro la tradizione culturale che li aveva preceduti, oggi tante indagini sociologiche rivelano una quasi assenza di scontro tra generazioni ma che non ha prodotto relazioni vitali. Si vive accanto, ma senza quasi toccarsi. La relazione fra le generazioni si presenta, allora, la chiave per far sì che i giovani possano essere sé stessi e donare quell’apporto tipico loro di idealità, di spinta vitale, di generosità. Una frase del vangelo sembra illuminare il cammino che fai con i tuoi giovani amici: La verità vi farà liberi… Nessuno, soprattutto in un’età in cui ci si sente pieni di slancio, è attirato da dei divieti: se li presentiamo solo così, non saranno né capiti né rispettati. Cerco allora di partire sempre dalla verità, facendo conoscere il meraviglioso disegno di Dio sull’uomo e sul cosmo. È un progetto che attrae subito i giovani, anche quelli che non si riconoscono in una fede religiosa, perché risponde alle esigenze più profonde. Basta saperlo presentare. Ricordo l’impressione fortissima che ha fatto a me lo scritto di Chiara Lubich: Ho sentito che io sono stata creata in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me. Come il Padre nella Trinità è tutto per il Figlio e il Figlio è tutto per il Padre. Era l’emozione di scoprire chi sono, chi siamo. La legge della felicità e della realizzazione. Che effetto fa sui tuoi interlocutori questa frase? Ritrovo la stessa gioia quando la rileggo ad un gruppo di giovani e cominciamo a cercare insieme cosa vuol dire poi concretamente nella nostra vita. Scopriamo così di avere una mappa che ci indica il cammino per la felicità, per la vera libertà. Su questa base, resa tangibile dall’esperienza di relazione e di comunione che si vive insieme ogni giorno, è poi intelligente dire no a quelle strade che ci portano in un’altra direzione. Se dovessi esprimere in poche parole l’esperienza che fai a Loppiano, cosa diresti? Quattordici anni in una frase, un numero senza numero di giorni e… di notti, perché la sera è spesso l’ora migliore perché si aprano i cuori al dialogo… Ecco, potrei dire: gratitudine per un’esperienza che arricchisce e stimola. Ma se posso aggiungere una frase ancora direi che è stata ed è la continua scoperta e meraviglia dell’azione di colui che si è presentato come l’unico maestro. La frase di Gesù, nel Vangelo di Matteo, in cui sottolinea che nessun altro può farsi chiamare maestro, mi ha sempre colpito, perché a 17 anni ero già insegnante elementare e l’educazione mi ha sempre affascinato. Mi chiedevo: come far sì che, pur facendo io tutta la mia parte, sia sempre e solo Gesù l’unico maestro? In questi anni, più che mai, sperimento che lo posso fare non solo cercando di vivere come lui vivrebbe al mio posto, ma soprattutto lasciandolo vivere in mezzo agli educatori, tra educatori e giovani, secondo la sua promessa: Dove due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro. Quando riesco ad amare veramente i giovani con cui vivo, quando scaturisce con loro l’amore reciproco, sperimentiamo che c’è qualcuno che guida la scuola nel suo insieme e i passi di ognuno: un maestro che non delude mai.

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