Diala dal Libano

Dopo un'attesa di vent'anni, una famiglia milanese incontrava la ragazza adottata a distanza. Piccole-grandi sorprese.
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Eccola! Finalmente è arrivata. Domenica 15 luglio all’aeroporto di Malpensa, Milano, è sbarcata, proveniente dal Libano, Diala. Un abbraccio meraviglioso che conteneva un’attesa durata vent’anni. Diala sorrideva e piangeva nello stesso momento: due occhi limpidi ed uno sguardo felice e sereno. Questa storia è iniziata nel 1987 con le adozioni a distanza. Ricordo che appena saputo di questa possibilità tramite il Movimento Famiglie Nuove, mia moglie Lidia ed io abbiamo subito aderito all’iniziativa: volevamo dare una possibilità ad un bambino meno fortunato dei nostri tre figli, e con loro avevamo condiviso questa decisione. La scelta era caduta sul Libano, perché là c’era la guerra e tuttora la pace non è stata ancora raggiunta. Diala è nata ed ha convissuto sempre con quest’incubo, orfana di padre proprio a causa dei bombardamenti. Con queste premesse, la sua serenità e la sua fiducia nell’avvenire ci hanno veramente stupito. Ci ha raccontato che ogni sera sperava di tornare a casa viva dal lavoro e dall’università! Sì, perché lo scoppio di una bomba era sempre in agguato. Il suo segreto è in quel Gesù semplice (sue parole), col quale ha intessuto un colloquio nel silenzio e nel segreto della sua anima. Diala è una ragazza vivace, allegra, piena di vita: ci spiegava che in Libano i giovani come lei sono tutti uniti nel chiedere la pace e vivono confidando in un futuro migliore, senza distinzioni per cause politiche o di religione. Il suo soggiorno è iniziato con una cena in famiglia, per darci modo di conoscere finalmente questa sorella di cui avevamo visto solo foto. L’abbiamo festeggiata con una pizza gigante. Un momento importante l’abbiamo vissuto la sera di mercoledì 18 luglio: presso il nostro oratorio erano presenti una quarantina di persone di diversi gruppi parrocchiali (Focolari, Comunione e Liberazione, Azione cattolica) e ognuno ha contribuito liberamente portando qualcosa per una cena comunitaria. Diala ha risposto a diverse domande sulla situa- zione del Libano, sui gruppi religiosi e su altri aspetti della vita in quel Paese. La serata si è conclusa con una preghiera recitata da Diala in arabo e poi tutti insieme in italiano. Durante tutti questi anni noi siamo rimasti in contatto con lei tramite Janine e Nicole dei Focolari di Ain Aar vicino a Beirut. Abbiamo ricevuto tante lettere – le prime in arabo, e di seguito in francese – che ci hanno fatto conoscere e seguire la sua vita, seppur da lontano. Desiderio di Diala era anche quello di visitare l’Italia per le sue ricchezze artistiche; siamo perciò andati a Milano e poi a Firenze, dove siamo stati ospitati da una gentilissima famiglia. Una sera in giardino, tutti insieme, abbiamo cantato al lume di candela accompagnati dalla chitarra di Stella: l’atmosfera ha supplito alla diversità di lingue! Diala è rimasta meravigliata e sorpresa da tutte le bellezze della città e, da vera turista, si è dimostrata instancabile nel fotografare ogni cosa. È stato possibile anche organizzare una visita a Loppiano, la cittadella toscana dei Focolari, dove è stata accolta dalla comunità e, a sorpresa, da due ragazze libanesi, di paesi vicino al suo. La loro gioia era grande e contagiosa e si sono date appuntamento in Libano. A pranzo eravamo una libanese, una fiorentina, una brasiliana, due milanesi e un filippino! Non sono mancati neppure i momenti divertenti: Diala non era mai salita su una metropolitana e tanto meno su un treno, non aveva mai visto un tram; ha voluto anche provare a salire su una bicicletta. E che dire di quando ha chiesto il ketchup da mettere sulla pizza con sgomento del cameriere? Il viaggio è poi proseguito a Roma: grande è stata la sua commozione arrivando in piazza San Pietro e poi sostando sulla tomba di papa Giovanni Paolo II. La visita della città, nonostante il caldo e la fatica, è stata per lei una continua sorpresa. Infine a Castelgandolfo abbiamo assistito all’udienza del Santo Padre Benedetto XVI. Diala è così ripartita da Fiumicino, con un bagaglio di ricordi, di foto (quasi mille!) e di tutto il calore che ha trovato nelle persone che abbiamo incontrato. Dopo il suo rientro in Libano, Janine ci ha scritto: Elle n’arrète pas le flot de son coeur debordant de gratitude, d’amitié, de tendresse, de surprise pour tout: non riesce a fermare i fiotti del suo cuore straripante di gratitudine, amicizia, tenerezza e sorpresa per tutto. Per noi è risultata un’esperienza che rimarrà luminosa: le adozioni a distanza sono un grande circolo d’amore!

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