Di nuovo in corsa

Helsinky, agosto 2005. I mondiali di atletica leggera sono appena terminati con il peggior risultato per l’Italia nella storia di questa manifestazione: una medaglia di bronzo e solo altri cinque piazzamenti tra i primi otto, una piccola disfatta sportiva. Basta, ora si cambia. Ci attende un lungo lavoro che vogliamo concentrare soprattutto sui giovani. Franco Arese, da un anno presidente federale, non usa giri di parole per commentare i deludenti risultati della spedizione azzurra. Nessun alibi, solo la certezza che è giunto il momento di rimboccarsi le maniche per avviare una vera e propria rifondazione. Agosto 2007. I campioni di questo sport sono pronti ad una nuova sfida. Si ritroveranno tutti ad Osaka, in Giappone, dal 25 agosto al 2 settembre prossimi, per l’undicesima edizione dei campionati del mondo. E, nell’atletica azzurra, si respira una nuova aria, qualcosa sembra cambiato. A dire il vero una certa ripresa di tono la si era già avuta lo scorso anno quando, in occasione dei campionati europei di Goteborg, seppur in un contesto diverso da quello che rappresenta un mondiale, portammo a casa due medaglie d’oro (Howe nel lungo e Baldini nella maratona) ed una di bronzo (Rigaudo nella marcia femminile). Ma è solo da qualche mese che i segnali di crescita si sono susseguiti con una certa regolarità. Le sei medaglie (di cui tre d’oro) agli europei indoor dello scorso marzo, miglior risultato di sempre in questa manifestazione. Gli storici record italiani di Antonietta Di Martino nel salto in alto. La conferma del talento di Andrew Howe, vincitore del Golden Gala disputato a Roma davanti ad un pubblico di quasi 40 mila appassionati. Infine, le due medaglie conquistate dai giovani azzurri ai recenti mondiali under18, cosa mai riuscita in precedenza. È troppo presto per parlare di rilancio dell’atletica azzurra? Forse… Diciamo più realisticamente che l’atletica italiana ha appena cominciato a rimettersi in moto ed il traguardo è ancora lontano. Di certo, dopo l’insuccesso di Helsinky di due anni fa, Arese ed i suoi collaboratori si sono dati da fare dando il via, tra l’altro, ad una serie di progetti che, seppure impostati su un programma a lunga scadenza, sembra stiano cominciando a dare i loro frutti. Si è partiti soprattutto con l’investire sui giovani, con due progetti differenti. Il primo, indirizzato verso coloro che si avvicinano per la prima volta allo sport, è stato denominato L’atletica va a scuola, ed ha tra i suoi principali obiettivi quello di far conoscere l’atletica ai ragazzi delle scuole primarie facendo provare, attraverso l’esperienza sul campo, le diverse specialità. Il tutto, in base ad una sempre più stretta collaborazione fra scuole e società di atletica sul territorio nazionale. Partito come progetto pilota in alcune province, i primi riscontri sembrano essere stati molto positivi, anche grazie al coinvolgimento di una delle maggiori figure dell’atletica italiana di tutti i tempi: Sara Simeoni. A questa iniziativa se ne è affiancata un’altra ribattezzata Progetto talenti, questa volta rivolta all’individuazione ad alla crescita dei migliori giovani già tesserati a livello nazionale. Lo scopo è quello di creare un vivaio capace di garantire il ricambio a livello di vertice, ed è rivolto ai ragazzi sotto i venti anni. Inoltre, è stata rivoluzionata la gestione degli atleti di vertice attraverso il cosiddetto Sistema di merito. Sono state cioè individuate tre fasce di valore in ognuna delle quali sono stati inseriti gli atleti italiani potenzialmente migliori. Nella prima ad esempio, a t t u a l m e n t e composta da circa 25 atleti in grado di eccellere a livello internazionale, viene assicurato un ampio supporto tecnico-organizzativo con l’assegnazione di borse di studio al raggiungimento di obiettivi agonistici prefissati e concordati con gli stessi atleti. Nella seconda viene garantita una assistenza importante ma di livello inferiore, nella terza un sostegno prevalentemente indiretto. Un’idea, questa dei sistemi di merito, davvero significativa. Perché se è vero che la qualità di una federazione non si misura solo dal numero delle medaglie vinte è altrettanto vero che sono proprio queste ultime che aiutano ad avere attenzione da parte dei media. Sono proprio le vittorie, i campioni, che scatenano la fantasia e determinano lo spirito di emulazione da parte dei più giovani, ed è quindi giusto supportare al meglio chi se lo è effettivamente meritato sul campo. Per i prossimi mondiali si spera che i nostri rappresentanti sappiano confermare i recenti segnali di crescita. Vista l’assenza del campione olimpico Stefano Baldini nella maratona (ma tornerà per Pechino 2008), le aspettative maggiori sono rivolte ancora una volta sulla marcia: Brugnetti e Schwazer in campo maschile e la Rigaudo in quello femminile sono tra le nostre migliori carte da giocare. Anche nei concorsi, oltre ai già citati Andrew Howe e Antonietta Di Martino, non mancano gli atleti che, nella giornata giusta, possono ambire almeno ad un posto in finale. Soprattutto in campo femminile, con Rosa e Legnante nel peso, Balassini e Claretti nel martello, la Martinez nel triplo e la Bani nel giavellotto. In pista invece, almeno per il momento, ci sono davvero poche possibilità di ben figurare… eccezion fatta forse per la staffetta veloce maschile, trascinata da Simone Collio, e per la giovane ottocentista Elisa Cusma, in forte ascesa. Certo, a ben guardare le speranze di medaglia non sono moltissime. Ci vorrà sicuramente del tempo per tornare ai successi di un passato non troppo lontano. Ma, intanto, l’atletica azzurra ha ricominciato a correre.

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