Dentro la testa di Blanche

Un tram che si chiama desiderio di Tennesse Williams nell’allestimento del regista Antonio Latella.
Laura Marinoni e Vinicio Marchioni

Dimenticate Marlon Brando nel film di Elia Kazan. Pure Vivien Leigh. Ovvero lo straniero, brutale Kowalsky, e l’alcolizzata Blanche di Un tram che si chiama desiderio di Tennesse Williams. L’allestimento del regista Antonio Latella toglie ogni aura americana al dramma per farne una spiazzante messinscena di grande potenza espressiva. La sua diventa una parabola sulla fragilità dei rapporti umani, sullo squilibrio tra sogno e realtà che ha il suo campione nella anacronistica, velleitaria Blanche.
Il disegno registico di Latella persegue una prospettiva astratta. Ricorre a suoni fra rock e interferenze sonore; usa luci accecanti con fari cinematografici manovrati a vista che mettono sotto osservazione i personaggi per sottolineare gli stordimenti della protagonista che, dietro lo schermo del perbenismo, nasconde il fallimento di una vita bruciata. La scena ingombra di intelaiature di mobili domestici che inglobano proiettori e amplificatori, collegate da un fitto reticolato elettrico, rimandano alle venature del cervello. Siamo, infatti, dentro la testa della protagonista, che ricorda e racconta al suo analista l’intera vicenda. Laura Marinoni, Vinicio Marchioni, Elisabetta Valgoi sono tre dei sei bravissimi attori coinvolti e giusti nel rispettivo ruolo.
 
Allo Storchi di Modena. All’Argentina di Roma, dal 28/2 all’11/3. In tournèe.

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