Democratellum, di cosa si tratta?

Cosa prevede il disegno di legge presentato dal Movimento 5 stelle a proposito di governabilità, soglie di sbarramento, preferenze positive, negative e disgiunte
Beppe Grillo

Il disegno di legge M5S sul Democratellum è stato già depositato nei giorni scorsi alla Camera e al Senato. Proviamo a descriverlo senza pregiudiziali, anticipando che, a nostro personale avviso, contiene alcuni elementi che potrebbero apparire interessanti se recepiti all’interno di un sistema elettorale che fosse ampiamente condiviso dalle forze politiche, risultando non necessariamente alternativi all’impianto generale dell’Italicum.

Governabilità e rappresentatività. Il Democratellum non richiede coalizioni pre-elettorali, così evitando che i partiti debbano annacquare la propria proposta elettorale a causa di alleanze tattiche obbligate. A giudizio dei cinquestelle queste coalizioni si sono rivelate meri cartelli elettorali in cui istanze politiche eterogenee si uniscono solo per fini utilitaristici.

È una legge di tipo proporzionale, ma corretta e selettiva. Combina alcune caratteristiche del modello spagnolo (ricorso a collegi intermedi su base provinciale e scelta del metodo D’Hondt del divisore corretto per la trasformazione dei voti in seggi), che consente l’accesso al Parlamento anche alle forze politiche più piccole, e altre del modello svizzero (sistema di preferenze che garantisce agli elettori la massima libertà nella scelta degli eletti).

Secondo i promotori, con questo sistema più voti prende una formazione politica, più seggi ottiene e viceversa, con un effetto che tende a sovra-rappresentare le forze politiche più grandi e sotto-rappresentare le forze più piccole, consentendo loro di esistere, ma diminuendone il potere ricattatorio.

Soglie di sbarramento “naturali”. Il sistema prevede pochi collegi uninominali, una buona quota di circoscrizioni piccole e medie, poche circoscrizioni molto grandi, corrispondenti alle grandi aree metropolitane. Un quarto dei seggi sarebbe assegnato in queste ultime, pochissimi in collegi uninominali, mentre il minor numero di seggi assegnato in circoscrizioni medie verrebbe compensato da un maggior numero di seggi attribuito in circoscrizioni piccole, da un lato, e in circoscrizioni grandi, dall’altro. Con questo combinato, secondo le valutazioni dei cinquestelle, non ci sarebbe alcun bisogno di prevedere nella legge elettorale soglie di sbarramento surrettizie, sussistendo di fatto soglie di sbarramento "naturali", che vengono stimate al cinque percento in 33 circoscrizioni su 42 (quelle che eleggono più parlamentari), mentre nelle restanti 9 circoscrizioni resterebbero al di sotto del 5 percento. E questo, a loro avviso, garantirebbe governabilità e, al tempo stesso, rappresentatività: assicurando, la ridotta dimensione dei collegi, un più stretto legame fra eletto ed elettore, così come il metodo proporzionale consente un'ampia rappresentanza.

Preferenze disgiunte, positive e negative. Nella legge elettorale del MoVimento 5 Stelle si prevedono due elementi per la selezione degli eletti. Tornano le preferenze con alcune novità. 

Da un lato si introduce la preferenza disgiunta dal voto di lista. Staccando la preferenza per la persona da quella per la lista si può anche votare un candidato di un partito diverso da quello scelto: con ciò, a giudizio dei cinquestelle, abbattendo a monte clientelismo e voto di scambio, e limitando la riconducibilità del voto.

Dall’altro la previsione della preferenza negativa, ovvero la possibilità di cancellare uno o più candidati dalla lista che si è votata. In tal modo si possono escludere candidati ritenuti indegni o impresentabili: il candidato in questione viene penalizzato di un voto (diventa -1) e la stessa lista si vede sottrarre una porzione di voto (-1/10, ad esempio). Ciò indurrebbe i partiti, a giudizio dei cinquestelle, a fare pulizia nelle loro stesse liste, evitandodi candidare impresentabili.

Si apre un dialogo, per iniziare sulla legge elettorale, e poi eventualmente proseguire sul complesso delle riforme istituzionali. E c’è motivo di esserne contenti. L’auspicio è che si tratti di un dialogo “vero”. Che richiede, ad entrambi gli interlocutori, ascolto reciproco e disponibilità a lasciarsi modificare, anche parzialmente, dalle altrui posizioni: il muro contro muro non serve alla causa. Se ci alza dal tavolo così come ci si è seduti (per la serie: questa è la nostra proposta, prendere in toto o lasciare) non si è dialogato, ma solo chiacchierato. Ed è tempo perso.

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