Dell’umana sostenibilità, il percorso di un festival nelle Marche

L’esperienza generativa dell’associazione Il Borgo a Montecosaro. Un territorio in crescita demografica per l’arrivo di giovani famiglie. L’attenzione all’ambiente per rispondere alle ferite prodotte da una produzione irresponsabile. La necessità di una conversione ecologica fondata sul senso di comunità. Intervista a Stefano Cardinali
Umana sostenibilità foto Ass ll Borgo
Montecosaro Foto Luca Ferroni

Montecosaro, nelle Marche, non è solo uno dei borghi riconosciuti tra i più belli d’Italia ma anche un paese che registra, in controtendenza, una crescita demografica importante con la presenza di giovani famiglie che hanno deciso di trasferirsi in un luogo non lontano da Civitanova Marche, centro turistico e distretto calzaturiero, per godere una maggiore vivibilità e un tessuto di relazioni a misura di persona.

In questo percorso originale, che ci mostra il volto dell’Italia reale, che si costruisce a partire dalla qualità delle relazioni, ha un ruolo particolare l’associazione Il Borgo che propone iniziative a favore dell’ambiente e dell’integrazione tra vecchi e nuovi residenti. Ne parliamo con Stefano Cardinali, tra i fondatori dell’associazione Il Borgo e presidente dell’Associazione nazionale Città per la Fraternità.

Stefano Cardinali, primo a dx Foto Il Borgo

Tu che sei stato giovane sindaco di Montecosaro dal 2004 al 2014, come hai visto cambiare il tuo paese e come è nata l’idea dell’associazione?
Ho iniziato il mio mandato nel 2004 in una cittadina il cui nucleo storico da anni ormai si era attestato sui 5000 abitanti circa. Dopo appena 2 lustri, gli abitanti erano arrivati a superare le 7.000 unità. Oggi sono più di 7.500 e crescono costantemente con un ritmo del +5% annuo (il doppio di qualsiasi città della provincia di Macerata). Si trattava e si tratta ancora oggi di nuove famiglie, molto giovani, provenienti per lo più dalla vicina Civitanova Marche. Uno dei motivi per cui nasce Il Borgo è legato proprio a questa crescita così importante e repentina.

Quali sono le iniziative che avete proposto finora e con quale finalità?
Di fronte ad un paese che stava cambiando, abbiamo sentito forte la necessità di dare il nostro contributo per costruire una nuova comunità e per scongiurare il rischio che una parte di essa diventasse il dormitorio di Civitanova Marche. senza una precisa identità che invece aveva da sempre caratterizzato Montecosaro. Dovevamo fare in modo che il nucleo storico e le nuove famiglie iniziassero a dialogare. Dovevamo impegnarci per creare relazioni, occasioni di incontro a partire dall’attenzione ai bambini perché con l’arrivo di un numero significativo di famiglie giovani le nostre scuole si sono “riempite” di bambini. La prima grande manifestazione che abbiamo proposto è stato proprio un Festival di teatro e buona cucina dedicato ai bambini e alle loro famiglie.

Le buone intenzioni di solito non reggono nel lungo tempo. Da voi come è andata?
Il festival che abbiamo intitolato Un grande spettacolo c’è è giunto ormai alla settima edizione e ha avuto il merito di coinvolgere decine e decine di famiglie che da semplici spettatrici sono diventate parte fondamentale dello staff organizzativo. Solo per l’animazione abbiamo più di 120 ragazze e ragazzi dai 12 ai 24 anni. Alle cucine una squadra di 70 persone tra adulti e giovani.

Che frutti ha generato questa condivisione?
Per noi innanzitutto si è trattato di sperimentare il “gusto” di uscire dalla nostra zona confort per confrontarci con i nuovi residenti, stando insieme nella gioia come nella fatica, spinti dalla convinzione che il modo migliore per creare una comunità è quello di mettersi al suo servizio.

Così alcuni ragazzi, per lo più ventenni, hanno espresso l’esigenza di misurarsi sulle questioni ambientali. Abbiamo inserito così un nuovo articolo nello statuto dell’associazione dove si dice che gli utili dell’attività associativa dovranno essere destinati ad iniziative ambientali, oltre all’acquisto e alla messa a dimora nei parchi urbani, di piante d’alto fusto. Da questa intuizione è nata l’iniziativa del Borgo intitolata Un grande albero c’è, organizzando piantumazioni collettive, convegni, spettacoli, iniziative con le scuole, nella convinzione che anche in un paese di una piccola provincia italiana è possibile dare il proprio contributo per la tutela dell’ambiente.

Dire ambiente sembra un concetto astratto…
Non è così. L’esigenza di creare una coscienza ecologia è, infatti, molto importante nel nostro territorio perché nel 1991 si è verificata una grave contaminazione delle nostre falde acquifere a causa dello sversamento di sostanze chimiche (tricloroetano, percloroetilene e tetracloroetilene) usate nella lavorazione delle calzature. Per tanti anni il nostro sito, che abbraccia 5 comuni tra le province di Macerata e Fermo, è stato ritenuto di interesse nazionale e gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente. La nostra comunità ha pagato e sta pagando un tributo pesante in termini di persone morte a causa di tumori legati alla presenza di questi prodotti nelle falde.

Come è ora la situazione dell’area contaminata?
Il sito è stato declassato dal livello nazionale perché ritenuto meno pericoloso ed è oggi di competenza della Regione. A parer mio e di altri cittadini si tratta di una scelta da rivedere, perché gli studi recenti dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che è ancora pericoloso. Da parte nostra, con i pochi mezzi che abbiamo cerchiamo di lavorare sulla formazione di una coscienza ambientale.

Proprio per questo abbiamo promosso un festival, che ha avuto inizio il 19 Marzo per terminare il 27 Aprile 2024, improntato sull’economia sostenibile.

Montecosaro di notte Foto di Luca Ferroni

A cosa serve un festival del genere?
La nostra intenzione è quella di chiedere l’aiuto di alcuni esperti per arrivare a ragionare e proporre un modello di economia che guarda alla crescita nel rispetto dell’ambiente, della persona e delle future generazioni. Una sorta di “riscatto” da parte di un territorio “marchiato”. Un territorio che ha il desiderio di dimostrare la propria vitalità a partire dalle scelte virtuose in campo ambientale. Si pensi che a Montecosaro la raccolta differenziata sfiora l’80 % dei rifiuti. A dimostrazione che le scelte persoali e delle famiglie possono incidere su quelle pubbliche se si ha come orizzonte condiviso il bene comune di una comunità aperta e solidale.

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