Debito d’ossigeno, debito d’amore

A Manaus, in Amazzonia, la mancanza di ossigeno medicinale ha mandato in tilt i reparti Covid degli ospedali: una tragedia umanitaria. Pubblichiamo Il Punto del direttore Aurora Nicosia sulla rivista in uscita a febbrario

La sconvolgente notizia mi arriva su una chat di Whatsapp da un’amica che vive in Brasile: «A Manaus si muore perché è finito l’ossigeno». Non ci posso credere e non riesco a distogliere la testa da questo terribile fatto. Il pensiero torna a George Floyd, l’afroamericano ucciso a maggio dello scorso anno da un agente di polizia che gli premeva il ginocchio sul collo senza pietà. Una frase che non avremmo voluto più sentire: «I can’t breathe», «Non posso respirare». L’ aveva pronunciata, prima di morire in un estremo, inutile tentativo di ricordare al suo aguzzino il valore della dignità umana cancellata, per entrambi, da quel brutale gesto.

Invece l’abbiamo risentita questa frase e non più ripetuta da una sola persona, ma da tante, troppe persone morte perché era finito l’ossigeno dei loro polmoni, colpiti dal Covid, e quello a disposizione dell’ospedale che avrebbe dovuto curarli. Non è difficile immaginare la scena terribile, l’angoscia dei malati e quella degli operatori sanitari costretti a subire impotenti quanto stava avvenendo. «Quello che ho visto oggi non potevo immaginarlo neanche nei miei peggiori incubi – ha affermato Gabriela Oliveira, medico all’ospedale di Manaus –. È una cosa che lascerà cicatrici permanenti nei nostri cuori. Non abbiamo più la salute mentale per affrontare una situazione così disperata e angosciante».

Le immagini di George Floyd avevano fatto il giro del mondo, suscitando insieme all’indignazione un movimento spontaneo di protesta. Di quanto riportato non abbiamo video che circolano in Rete, logicamente, ma non registriamo neanche particolari iniziative volte a svegliare le coscienze anestetizzate dei governanti, in primis, e di tutte le autorità preposte. Certo, in una corsa contro il tempo tanti si sono attivati per far arrivare con tutti i mezzi bombole di ossigeno, ma scarseggiano la volontà e la capacità di affrontare il problema nella sua interezza, in Brasile come altrove. L’ossigeno che manca a Manaus è quasi un’icona dell’ossigeno che sta venendo a mancare al pianeta Terra con la distruzione del polmone di quella foresta amazzonica dove si trova, appunto, la città. È un’icona della mancanza di fiato della fraternità, dell’esaurimento delle scorte dell’uguaglianza. Sarà ancora vero che nessuno si salva da solo, come continuerebbe a ricordarci la pandemia? Oppure rischiamo di pensare «si salvi chi può»? Il debito di ossigeno è debito di amore.

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