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Mondo > Se ne discute

Dazi USA al 30% contro l’Europa, von der Leyen: il primo agosto le contromisure

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

La minaccia del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, all’Unione europea: da agosto dazi al 30%.

Il presidente degli Usa Donald Trump, foto Ansa, EPA/JIM LO SCALZO

È una calda estate quella che sta vivendo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen! Non ha fatto in tempo a superare la mozione di sfiducia, respinta dal Parlamento europeo lo scorso 10 luglio (con 360 voti contrari, 175 sì e 18 astenuti), che ritorna la questione delle tariffe doganali imposte (o minacciate) dagli Stati Uniti d’America.

Al voto avevano partecipato 553 eurodeputati, ma non Fratelli d’Italia, nell’imbarazzo di votare contro il suo commissario europeo, Raffaele Fitto, a seguito della mozione presentata dall’eurodeputato rumeno Gheorghe Piperea, della famiglia politica europea dei Conservatori e Riformisti europei, a cui aderisce anche Fratelli d’Italia, prendendo spunto dal cosiddetto Pfizergate.

L’esito del voto di fiducia, tra voti a favore e astensioni, ha visto gli europarlamentari italiani di Forza Italia (del Partito Popolare Europeo), Partito Democratico (dei Socialisti & Democratici) e Fratelli d’Italia, schierarsi a favore di un’insolita maggioranza Ursula, di fatto spaccando le opposizioni, laddove il Movimento 5 stelle e la Lega hanno votato contro l’esecutivo di Bruxelles.

D’altronde, la Commissione europea, per venire incontro ai malumori dei Socialisti & Democratici, che avevano minacciato l’astensione, aveva assicurato il mantenimento del Fondo Sociale Europeo nel prossimo bilancio settennale dell’Ue (2028-2034), nonché la configurazione dello schema dei piani nazionali, rassicurando sul ruolo centrale delle regioni nella spesa dei fondi europei, tema caro al commissario Fitto.

Tornando ai dazi, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lo scorso sabato, ha annunciato inaspettatamente il rinvio al 1° agosto dell’applicazione di dazi del 30% sulle importazioni dell’Unione europea (Ue), mentre proseguono i negoziati con la Commissione, laddove, nei giorni scorsi, aveva invece affermato che recentemente l’Ue stava trattando bene gli Stati Uniti, modificando la sua posizione da «molto dura» a «molto gentile». Similmente, altri 23 partner commerciali degli Stati Uniti, tra i quali il Brasile, il Giappone e la Corea del Sud, sono stati minacciati di dazi generalizzati compresi tra il 20% e il 50%, oltre a una tariffa del 50% sul rame.

Dunque, Ursula von der Leyen, nel corso di una conferenza stampa domenica, riconoscendo che i dazi al 30% «interromperebbero le essenziali catene di approvvigionamento transatlantiche, a scapito di imprese, consumatori e pazienti su entrambe le sponde dell’Atlantico», ha dichiarato che le sanzioni più severe sulle esportazioni statunitensi verso l’Ue non entreranno in vigore la prossima settimana, come invece previsto, ma saranno imposte solo se l’amministrazione americana darà seguito alle sue minacce. «Pertanto – ha affermato – estenderemo anche la sospensione delle nostre contromisure fino all’inizio di agosto e allo stesso tempo continueremo a preparare ulteriori contromisure in modo da essere sempre pronti».

La Commissione europea si prepara a adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare i propri interessi, «inclusa l’adozione di contromisure proporzionate, se necessario». Oggi Bruxelles presenterà quelle contromisure tariffarie, pronte a scattare il 1° agosto nel caso non si trovasse un accordo, che colpiranno in particolare, ma non solo, autovetture e aeromobili americani, in totale circa 72 miliardi di euro di esportazioni statunitensi, sebbene von der Leyen abbia ricordato che «siamo sempre stati chiari che preferiamo una soluzione negoziata».

Oltre le tariffe doganali, gli Stati Uniti sarebbero interessati ad abbattere anche quelle cosiddette barriere non doganali al commercio, come regolamenti e limitazioni di varia natura, che colpiscono soprattutto le cosiddette big tech americane, quelle grandi aziende tecnologiche che dominano il settore dell’informatica e delle tecnologie digitali, che però la Commissione europea non è finora disposta a mettere (giustamente) nell’agenda delle trattative.

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