Davos e Nairobi o dell’incomunicabilità

Afebbraio due eventi sono tornati puntuali sulla scena mondiale: il Forum economico mondiale svoltosi a Davos (Svizzera), presente il Gotha del mondo politico ed economico (2.400 leader politici tra cui 24 capi di Stato e di governo e ben 800 amministratori delegati di grandi aziende) e il World Social Forum tenutosi per la prima volta in Africa, a Nairobi che, se non altro, ha avuto il merito di portare a diretto contatto con le baraccopoli e gli slum africani decine di migliaia di persone di movimenti, organizzazioni le più varie. Le domande che ci possiamo e dobbiamo porre sono queste: servono questi grandi incontri? Potrebbero servire ancora di più? Certamente servono, perché sia a Davos che a Nairobi si è discusso, si è parlato, ci si è confrontati e si sono date indicazioni sui grandi problemi che attanagliano il pianeta. A Davos erano in agenda l’approvvigionamento delle risorse energetiche, i cambiamenti climatici, l’evoluzione demografica, un nuovo equilibrio dei poteri, commercio globale (accordi di Doha) e conflitti medio orientali. A Nairobi i temi caldi erano: gli accordi economici tra Europa e Africa (annullamento dei dazi doganali), il diritto all’acqua, il debito estero, l’Aids /Sida e altri ancora. Quello che c’è da sottolineare è che queste tematiche vengono affrontate da due prospettive e da due esperienze diverse. La prospettiva di Davos è quella dei poteri – politico ed economico – che dovrebbe porre le basi per il bene comune ma che molto spesso vola basso cercando, da un lato, il bene minimo e, dall’altro, di perseguire gli interessi delle lobby. L’esperienza è quella del circolo chiuso nelle sale ovattate della esclusiva stazione climatica svizzera, lontana, troppo lontana dalla cruda realtà. La prospettiva di Nairobi è quella che parte dalla conoscenza dei bisogni reali, quella dell’immersione nella sofferenza della gente, della relazionalità vissuta come luogo di riflessione, teorizzazione, indicazione di soluzioni efficaci. A me sembra che fino a quando queste due prospettive non si incontreranno saremo sempre molto lontani dal fare un salto di qualità. Il dialogo, la comunicazione, l’incontro tra Davos e Nairobi non è e non deve essere un’utopia irrealizzabile, ma un obiettivo da perseguire con tenacia, mettendo in preventivo i costi che tale operazione richiede. È in gioco non tanto la nostra sensibilità, ma il futuro stesso della famiglia umana.

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