#DARETOCARE: cammini di fraternità nel mondo

È attiva l’ultima campagna legata a United World Project che ha visto in tutto il mondo un susseguirsi di iniziative di “cura”. Quali sono le origini di questa campagna e come continuerà per il prossimo anno? Il “metodo” alla base di questa azione

Beh, nessuno se lo sarebbe mai aspettato. O almeno in pochi avrebbero scommesso, che quel primo caos terrificante provocato dalla pandemia da Covid-19, tra febbraio e marzo 2020, avrebbe portato anche a una fecondità di idee, propositi e progetti, che oggi attendono solo di essere raccontati.

Chiariamoci: nessuno dice che la pandemia è stata un bene, anzi sappiamo quale tragedia immane continui a essere ancora oggi. Ma è pur vero, e la storia lo insegna, che spesso da un momento di difficoltà e di crisi può nascere qualcosa di inedito, che fa la differenza.

Si trovano proprio in questa situazione di difficoltà, il primo lockdown, alcuni giovani del Movimento dei Focolari, che stanno lavorando, in rete, alla nuova campagna legata a United World Project, il progetto che stanno portando avanti dal 2012 e che mira a individuare e sostenere i cammini di fraternità presenti nel mondo. Hanno già compreso, questi giovani, che i temi della politica e della cittadinanza attiva sono tra i più ricorrenti e rispondenti alla necessità di capire come affrontare alcune sfide del mondo di oggi.

Sono incoraggiati anche dalle parole, ancora attuali, di Chiara Lubich, che in alcuni suoi discorsi pubblici tra il 2001 e il 2002, aveva definito la politica come “l’amore degli amori”, che permette a tutti gli altri amori di fiorire, che fa in modo che le persone collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri.

E quanto bisogno ci sia di fiducia, relazione, incontro, soprattutto in questo tempo, è sotto gli occhi di tutti. Anzi, c’è bisogno di una “cura” particolare per tutti questi aspetti, di una “cura” profonda, quasi artigianale, fatta di attenzione soprattutto verso i più fragili, anche verso quelle situazioni che apparentemente sembrano lontane, e che la pandemia ha reso invece più vicine, e che portano a fare un salto di qualità, quasi a “osare” dove non lo si è fatto prima.

Nasce la campagna #DareToCare, cioè “osare prendersi cura”, grazie a un’idea dei giovani dei Focolari del Nordamerica che sentono così la loro promozione della solidarietà durante il Covid-19. La campagna diventa internazionale e favorisce il coinvolgimento di persone di tutte le età: professionisti, singoli, famiglie, associazioni. La campagna è un’occasione di lavoro anche tra generazioni e vi aderiscono partner da tutto il mondo, in prima fila il Movimento Politico per l’Unità.

Le iniziative messe in atto sono le più diverse, ma sono numerose anche le azioni già esistenti che, aderendo alla campagna, hanno creato una “rete” di solidarietà e fraternità che abbraccia i cinque Continenti, partendo dal proprio condominio fino alla cura di una nazione intera!

Augustine Lenamoi, ad esempio, in Kenya ha fondato nel 2016 la “Northern Pastoralists Youth Development Organization” (NPYDO), un’organizzazione gestita interamente da giovani, con l’obiettivo di migliorare la situazione sociale ed economica delle comunità del territorio, attraverso attività di sviluppo per non lasciare indietro nessuno. Lui e i suoi compagni di lavoro hanno subito aderito alla campagna #DaretoCare.

In Filippine invece, Maria Liza Jorda è il capo dei procuratori di Tacloban city, la città che nel 2013 è stata duramente colpita da una delle tempeste più forti della storia, il tifone Haiyan. È qui che lei e i suoi colleghi avvocati, in collaborazione con dei giovani, alcuni volontari e la locale parrocchia di Our Lady of Hope, si sono messi in gioco insieme, per il bene dei bambini di strada e dei minori a rischio ospitati nel Centro di accoglienza del quartiere di Tagpuro.

C’è poi la cura “feriale”, quella possibile a tutti noi nella vita di tutti i giorni, come racconta Jolly Tayaban, un infermiere di Melbourne, Australia, che soprattutto in questo ultimo anno cerca di stare vicino in modo diverso ai pazienti, alle famiglie, alle persone che assiste, mettendo più amore in tutto quello che riguarda la sua professione, quanto mai importante in questa pandemia. Rimanendo nel nostro Paese, c’è Sandra Mugnaioni, a Prato, che con il suo essere insegnante, anche se in pensione, in compagnia di colleghi ed ex studenti, si “prende cura”, attraverso un dopo-scuola speciale, dei tanti ragazzi di un grosso agglomerato di periferia.

Sono solo accenni di esperienze, delle tante che sono raccontate sulla piattaforma United World Project.

«Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato», ha detto papa Francesco poco più di un anno fa. Ed ecco che la campagna #DaretoCare continua anche per il 2021-2022 con un’attenzione speciale per l’ecologia integrale: “Dare to care: people, planet and our ecological conversion” questo sarà il titolo della campagna, che verterà su temi come salute, relazioni, ambiente, politica e società.

In un periodo che si apre verso il post-pandemia, l’ecologia integrale diventa sempre più inseparabile dalla nozione di bene comune e richiede di dedicare un po’ di tempo per recuperare l’armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e fare in modo che anche i gesti quotidiani possano spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo.

Le azioni saranno anche qui le più diverse che la creatività saprà mettere in atto e, allo stesso tempo, c’è un pensiero comune che proprio la pandemia ha generato: ci sono delle disuguaglianze, evidenti nel mondo, che vanno colmate anche in campo sanitario, partendo, ad esempio, con un’azione popolare per un vaccino accessibile a tutti, anche attraverso la sospensione dei brevetti sui vaccini stessi, con uno sguardo a quei Paesi del mondo più poveri dove il vaccino rischia di non arrivare mai.

Il tutto attraverso un metodo consolidato che è il comune denominatore, spontaneo, dell’esperienza fatta fino a questo momento: “Learn” cioè imparare, attraverso approfondimenti, studi, webinar, cosa sia una cultura della fraternità e della “cura” del più fragile, magari in riferimento a una cultura o a una situazione sociale. “Act”, cioè agire, coinvolgendo tutte le persone possibili, senza limiti di età, credo o provenienza sociale, individuando i bisogni del territorio, proponendo iniziative concrete di cura. E poi “share” cioè condividere le iniziative sui social con l’hashtag #daretocare, per promuovere sempre più al largo una cultura che ha l’altro al centro del nostro interesse.

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