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In profondità > Dialoghi

Dare luogo al bene nelle città (Evangelii Gaudium 71-75)

di Elena Granata

- Fonte: Città Nuova

Elena Granata, autore di Città Nuova


Prima ancora che ad agire sulle condizioni fisiche, sulla qualità urbana, sulle povertà, la Chiesa è sollecitata a guardare alle persone, riconoscendo privazioni e disagi e restituendo dignità a ogni condizione umana

Barboni

71-75 – Dare luogo al bene nelle città

È la città il luogo in cui l’umanità si misura più profondamente con spinte contrapposte e contraddizioni, in cui sperimenta le benedizioni e le maledizioni del convivere. «La città produce una sorta di permanente ambivalenza, perché, mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilità, appaiono anche numerose difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti» (74). Accettare questa condizione, senza sperare di sanarla pienamente, sentendosi chiamati a un impegno concreto e vigile, è il compito del cristiano. Un compito che viene precisato nelle note del papa in modo preciso. Prima ancora che ad agire sulle condizioni fisiche, sulla qualità urbana, sulle povertà, sulle economie malate e le strutture perverse e inegualitarie, sugli sfruttamenti e le violenze, la Chiesa è sollecitata a guardare alle persone riconoscendo privazioni e disagi e restituendo dignità a ogni condizione umana. Non c’è luogo, non c’è persona, non c’è stile di vita, non c’è abbruttimento fisico e morale che non invochi uno sguardo pieno di comprensione e dignità. «Sono moltissimi i “non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi urbani”» che attendono questo sguardo, perché «vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore del­le sfide come fermento di testimonianza, in qual­siasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città» (75).

Il senso unitario della vita umana è il rimedio ai mali della città. Una prospettiva semplice e al contempo spiazzante quella che ci viene indicata: dobbiamo occuparci delle persone, delle loro vite affannate, di chi è ai margini e alla deriva. È una scelta di campo, che ci dice da che parte stare, su cosa porre attenzione. Ci chiede di riconoscere il male che agisce nel mondo e di adoperarci per dare luoghi al bene. Quel bene operoso che le persone generano quando sono riconosciute nella propria dignità.

Elena Granata
docente di urbanistica al Politecnico di Milano

Riproduzione riservata ©

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