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Cultura > Cinema

Il Dante di Pupi Avati

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Il regista bolognese, dopo anni di ripensamenti, ha girato il suo ritratto del genio. Nostalgia e mistero

Pupi Avati (foto di Marta, Lorenza e Vincenzo Iaconianni – wikipedia) e Dante (wikipedia)

È un film tenero, fotografato in una maniera luminosa e poetica che è già di per sé un grande valore, girato tra l’Umbria il Lazio e la Romagna. Avati non racconta la biografia del poeta. Chi lo potrebbe fare?

Nessuno è mai riuscito a fare un film sulla Commedia, Zeffirelli ci aveva pensato ed ha lasciato splendidi bozzetti nel suo museo fiorentino. Avati si serve di un facile espediente narrativo: lo scrittore Giovanni Boccaccio ammiratore del poeta che venera come un “padre”, deve portare dieci fiorini d’oro da parte della Compagnia di Orsanmichele alla figlia suor Beatrice, che vive a Ravenna, ma è ancora ostile alla madrepatria.

Boccaccio, ormai anziano, si inerpica per strade valli monasteri e monti ed incontra personaggi che hanno avuto a che fare con un Dante povero, braccato e malato. È questo il tratto più bello e vero del film che toglie l’aura di inaccessibilità al genio e lo rende umano come noi.

I ricordi dedicano lungo spazio alla giovinezza, all’amore verso Beatrice, alla guerra, all’amicizia con Guido Cavalcanti, al contrasto con Bonifacio VIII e gli altri papi avignonesi che bollano il poeta come “eretico”. Il protagonista giovanile Alessandro Sperduti è perfetto nel delineare il giovane romantico e poi l’uomo politico, nel corpo e nella recitazione molto personalizzata ed anche Sergio Castellitto, nonostante qualche momento didascalico, presenta un Boccaccio anziano, credibile.

Il cast è affollato e partecipe fino alla fine. Il film, a parte alcune oasi “horror e visionarie” tipiche di Avati, contiene momenti commoventi, specie nella conclusione dove il regista, forse anche lui commosso, fa assaggiare un attimo di paradiso.

Un film delicato, coerente, storicamente fondato, profondo dove è il dolore la strada per arrivare alla poesia. È questo il punto di vista di Avati, quanto mai vero, e porta d’ingresso per conoscere meglio un genio ancora troppo misterioso.

Per chi volesse saperne di più, consiglio il mio A rivedere le stelle Le molte vite di Dante, 2021. Città nuova editrice.

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