Dall’Indice agli altari

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Di famiglia nobile e facoltosa, uomo di fiducia di vari papi, fondatore dell’Istituto della Carità, Rosmini è uno dei protagonisti più in vista della scena religiosa, culturale e politica italiana nella prima metà dell’Ottocento. Autore di un patrimonio di scritti tra i più cospicui che la storia della filosofia e della spiritualità abbiano mai prodotto, è oggi ritenuto il filosofo della ri conciliazione tra cristianesimo e modernità, del rinnovamento della società e della chiesa, dell’organizzazione della scienza secondo una visione unitaria. Ma la parabola di Rosmini non fu esente da tempeste. Il suo testo più noto, nel quale puntualizzava i mali di cui la chiesa soffriva – Delle cinque piaghe della santa chiesa -, ebbe sei ristampe in pochi mesi, tra il 1848 e il ’49. Ma al successo si accompagnò anche tanta sofferenza, causata dal rifiuto di quanti invece avversarono l’opera, montando un caso che sfociò nella messa all’Indice di 40 proposizioni non consone alla verità cattolica. Nonostante ciò, senza dar luogo a sterili risentimenti, Rosmini si dedicò ad una preghiera più intensa, allo studio e all’amore che perdona. La riabilitazione solo un secolo dopo, allorché il Concilio Vaticano II avrebbe riconosciuto il valore profetico di quelle pagine, consentendo, per l’autore, l’avvio della causa di beatificazione. Oggi la questione rosminiana non ha più motivo di essere, mentre assume particolare interesse l’edizione nazionale e critica dell’opera omnia rosminiana, secondo i criteri della collezione ideata e promossa dallo stesso grande roveretano, vero diamante dalle varie sfaccettature. Costruttore di comunione, si potrebbe definirlo tra l’altro. Per Antonio Rosmini, infatti, la disunione, sia quella esterna alla persona – tra gruppi etnici, ricchi e poveri, ecc. – sia quella interna – tra ciò che si crede e ciò che si fa -, non solo distrugge l’individuo, ma contraddice la vera natura della chiesa. Imbevuto della preghiera di Cristo Che siano uno, come tu, Padre, sei in me ed io in te, egli attinge la comunione con Dio rinunciando a qualsiasi progetto personale. Lasciare le proprie opinioni per immergersi in una attesa orante, per Rosmini, era basilare perché potesse compiersi non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Così, in intima unione con Dio, il cammino verso la santità poteva cominciare. Per Rosmini, questo amore che è espressione della volontà di Dio ci rende uno, ci modella come chiesa, rivelandoci la nostra missione nel mondo. Amare la chiesa era per lui l’unica risposta adeguata all’amore totale di Cristo per essa. Tale amore era, tuttavia, ben lontano dall’essere cieco. La sua passione per la verità lo costringeva ad affrontare i difetti del volto umano della chiesa. Ed è quanto fece appunto col libro che gli diede fama e che lo crocifisse. La chiesa in terra è sempre stata sfigurata dal peccato. Ma questo non ci deve condurre alla disperazione o al pessimismo. In tempi di prova e di fronte a ostacoli insormontabili – sembra ricordare Rosmini anche al cristiano di oggi – dobbiamo confidare nell’amore provvidente di Dio per la sua chiesa, rafforzando l’impegno, sia individuale che comunitario, nel vivere con più coerenza il vangelo. UNA VITA PER LA CHIESA Antonio Rosmini nasce a Rovereto nel 1797. Grande intelligenza e vasti interessi culturali. Ordinato sacerdote nel 1821 contro il parere dei genitori, trascorre alcuni anni di riflessione e di studio nella casa paterna. 1828. Fonda l’Istituto della Carità, che ha per fine la salvezza e la perfezione delle anime dei suoi membri, nonché la professione della carità in tutte le sue forme: spirituale, intellettuale, corporale. L’intera sua vita si svolgerà in questa duplice direzione: governare l’Istituto da lui fondato (al quale, qualche anno dopo, si aggiunge la congregazione delle Suore della Provvidenza) e contribuire al rinnovamento della filosofia e teologia cristiana. L’Istituto (approvato nel 1839) si sviluppa prima in Italia, soprattutto nell’ambito dell’educazione alla gioventù, e in seguito anche in Inghilterra e Irlanda. Rosmini segue personalmente ogni fondazione, preoccupandosi anzitutto di formare i suoi religiosi con le lettere e i contatti personali. Pubblica testi che abbracciano tutti i campi del sapere: filosofico, teologico, ascetico, pedagogico, giuridico e politico. Prime accuse alle sue dottrine filosofiche e teologiche come devianti dall’ortodossia. Accuse che si rinnovano nel 1848-49, quando Rosmini è accanto a Pio IX che lo vuole cardinale e segretario di stato. Campagne denigratorie contro di lui fomentate anche dall’Austria. 1849. Messe all’Indice Delle cinque piaghe della santa chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale; intanto si addensano ombre sopra tutte le sue dottrine. Ma anche nell’apparente fallimento umano Rosmini vede un disegno della Provvidenza. Nel ritiro di Stresa continua lo studio e la sua attività di scrittore, circondato dall’affetto e dalla stima di tanti (tra i quali Alessandro Manzoni) che si stringono a lui per averne guida e aiuto spirituale. Quando nel 1854 viene assolto dalle accuse mosse alle sue dottrine, ormai è distaccato dalle cose terrene. Per l’aggravarsi del mal di fegato, di cui ha sofferto tutta la vita, sopraggiunge la morte il 1° luglio 18

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