Dalle mine antiuomo nascono i gioielli

La Cambogia, dopo decenni di guerra civile, vive ancora una situazione di instabilità e difficoltà economiche. Ma alcuni progetti per dare un futuro ai giovani vanno avanti: come la scuola professionale di arte orafa avviata da Igino Brian
Cambogia

In Italia la situazione della Cambogia è poco nota ai più: se qualcuno forse ricorderà il coinvolgimento del Paese nella guerra del Vietnam, e la dittatura degli Khmer Rossi che causò dai 2 ai 3 milioni di morti su una popolazione di 8 milioni e prostrò l’economia, la storia successiva è pressoché sconosciuta a molti. Dal 1975 al 1979 la Cambogia venne infatti occupata dal Vietnam in risposta al tentativo di riannessione del delta del Mekong da parte di Pol Pot, e gli anni che seguirono furono segnati da scontri sia interni al Paese che con il vicino vietnamita. Anche le prime elezioni, tenutesi nel 1993, non hanno portato la pace e la democrazia: il primo ministro è rimasto in carica da allora, esautorando il re – parliamo infatti di una monarchia – e gli altri organi istituzionali da ogni potere, e scontri di varia entità si susseguono tuttora. Scontri che non toccano i numerosi turisti – la Cambogia conta siti pregiatissimi come Angkor Wat, il complesso di templi più vasto al mondo e patrimonio dell’umanità Unesco –, ma che, insieme alla precaria condizione dei diritti umani e alla povertà in cui molti versano, rendono la vita assai difficile alla popolazione.

 

Sono diverse le organizzazioni internazionali che operano in Cambogia, pur nelle difficoltà di rapporti con il governo – tanto che alcune sono state espulse dal Paese –; tra queste c’è la vicentina Ida Onlus di cui uno dei fondatori, Igino Brian, ha recentemente illustrato a Udine uno dei progetti portati avanti. Orafo di professione, Igino è arrivato in Cambogia nel 1996 per un’esperienza di volontariato; e da lì è iniziato il suo impegno nel Paese, che l’ha portato nel 2004 ad avviare una scuola professionale di arte orafa per insegnare un mestiere e dare un futuro ai tanti ragazzi delle bidonville e delle discariche della capitale Phnom Penh. «L’idea era quella di darmi un anno di tempo per avviare il progetto – ricorda – ma vista l’urgenza che c’era siamo partiti subito, con i ragazzi e ragazze segnalatici da altre associazioni e con attrezzature di fortuna». Presto però sono nate anche altre esigenze: bambini più piccoli in famiglia che non avevano un posto dove andare durante il giorno, gli allievi stessi senza una casa propriamente detta dove rientrare la sera, piccole e grandi necessità di assistenza sanitaria – a cui in Cambogia si ha accesso solo a pagamento. Il progetto ha assunto così una portata più ampia, prima prendendo una struttura più grande in affitto, e poi – dati i prezzi molto alti degli affitti, a causa della speculazione edilizia – acquistando  un terreno in un villaggio a 15 km dalla capitale dove è ora in costruzione la “Casa Famiglia Patrizia” (dal nome della sorella di Igino, cofondatrice e prima presidente dell’associazione, mancata proprio mentre il progetto prendeva forma). I lavori procedono a tappe, man mano che si trovano i finanziamenti; ma la fiducia nel futuro non manca.

 

Cuore del progetto rimane comunque la scuola orafa, oggi divisa tra i laboratorio della capitale e quello del villaggio, e che ha sinora accolto un’ottantina di ragazzi tra i 14 e i 25 anni. Particolarità dei gioielli che ne escono, e che servono ad autofinanziare la scuola, è l’essere realizzati con l’ottone delle mine antiuomo di cui il Paese è ancora disseminato, e che vengono lentamente recuperate; il che però, sottolinea Brian, non deve far cadere nel pietismo. «Quando ho iniziato ad insegnare l’arte orafa – racconta – mi sono detto: certo qualcuno che, impietosito dal fatto che questi gioielli sono stati fatti da poveri ragazzi in un Paese martoriato, li compra, lo troverò. Ma io voglio fare di loro dei professionisti, che realizzino piccole opere d’arte che la gente compra perché sono belle, e che possano un domani vivere col lavoro delle loro mani e insegnarlo ad altri». Certo non tutti hanno poi seguito questa strada, ma diversi – di cui alcuni portatori di handicap – hanno intrapreso il mestiere con successo; ed è su di loro che Brian vuole puntare adesso per il futuro della scuola, sia come docenti che come guida dell’associazione. La scuola è infatti ora intestata all’associazione cambogiana Education for the Future, formata dai ragazzi; e l’auspicio è appunto quello che in futuro si regga da sola, sotto forma di cooperativa.

 

I gioielli realizzati dai ragazzi vengono venduti in loco ai numerosi turisti, mentre in Italia si stanno inserendo nella rete del commercio equo. Per informazioni, www.idaonlus.org

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