Coronavirus, la vita in quarantena

Vi scriviamo dai paesi della zona rossa della Bassa ed esattamente da Somaglia (Lodi).

Da sabato 22 febbraio siamo in quarantena: non è possibile uscire od entrare dalla zona rossa, si può invece circolare liberamente all’interno dei dieci paesi isolati.

Al momento stiamo tutti bene e con noi i nostri familiari e parenti, anche se a Somaglia ci sono una ventina di persone positive al virus.

In realtà le notizie dai mezzi di comunicazione sono in larga parte non vere e dipingono situazioni quasi sempre non reali. Non ci sono particolari disagi: i negozi e supermercati sono aperti con ampia disponibilità di prodotti, farmacie e medici attivi. Ovviamente tutte le attività sono ferme e le fabbriche e scuole chiuse (come in tante regioni). È preoccupante lo stop alle attività produttive ed agricole, perché in tante rischiano la chiusura. L’augurio è che nei prossimi giorni possano ripartire.

Stiamo vivendo questi giorni molto serenamente e senza particolari problemi: è una vita diversa da qualche giorno fa. Siamo più tranquilli, non di corsa, viviamo pienamente le nostre giornate attimo per attimo. Senza paura o allarmismi, anche se siamo circondati da tante persone in preda al panico e alla psicosi dell’epidemia, in larga parte causati dai mezzi di informazione.

Ci pare importante abbandonare l’uso dei social (su Whatsapp in questi giorni vediamo degenerazioni e schizofrenie abbondantissime…) e puntare invece a parlare con le persone: ore e ore al telefono oppure incontri nelle passeggiate e ascoltare le persone, cercando di tranquillizzarle ed aiutarle a mettere in atto calma e ragionevolezza. Ci sta aiutando moltissimo l’eccellente libro di Fernando Muraca (Liberamente Veronica): parlare, guardare negli occhi, ascoltare con attenzione (senza guardare lo smartphone…)! Non rispondiamo a chi chiede notizie tramite Whatsapp: vediamo che in tanti poi chiamano al telefono. Quando sarà finita questa emergenza, dovremo proseguire con questa modalità!

C’è quindi una dimensione nuova della vita, apparentemente sconosciuta prima, ma piena di relazioni, di dialogo, di riscoperta dell’altro. Non più vita frenetica, ma momenti intensi di rapporto con gli altri, a volte anche in profondità, alla ricerca di quello che conta.

Come noto, le chiese sono chiuse e non c’è possibilità di ricevere Gesù Eucarestia. È l’occasione di farlo vivere in mezzo a noi, con l’amore, l’ascolto e l’unità tra noi.

Ieri con alcuni volontari della nostra scuola di italiano-centro di intercultura abbiamo portato cibo, arrivato inaspettatamente da un supermercato, a diverse famiglie di nostri amici stranieri ed italiani in difficoltà economiche. In particolare alle nostre migranti nigeriane del centro di accoglienza di Somaglia, rimaste senza rifornimenti a causa del blocco stradale. È stato un episodio arricchente, che ci ha fatto riscoprire il valore del dono, del bene e ci ha ancor di più unito. Pur con le dovute precauzioni, il tutto si è svolto con calma, nella condivisione della gioia delle famiglie a cui portavamo i generi alimentari. Significativi i ringraziamenti arrivati da questi nostri amici e, in particolare, lo sguardo riconoscente e il “ciao” di una richiedente asilo nigeriana, mamma di un bambino di un anno.

Somaglia, 27 febbraio 2020

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