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In profondità > Chiesa

Dal Simposio di Bari, la via italiana al dialogo

di Luigi Laguaragnella

- Fonte: Città Nuova

Nel capoluogo pugliese di sono riuniti per la prima volta i rappresentanti delle Chiese cristiane in Italia

Un momento del Simposio delle Chiese cristiane (foto di Luigi Laguaragnella)

La firma su una nuova pagina dell’ecumenismo è stata messa, anzi diciotto come il numero dei rappresentanti delle Chiese cristiane in Italia. E altre chiese possono sottoscriverlo.

Il patto della “carta ecumenica” è stato presentato a Bari in occasione del primo Simposio delle Chiese cristiane del 23 e 24 gennaio, cui oltre cento delegati tra cattolici, ortodossi, evangelici, protestanti, anglicani si sono incontrati per vivere due giorni di preghiera, di tavoli specifici per approfondire i sei punti del documento (Fondamento della comunione; Impegno al rispetto reciproco; Collaborazione per la coesione sociale e il bene comune; Testimonianza comune; Impegno permanente; Invocazione finale). Si tratta di un impegno per l’unità, la pace, la fraternità.

La tappa pugliese giunge dopo un percorso di incontri e di riflessioni lungo tre anni che ha portato alla costituzione di un “via italiana del dialogo”. Nella due giorni i rappresentanti delle diverse confessioni religiose (più di venti) hanno declinato gli aspetti dell’ecumenismo non solo per affrontare le sfide globali, che pure reclamano urgenza e vera collaborazione, ma per calare i principi ecumenici nelle realtà comunitarie, a partire dal quotidiano.

Quello nato nella Cattedrale di San Sabino è un impegno a proseguire nel dialogo, nell’intraprendere decisioni coerenti davanti alle sfide del nostro tempo, ad una collaborazione più continua tra le diverse comunità. In modo deciso viene richiesto, prima di tutto, di mantenere la fedeltà nel tempo ai punti concordati, anche al sopraggiungere di divergenze e ostacoli, riconoscendo l’unità in Cristo e nello Spirito Santo. La sollecitazione nata dalle giornate baresi è di portata storica, persevera in uno stile aperto e dialogico per superare le ferite che ancora dividono le diverse fedi.

Il primo Simposio non si limita a formalizzare un atto, ma inizia un cammino di Chiesa, più incisivo e pratico. Durante gli interventi che descrivevano la “carta ecumenica”, concordi sono stati i riferimenti alla coesione sociale, ad uno stile ecumenico capace di rimuovere ciò che separa privilegiando i punti di contatto. La realtà delle diverse comunità cristiane è il terreno fertile su cui valorizzare le testimonianze, favorire la libertà, lo scambio culturale e fraterno senza cadere nel proselitismo e fare della diversità una comunione sui binari della stima e dell’accoglienza riconoscendo la chiamata a camminare insieme.

Una conseguenza di questo spirito collaborativo pone le Chiese unite davanti alle risposte da dare alle grandi problematiche sociali. Nella celebrazione d’apertura del Simposio, il card. Matteo Zuppi sollecita vivamente a essere operativi: «Non possiamo accontentarci del tanto che pure ci unisce. E non vogliamo sedare questa consapevolezza con l’anestesia elegante di una rassegnata accettazione o limite. È insopportabile per noi credenti la divisione in un mondo che alza muri, che crede – pericolosamente – di trovare sé stesso tracciando vecchi confini che tanto sangue sono costati in passato».

I documenti che parlano di ecumenismo e gli incontri vissuti negli ultimi tre anni dai responsabili delle Chiese cristiane hanno consolidato e rinvigorito contatti, scambi degli anni precedenti generando questo Simposio nel desiderio di trovare punti concreti e possibili di convergenza. Il presidente della Cei intravede nella metodologia del dialogo e dello stile della comunicazione tra le Chiese una vera forza generativa: «Il metodo della conversazione spirituale ha determinato lo stile del lavoro precedente. Mi auguro che questo stile continui ad animare il Simposio rendendolo un momento di autentico discernimento comunitario. Rappresenta un punto di non ritorno. È importante riconoscere reciprocamente le nostre storie, sentire e gustare il desiderio dell’altro, ma anche sentire e soffrire il dolore dell’altro. È importante favorire più il contesto dialogico che quello dialettico, nel rispetto delle ragioni dell’altro e di come l’altro, nella propria tradizione, vive o recepisce situazioni, problemi, eventi. Non un galateo, pure importante da condominio, ma comunione piena, perché questa, solo questa è per noi unità».

Con il Simposio viene tracciato un nuovo tempo “Kairos”, definito da Polykarpos, rappresentante delle Chiese ortodosse d’Italia, «un tempo favorevole per le chiese chiamate ad un patto che consiste nella carità e corresponsabilità. È tempo di fare ricapitolare tutte le cose in Cristo, in cui le chiese sono chiamate a rendere visibile il Corpo di Cristo con la trasfigurazione dell’amore». Al posto dell’autosufficienza in cui tende a rinchiudersi ogni Chiesa bisogna sentirsi corde di un’unica cetra che suona armonicamente.

I tempi sono maturi per compiere passi visibili in questo cammino in un contesto storico turbolento, in cui l’ecumenismo a tutti i livelli può fornire strumenti per affrontare le sfide. I tavoli su cui si è lavorato nelle giornate baresi si sono soffermati in diversi aspetti dell’ecumenismo inteso come grammatica di pace; come dono per lo spazio pubblico; come cura della spiritualità; come sapienza delle differenze e riguardanti l’ospitalità eucaristica e i matrimoni interconfessionali. I delegati, dopo aver vissuto momenti di preghiera nelle differenti confessioni in diverse chiese della città, hanno provato ad avanzare proposte che generino linguaggi inclusivi e comuni, promuovendo iniziative comuni a partire dai contesti locali e rispondere in modo comune alle numerose problematiche sociali come l’ecologia, l’accoglienza.

Forte è la richiesta di una Chiesa unita che sappia orientare i bisogni della società. L’aspetto spirituale è centrale sia per formare tutti i fedeli a conoscere e vivere riti e celebrazioni delle “Chiese vicine” e soprattutto mettere in dialogo la propria spiritualità senza estremismi o semplificazioni. «Il nostro proposito è di dare maturità al cammino ecumenico senza sottrarsi alle complicate sfide. Valorizzando la Trinità, possiamo creare una nuova grammatica di pace per denunciare gli aggressivi sentimenti religiosi e la propaganda, l’antisemitismo, l’antislamismo e denunciare le persecuzione religiosa». Sono le parole di Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, a cui si accodano quelle della pastora anglicana Jules Cave Bergquist: «Quando le Chiese parlano con unica voce è significativo. In un mondo frammentato possiamo dare testimonianza del valore della fraternità, del rispetto e arrivare anche ai piccoli, ai poveri, quelli senza voce. Questo è il vangelo di Gesù».

Il Simposio si è concluso con la veglia nella Basilica San Nicola con la consegna del “patto” all’arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Giuseppe Satriano; verrà custodito nella città di San Nicola Dalla Puglia i delegati hanno imboccato la “via italiana del dialogo” dandosi appuntamento a Firenze nel 2028,

L’unità non è traguardo, ma un dono che ogni Chiesa è chiamata ad accogliere con umiltà. L’ecumenismo è una necessità per questo tempo con cui camminare attraverso le ferite della storia nel dialogo dell’amore.

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