Dal libro alla tv

Heidi, Il libro della giungla, Topo Tip, PJ Masks, Mofy… Come mai questo proliferare di storie adattate dalla letteratura per l’infanzia?

Facendo zapping tra i canali dedicati alla produzione per bambini, si potrà notare come siano numerose le serie animate tratte dai libri per l’infanzia.

Alcuni titoli sono piuttosto noti, in quanto classici: Heidi, Il libro della giungla, L’isola del tesoro, Le nuove avventure di Peter Pan. Altri sono meno evidenti: lo sapevate, per esempio, che la fortunata serie prodotta da Studio Bozzetto, Topo  Tip, nasce inizialmente come serie di libri scritti da Andrea Dami? Anche Mofy, la tenerissima coniglietta di cotone di Rai Yoyo, è in realtà ispirata alla serie di libri dell’illustratore giapponese Aki Kondo. PJ Masks Superpigiamini, che vede protagonisti i piccoli supereroi della notte, Gattoboy, Gufetta e Geco, è tratta, a sua volta, dalla collana di libri – molto popolari in Francia – Les Pyjamasques. Persino l’Ape Maia, creata per la prima volta per il piccolo schermo nel 1975 e ora in onda su Rai Yoyo in una versione remake in 3D, è in realtà l’adattamento di alcuni romanzi dello scrittore tedesco Waldemar Bonsels.

Come mai questo proliferare di storie adattate dalla letteratura per l’infanzia? Non sarebbe meglio produrre storie originali, create appositamente per il piccolo schermo, piuttosto che “riciclare” storie trite e ritrite? Le storie che derivano da libri già pubblicati hanno indubbiamente alcuni vantaggi, prima di tutto economici. Infatti è più semplice ottenere la produzione di una serie tratta da libri noti al pubblico di riferimento e il cui grado di apprezzamento è già stato testato, piuttosto che storie nuove, che potrebbero rivelarsi un insuccesso commerciale. I bambini inoltre, più degli adulti, amano sentirsi raccontare sempre le stesse storie e ritrovare sullo schermo un personaggio conosciuto e amato può dar vita a un circolo virtuoso soprattutto da un punto di vista economico (ristampe di libri, merchandising rinnovato, ecc.). Da un punto di vista contenutistico, invece, le storie che derivano dalla letteratura sono indubbiamente più ricche e complesse in termini di personaggi e linee narrative.

Certamente i libri per bambini sono più brevi di quelli per adulti e in fase di adattamento televisivo sarà compito degli sceneggiatori ampliare il materiale drammaturgico in modo da dar vita a decine e decine di episodi. Le storie per bambini, a differenza di quelle per adulti, sono quasi sempre illustrate e ciò fa sì che nei bambini nascano aspettative ben precise sui loro eroi: Pippi Calzelunghe, di cui va ancora in onda la serie del 1969 in live- action (ovvero con attori in carne e ossa), non sarebbe la stessa se fosse interpretata da una bambina bionda e dal faccino angelico. Pippi Calzelunghe, infatti, è sempre stata descritta come una bambina fuori dal comune, dalle treccine color carota e il sorrisetto furbo e raffigurarla diversamente tradirebbe il personaggio a livello profondo. Nell’adattamento per l’infanzia, perciò, non conta solo la rappresentazione caratteriale dei personaggi, ma anche (e forse soprattutto) quella estetica.

Classici a parte, nel caso dei cosiddetti albi illustrati, ossia brevi racconti per bambini in cui testo e illustrazione si equilibrano, la conoscenza della storia da parte del bambino passa esclusivamente attraverso le immagini. È il caso, per esempio, di Giulio Coniglio, da cui è stata tratta una serie animata in onda su Nick Jr., ma che nasce prima di tutto come protagonista di una serie di albi illustrati da Nicoletta Costa. Gli albi illustrati si traducono con naturalezza nel linguaggio dell’animazione, che deve cercare di rispettare il più possibile lo stile dell’illustratore originale, così che il bambino possa continuare a riconoscere i personaggi anche nel passaggio da un medium all’altro.

Ad ogni modo, il successo delle serie “letterarie”, siano esse tratte dalla letteratura del passato o da più moderni albi illustrati, è un dato di fatto e dimostra, ancora una volta, che storie di questo tipo resistono a ogni moda passeggera, perché sono in grado di rinnovarsi e rivolgersi ai bambini di oggi come di ieri. Come diceva Italo Calvino, un classico è quel libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, che sia attraverso pagine di carta o da un grande o piccolo schermo.

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