Dai monitor all’aria aperta

Recuperare la dimensione semplice del gioco fuori dalle mura di casa.
calcio
A casa Bianculli il telefono fisso non c’è più da qualche mese e la postazione Internet neanche. Al loro posto i cellulari e una chiavetta per collegarsi alla Rete rigorosamente in uso ai genitori. Motivo della scelta: il figlio adolescente stava crescendo a suon di chat, prima, di Facebook, dopo, e nel tempo restante tra un sms e un mms c’era la play station a completare l’opera. Nativi digitali, li chiamano, questi ragazzi che già da bambini crescono fra gli ultimi ritrovati tecnologici. Nel nostro Paese, secondo l’Istat, si svolge in casa la vita del 97 per cento dei bambini.

 

Son cambiati i tempi da quelle belle giocate all’aperto che fanno parte del patrimonio dei ricordi di tanti di noi che trent’anni non dobbiamo più compierli. anno e soprattutto in estate, difficile rimanere a casa una volta onorati gli impegni scolastici. dei quattro cantoni agli angolChi si dimentica il torneo di pallavolo improvvisato con un filo che fungeva da rete nel cortile del condominio, o le partite a tennis nel piazzale, il gioco dei quattro cantoni agli angoli della strada, le gare in bici su vie solitarie, le partitelle a calcetto nella stradina chiusa al traffico? E le lunghe chiacchierate con l’amica del cuore sedute sui gradini della chiesa, le belle passeggiate su e giù per il corso con la comitiva, lo scambio delle figurine, il gioco del nascondino, l’inseguimento, le arrampicate sugli alberi? Insomma, niente monotonia nelle nostre giornate durante tutto l’anno e particolarmente in estate. Pochi mezzi e tanto sano divertimento.

 

Nostalgico rimpianto di un passato che non torna più? Non proprio. C’è la preoccupazione, reale, che la mancanza di una dimensione ludica che metta in movimento il corpo, magari a contatto con la natura, comporti gravi menomazioni allo sviluppo equilibrato dei ragazzi, come segnalano tanti psicologi che invitano a riappropriarsi dei giochi all’aperto.

 

Anna e Albertina Oliverio Ferraris, rispettivamente docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma e di Filosofia della scienza a Chieti, hanno anche scritto un libro su quest’importante tematica, A piedi nudi nel verde (Giunti), stimolate dall’ascolto di «alcuni genitori che sostenevano come l’agorà dei bambini del nostro tempo sia ormai Internet. Invece no: l’infanzia è fatta di movimento e di scoperte; i bambini devono correre, sporcarsi, misurarsi in spazi liberi. È qui che si sviluppa il pensiero, stimolando la motricità, i cinque sensi, la fantasia. Ma le città sono diventate così pericolose che gli adulti hanno paura, e la loro paura confina i figli dentro casa». Già, la questione è complessa.

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