Sfoglia la rivista
1 9 5 6 A N N I 2 0 2 6

Italia > Società

Da Gaza a Nordest

di Chiara Andreola

Grazie all’associazione Padova Abbraccia i Bambini Odv-Ets e alla Protezione Civile, un gruppo di bambini di Gaza ha potuto essere accolto in Veneto per ricevere cure mediche. L’associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia li ha incontrati per una giornata sulla neve

Un momento della giornata sulla neve in Val Saisera organizzata da Afn Fvg con alcune famiglie di Gaza

Fortunatamente, qui, le uniche battaglie che ci sono sono quelle a palle di neve: siamo in Val Saisera, nell’estremo Nordest d’Italia al confine con Austria e Slovenia, dove sono arrivati lo scorso 25 gennaio una quarantina di persone – quasi tutte donne e bambini – sfollate da Gaza, per una giornata sulla neve promossa dall’Associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia. Neve che si è fatta desiderare a lungo quest’inverno, ma che è caduta copiosa in quella domenica, quasi a voler accogliere il desiderio espresso da questi bambini.

Sono infatti perlopiù bambini quelli giunti in Italia nel corso del 2025 grazie ad un ponte umanitario realizzato da Padova Abbraccia i Bambini (PAB) Ets-Odv tramite la Protezione Civile, allo scopo di garantire cure mediche ai minori che ne avevano necessità – per mutilazioni e ferite dovute alla guerra o per altre patologie che non potevano essere trattate in loco – e alle loro famiglie. Famiglie, peraltro, spesso spezzate: c’è chi ha perso genitori, fratelli e sorelle sotto le macerie, o chi ha “lasciato” indietro il padre o il fratello più grande che non hanno avuto accesso a questa opportunità. Ma non manca la voglia di guardare avanti, la cui immagine più lampante è probabilmente quella di una bimba di 9 anni che ha perso entrambe le gambe – amputate, ci viene poi riferito, senza anestesia – che scivola divertita sullo slittino su cui è stata sistemata, ed è sufficientemente “carica” da ballare col le braccia al centro del cerchio che altre ragazze formano al suono della musica.

A fare da ponte tra queste famiglie, PAB e Famiglie Nuove Fvg è stato Kamel Layachi, imam delle comunità musulmane del Veneto. «Ho conosciuto la loro realtà in occasione di una festa di compleanno – racconta l’imam – e così ho dato la mia disponibilità a seguire queste famiglie coinvolgendo non solo le comunità musulmane della regione, ma anche realtà cattoliche». Come ad esempio le parrocchie a cui la stessa PAB si è appoggiata per trovare appartamenti in cui alloggiare queste famiglie, e appunto Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia e la parrocchia Di Tarvisio, che ha messo a disposizione una sala per il pranzo seguito alla mattinata sulla neve. I bambini avevano infatti espresso il desiderio di vedere per la prima volta la neve; e grazie alla conoscenza diretta con alcuni membri dell’Associazione e alla disponibilità del parroco di Tarvisio, don Emanuele Paravano, è stato possibile organizzare questa giornata.

Giornata che, spiega l’imam, è inserita nel più vasto percorso di integrazione che queste famiglie stanno compiendo: «Non appena le loro condizioni di salute lo hanno permesso, tutti i bambini sono stati inseriti a scuola – riferisce Layachi – e anche i loro accompagnatori, nella maggior parte dei casi le madri, hanno iniziato a frequentare dei corsi di italiano. Questo nell’ottica di una permanenza in Italia che sarà almeno di medio termine, e che implica quindi anche l’inserimento lavorativo. Al momento il loro soggiorno in Italia è finanziato da PAB tramite i suoi canali, ma ci sono tutte le potenzialità perché queste persone possano lavorare e non mancano professionalità di rilievo: ci sono ad esempio due psicologhe specializzate nel seguire le persone che hanno subìto traumi». E anche i bambini possono dare un grande contributo: «Penso ad esempio all’ultima arrivata, una bambina che è rimasta otto ore sotto le macerie, gravemente ferita, e ha perso i genitori e i quattro fratelli: ha una forza spirituale straordinaria, ha molto da insegnare anche agli adulti».

Certo, non si possono dimenticare le cure mediche, per le quali – nonostante le cure garantite dall’Ospedale di Padova – ci sono anche rilevanti necessità economiche: in particolare per le protesi, non coperte dal nostro servizio sanitario, come quelle per la bambina che ha perso entrambe le gambe. «Vogliamo vederla tornare a camminare, lei e tutti coloro che hanno perso un arto – prosegue l’imam – e per questo sono state avviate delle raccolte fondi».

Dopo la mattinata insieme sulla neve in Val Saisera – accolti da un gruppo di Famiglie Nuove della regione, dai volontari dell’associazione Friulclown, dal parroco di Valbruna don Giuseppe Marano, e dal tè e biscotti offerti dagli alpini – il gruppo si è spostato al caldo per il pranzo (curato dalla comunità musulmana di Udine) nella sala parrocchiale di Tarvisio; e per gli interventi di Barbara e Federico Vescovini di Famiglie Nuove Fvg, di don Emanuele Paravano, di Kamel Layachi, e del monaco melkita Jacques Frant, fondatore del monastero di Sant’Efrem a Taybeh in Palestina, ospite in questi giorni in Italia. A chiudere il tutto è stato un momento di preghiera comune.

Numerose e profonde sono state le manifestazioni di gratitudine da parte delle famiglie palestinesi arrivate a fine giornata tramite l’imam, che non ha esitato a chiamare “fratelli” e “sorelle” le persone coinvolte nell’organizzazione. «Veramente grazie a tutti perché avete permesso alla felicità di toccare nuovamente i nostri cuori e i cuori dei nostri figli dopo tante prove e sofferenze», ha scritto una mamma; «Per me è stato un regalo per compensare ogni sofferenza, ha cambiato il mio stato d’animo – ha detto una bambina -. Avevo estremo bisogno di vedere qualcosa di nuovo, di bello nella vita, dopo la carneficina e la violenza vissuta in prima persona, e dopo il lungo ricovero in ospedale».

Ma altrettanto sentite sono state le testimonianze raccolte da parte dei friulani. «Volti meravigliati dalla neve, felici di quell’attimo, ma allo stesso tempo per alcuni il volto è sfigurato. Come può coesistere tutto questo? – si chiede Fausta -. Eppure è ciò che abbiamo sperimentato oggi, scoprendo che ognuno con il suo pezzetto donato può ricomporre molto». «Vedere quei bambini, le mamme, mi ha emozionato tantissimo e insegnato che la vita può essere terribile, ma che l’amore e il supporto possono fare moltissimo», afferma un’altra. «Se con questa giornata avessimo contribuito a costruire nel cuore di questi bimbi e di queste mamme anche solo un piccolissimo angolo di pace e di speranza avremmo già fatto tanto», conclude Fides, del Focolare di Udine.

Riproduzione riservata ©

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile e
i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni:
rete@cittanuova.it

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876