Da cent’anni per l’unità

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Icatalizzatori sono delle sostanze particolari: influiscono sulla velocità delle reazioni chimiche e rendono possibili processi vitali come la respirazione e la digestione, ma rimangono pressoché immutati e non vengono mai in evidenza. Quello che operano i catalizzatori nella natura e nella tecnica, sembra avvenire anche tra i cristiani nei Paesi di lingua tedesca grazie alla Bruderschaft vom Gemeinsamen Leben (Fraternità di Vita Comune). Questa piccola comunità di qualche centinaio di membri, che ha appena raggiunto il secolo di vita, lascia volentieri ad altri le manifestazioni in grande stile, le dispute teologiche e le idee programmatiche, ed evita riflettori e macchine da presa. Ciononostante, senza di essa la rete ecumenica presenterebbe diverse lacune. Ad esempio, non esisterebbe il Centro ecumenico di vita di Ottmaring, alle porte di Augsburg che, secondo l’opinione di certi ecumenisti, offre uno spazio dove potersi incontrare, in un clima di serenità e di stima. E chissà se si sarebbe sviluppato nella sua forma attuale l’Incontro dei responsabili, piattaforma in cui convergono e si sostengono vicendevolmente da circa quarant’anni dirigenti di movimenti e comunità per la maggior parte evangeliche. Alcuni sono addirittura del parere che non esisterebbe neanche il nuovo Insieme per l’Europa di movimenti evangelici, cattolici e ortodossi e Chiese libere. La Bruderschaft non appare neanche nella lista dei circa 170 gruppi che prendono parte al progetto intitolato: Insieme, come altrimenti?. Ma se non si fossero curati prima i tanti, piccoli rapporti di relazioni nei quali fratelli e sorelle della Brudershaft sono presenti, forse sarebbe stato molto difficile, per raggruppamenti così diversi, trovare la strada per incontrarsi. Noi ci consideriamo una rete di radici: e le radici sono nascoste sotto terra e non si vedono: così Walter Pollmer spiega l’estrema riservatezza della sua comunità. Come fratello celibe Walter, 78 anni, vive da decenni a Ottmaring, e si nota in lui un certo disagio al pensiero che questa vita nascosta venga descritta in un articolo. Articolo non facile per la complessità di questa comunità. Vi appartengono non solo fratelli e sorelle non sposati, ma anche coniugati. Essa è, a sua volta, solo il nucleo di un’opera più ampia, che nel suo Paese di origine viene chiamata Associazione svizzera di diaconia, e in Germania Società di cristianesimo. Tutti coloro che si sentono in sintonia col pensiero della Bruderschaft possono farne parte. Più facile capire l’orientamento di fondo della comunità. Dato che quanti vi appartengono sono convinti che tutti i cristiani sono fratelli mediante il sacrificio di Gesù sulla croce, si dedicano a una sorta di diaconia dell’unità. Il significato lo spiega Walter Pollmer con uno sguardo retrospettivo: all’inizio dell’avventura ci sono due diaconi riformati operatori sociali della Chiesa: Gotthilf Haug (1875-1951) e Jakob Schelker-Kellenberger (1868-1954). Dal 1899 operano a Zurigo, rimanendo molto colpiti dalle grandi necessità della città: masse di gente vi si erano trasferite dalla campagna, piene di speranza, non trovando però né lavoro né casa. Conseguenze: alcolismo e famiglie distrutte. Entrambi hanno sentito che diaconia doveva significare ben più che una semplice assistenza sanitaria, come era allora abitudine offrire: ben altre erano le necessità, e loro si sentivano chiamati ad alleviarle. Ben presto altri si aggiunsero ai due, a cominciare da Line Schelker (1861-1936), la prima responsabile delle Sorelle di vita comune. Prodigandosi per tutti, indipendentemente dalla loro religione o condizione di vita, si trovarono ben presto ad affrontare gelosie e spirito di parte. Capirono così che la divisione tra cristiani non impedisce solo l’annuncio del Vangelo, ma è la radice di tutti i guai della vita sociale.Ma i diaconi e le diaconesse non si persero in discussioni o compromessi nel campo della fede, e intensificarono il loro servizio. La lettura di testi su una fraternità che esisteva già alla fine del Medioevo indicò al nuovo gruppo svizzero la direzione di marcia. Di questa comunità maschile medievale facevano in effetti parte laici non sposati a vita comune. Haug e Schelker avvertirono una grande consonanza d’idee con questo movimento di rinnovamento. Sia il concetto di fraternità che quello di vita comune acquistò per loro un significato sempre più profondo. I nostri padri erano convinti che fosse arrivata l’epoca dell’unica fraternità di Gesù Cristo – spiega Walter Pollmer -: i fondatori videro nella loro comunità l’espressione di questa fraternità in Cristo. A differenza degli altri movimenti spirituali, la Bruderschaft usa ancora oggi la parola fratelli, sorelle, fratellanza preferibilmente per i cristiani. Col suo sacrificio sulla croce, Gesù ci ha resi fratelli nel senso più profondo della parola . Chi fa sua questa redenzione, viene rigenerato dallo Spirito Santo. E lo Spirito rende gli uomini capaci di amarsi, rendendo così visibile questa unità. Il concetto di vita comune, secondo la definizione di Pollmer, funge da indicatore della stessa vita della Trinità. Come le tre divine Persone sono uno per l’amore, così fratelli e sorelle dovrebbero arrivare all’unità attraverso l’amore scambievole. A causa della grande sintonia con la fraternità medievale, Haug e Schelker scelsero questo stesso nome per la nascente comunità. Alcuni riscoprirono il valore del celibato, altri si sposarono; alcuni indossarono una divisa, altri rimasero in abiti civili. La nuova realtà così sorta è la prima fraternità che rifà l’esperienza di vita comune e del celibato nel mondo evangelico dopo la Riforma. In questa comunità si sono formate persone che – come più tardi venne descritto da Klaus Hess di Ottmaring – hanno avuto il coraggio di porsi nelle fratture che si aprivano dappertutto nel corpo di Cristo e nell’umanità . Oggi nei Paesi di lingua tedesca esistono circa settanta di tali fraternità. Come si realizzava questa diaconia dell’unità nel concreto? Oltre all’aiuto concreto agli indigenti, fin dall’inizio preghiera e penitenza sono state al centro della vita della Bruderschaft. Tutte le mattine, fratelli e sorelle pregano per l’unità e implorano Gesù che ha redento l’umanità: Facci tutti uno con te e fra noi nella comunione inscindibile e completa d’amore e di vita del tuo cuore. Poi, sin dal primo momento della loro esistenza, fratelli e sorelle andarono incontro ad altri cristiani e comunità, prendendo addirittura parte ai loro riti religiosi, cosa allora del tutto inconcepibile. Al comitato di esperti, i quali all’inizio avevano appoggiato il loro lavoro, questo modo di comportarsi risultò ben presto sospetto. Rifiutò quindi il suo appoggio costringendoli così a costruire strutture proprie. Con l’Associazione della diaconia svizzera la comunità nel 1906 poté presentare finalmente la sua fisionomia, permettendo di costituire un ricovero e centri di formazione per diaconi e diaconesse. Presto sorse la Casa Santo Stefano per diaconi a Nidelbad, nel Cantone di Zurigo, tuttora centro della comunità svizzera. Nella missione per la colletta, fratelli e sorelle si sono messi in cammino per chiedere un aiuto economico; ma soprattutto hanno curato i rapporti con le persone, mediante consigli e aiuti concreti. È rimasta intatta fino ai nostri giorni una fitta rete di rapporti personali con responsabili di Chiese, parrocchie, comunità e movimenti – come pure la Giornata ecumenica delle Chiese, che dal 1921 si svolge ogni anno a Rüschlikon. L’elenco dei temi trattati testimonia l’interesse a diversi livelli della comunità: domande di natura teologica, esperienze di altre Chiese, incontri con diversi movimenti nuovi, interesse per delle convinzioni non-cristiane. Tra una guerra mondiale e l’altra, la comunità mise radici anche in Germania, e nel 1919 fondò la Società di cristianesimo. Nel 1924, con fratello Eugen Belz, i fratelli celibi si stabilirono a Heidenheim. Accanto a lui, una delle figure portanti della Bruderschaft è stato Klaus Hess. Nell’agenda del pastore luterano troviamo l’indirizzo di molti fondatori e fondatrici, vescovi cattolici ed evangelici, oltre che di molti ortodossi e predicatori carismatici. Hess, assieme al pastore metodista Paul Riedlinger ed altri, era rimasto preso dall’idea di un Servizio ecumenico a Cristo che rivalutasse proprio la diaconia dell’unità. Proprio in quegli anni, durante la Seconda guerra mondiale, indipendentemente le une dalle altre, tra i cristiani sono sorte altre realtà che invitavano all’unità, come le Suore di Maria (Marienschwestern) a Darmstadt e il Movimento dei focolari a Trento. Questo fatto è per lui un segno che deve essere stato lo Spirito Santo ad operare. Nel 1955 quattro famiglie della Bruderschaft si trasferirono ad Ottmaring presso Augsburg. Successivamente si aggiunsero le comunità dei fratelli e delle sorelle. Il pastore Klaus Hess già nel 1960 aveva affermato che i cristiani avrebbero bisogno di centri di vita per realizzare l’unità. Si arrivò anche a comprare appezzamenti di terreno ad Ottmaring a questo scopo, senza aver ancora un’idea chiara al riguardo. Questa visione divenne realtà con l’incontro tra Bruderschaft e Focolari. In occasione del Kirchentag ecumenico del 1960 un sacerdote diocesano di Augsburg, Josef Gleich, parlò loro dell’impegno del movimento italiano – allora solo cattolico – per l’unità, e l’abitudine di considerare la Parola di Dio come il filo conduttore della vita di ogni giorno. Questa, finalmente, è carne della nostra carne, fu la risposta esultante di uno dei responsabili della Bruderschaft. Si erano infatti incontrati con cattolici che saziavano esattamente le esigenze originarie della Riforma: l’amore al Vangelo. E questi focolarini – come la Bruderschaft – finalizzavano la loro azione e la loro vita proprio all’unità. Erano motivi sufficienti per proporre la fondazione di una cittadella dove poter testimoniare insieme questi valori. Nel 1968 fu inaugurato il Centro ecumenico di vita a Ottmaring. Membri evangelici e cattolici della Bruderschaft e membri dei Focolari appartenenti a diverse Chiese, come pure amici di altre spiritualità, vivono ancora lì, insieme. Gli abitanti della cittadella si resero però conto, poco alla volta, che erano più estranei l’un l’altro di quanto inizialmente pensassero. Era necessario quindi imparare a non schivare le divisioni tra le Chiese, ripiegandosi su facili compromessi. Ma la sfida sembra essere stata vinta, e ora la fedeltà degli abitanti di Ottmaring al disegno comune incoraggia altri che si impegnano per l’ecumenismo ad andare avanti per questa strada spesso irta di ostacoli. Helmut Nicklas, per anni responsabile dell’Ymca di Monaco, è solito ripetere: Senza Ottmaring non sarebbe possibile pensare oggi alla comunione tra i movimenti e le comunità spirituali. Ottmaring è solo un esempio dei frutti che può portare la Bruderschaft alla piena unità della Chiesa.

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