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In profondità > Ecumenismo

Da Bari verso un’assemblea ecumenica nazionale

di Luigi Laguaragnella

- Fonte: Città Nuova

Dalla veglia ecumenica al primo Simposio nazionale: oltre 100 delegati delle diverse confessioni riflettono sulla “via italiana del dialogo”, sull’ecumenismo come grammatica di pace e dono per lo spazio pubblico

Veglia ecumenica diocesana a Bari per l’apertura della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Foto di Luigi Laguaragnella

La veglia ecumenica diocesana ha aperto la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che a Bari condurrà al primo Simposio delle Chiese cristiane, un confronto tra le diverse confessioni alla luce degli incontri del tavolo istituito presso la Segreteria Generale della CEI. Oltre 100 delegati, tra cattolici, ortodossi, protestanti, evangelici e anglicani rifletteranno sulla “via italiana del dialogo”, sull’ecumenismo come grammatica di pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità e sapienza delle differenze. Le giornate del 23 e 24 gennaio, attese con molto interesse dalle diverse comunità cristiane, saranno caratterizzate da momenti di confronto, di riflessione e dall’arte dalla musica della fondazione Frammenti di Luce. Non solo nella basilica di San Nicola, ma anche nelle Chiese evangeliche e nei Centri pastorali ortodossi tutte le comunità sono invitate a partecipare alle proposte di preghiera delle differenti professioni religiose. L’intento è quello di creare un’assemblea ecumenica nazionale.

La città, ponte tra Oriente e Occidente, da sempre è aperta all’accoglienza e alle altre fedi, fu definita da papa Francesco «capitale dell’unità» soprattutto dopo la giornata del 2018 in cui arrivarono in Puglia i patriarchi delle Chiese mediorientali su invito proprio del pontefice. Il 17 e il 18 gennaio numerosi esponenti della chiesa ortodossa, insieme a sacerdoti e vescovi, hanno condiviso le “Conversazioni tra cattolici e ortodossi nello Spirito Santo”, incontro organizzato dalla Comunità di Gesù, associazione internazionale di fedeli della Chiesa cattolica, in collaborazione con la Facoltà teologica pugliese, il Centro studi per l’ecumenismo in Italia, con il sostegno dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto.

Veglia ecumenica diocesana a Bari per l’apertura della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Foto di Luigi Laguaragnella

Gli interventi di sacerdoti cattolici romani e ortodossi, centrati sul tema della “koinonia” (la comunione), hanno contribuito al processo per rinsaldare il legame spirituale tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, mediante la preghiera, l’accoglienza dei doni dello Spirito Santo, per affrontare insieme le sfide ecumeniche del presente. Cardini di questa unione sono i passi compiuti per vivere la comunione alla luce della Charta Oecumenica, «pietra miliare verso l’unità dei cristiani in Europa», della visita di papa Leone XIV in Turchia per commemorare il Concilio di Nicea e del 60° anniversario della reciproca rimozione delle scomuniche.

Il week end scorso, caratterizzato da numerosi interventi, è culminato nella cattedrale di San Sabino con la veglia ecumenica in un clima di condivisione e armonia. La preghiera è il luogo in cui ogni cristiano è chiamato a stare, perché Gesù chiama per primo. Tale concetto è stato ribadito dalle riflessioni dei concelebranti.

Veglia ecumenica diocesana a Bari per l’apertura della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Foto di Luigi Laguaragnella

Sua eminenza Nikitas, arcivescovo di Tiatira e Gran Bretagna, ha sollecitato a non lasciarsi sopraffare dalla paura che spesso invade il cuore, riprendendo una frase riportata sull’immagine di Sant’Antonio Abate: «Non temo Dio, ma lo amo. Dobbiamo eliminare la paura dai nostri cuori per far entrare la grazia e l’amore di Dio. Scacciare il timore dal cuore come fecero proprio Sant’Antonio e San Nicola. Noi che amiamo Dio non dobbiamo avere paura di fare un passo avanti per guidare anche gli altri sulla via di questo amore. Non occorre identificarci con titoli individuali, bensì come una famiglia cristiana. Non basta celebrare l’amore nelle nostre Chiese o tra noi, ma portarlo all’esterno. Se amiamo Dio con tutto il cuore, si riuscirà a seguire la via della luce».

Cristo come via, vita, verità. Ogni cristiano deve sentirsi parte di un popolo che cammina e si sostiene vicendevolmente. L’arcivescovo anglicano Sean Larkin invita ad uno sguardo di amore su questo percorso: «Il popolo di Dio viaggia insieme e si incoraggia. Ascolta la verità nella sua Parola, per questo noi non dobbiamo cercare la verità nella filosofia o nella teologia, ma nelle Scritture nel nome di Gesù. Ascoltare la parola di Dio gli uni gli altri permette di vivere il cristianesimo non da soli e individualmente, ma condividendo la comunione della verità. L’amore e la verità fanno cambiare, ma avendo un cuore penitente e umile. Con questo atteggiamento dovremmo continuare ad imparare gli uni dagli altri».

Ogni credente, perciò, deve sentirsi chiamato direttamente da Gesù perché «il Signore raduna la Chiesa oltre le distinzioni e le ferite». Sono le parole conclusive dell’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano: «Lui chiama per restare. L’unità è concepita come un suo dono e da essa si costruisce camminando insieme, stando alla sua presenza nella preghiera. Egli chiama, come ha fatto con gli apostoli, «icone di una comunione possibile» − afferma l’arcivescovo Satriano − «per questo l’unità dei cristiani è sempre missionaria, imparando a riconoscere la tradizione come elemento di unione, oltrepassando le logiche della divisione, i veri demoni di oggi».

Stare insieme e insieme sentirsi inviati, nei tempi attuali, sono passi di comunione da prendere, da sperimentare, da illuminare.

 

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