Cure palliative: la seconda medicina

Come accompagnare dignitosamente, garantendo qualità di vita, a malati terminali e pazienti cronici. Il convegno su "Cure palliative e Hospice". La nuova scuola di specialità in “Medicina e cure palliative” dell'ateneo di Padova. Il rischio di chiusura di uno degli hospice veneti in mano ai privati.

C’è discreta confusione quando si parla di cure palliative; esse nacquero per il trattamento dei pazienti neoplastici quando le cure “attive” avevano concluso il loro ruolo; erano tempi in cui l’oncologia scopriva che il suo obiettivo non fosse la semplice cura delle neoplasie ma garantire ai propri pazienti qualità e dignità di vita fino alla fine.

Oggi le cure palliative sono altra cosa; compito della medicina non è solo guarire le malattie ma anche garantire qualità di vita al paziente quando la guarigione è impossibile. Sarebbe utile pensare insomma che esistano due medicine: quella curativa, “attiva”, e quella palliativa. Oggetto di cure palliative non sono solo i pazienti terminali ma anche pazienti cronici per i quali la fine della vita non è imminente.

In un recente articolo sul valore della morte, The Lancet, rivista medica tra le più importanti del mondo, afferma tra l’altro come si spenda molto per allungare la vita delle persone ma molto meno, invece, per accompagnarle dignitosamente nell’ultima fase della vita.

Benché negli ospedali molte persone siano sottoposte a cure eccessive, un numero assai maggiore di persone viene curato in modo insufficiente o, muore per condizioni prevenibili e senza accesso a un antidolorifico di base.

La morte non è un semplice evento fisiologico ma un processo relazionale e spirituale e per molte delle persone che muoiono in ospedale famiglie e comunità sono tenute un po’ lontane mentre «relazioni e reti sono sostituite da professionisti e protocolli».

Molti degli argomenti trattati in quest’articolo sono stati oggetto del Convegno “Cure palliative ed Hospice, per un approccio globale alla persona”.

L’ateneo di Padova, che festeggia l’ottocentesimo della sua fondazione, ha ospitato nella sua sede storica il convegno in cui è stata annunciata anche la nascita, a Padova, di una nuova scuola di specialità in “Medicina e cure palliative”.

La nuova disciplina non è nata dalla fantasia accademica di qualcuno ma da un’attività che man mano, negli anni, ha coinvolto professionalità diverse. Viene anche messo in risalto, poi, anche il carattere multidisciplinare di questa nuova specialità medica.

Valter Giantin, geriatra e bioeticista, organizzatore della giornata, cita l’articolo di The Lancet affermando che il 60% dei pazienti che necessitano di cure palliative oggi, ad esempio, non ha alcuna malattia neoplastica.

Giantin afferma che vanno considerate oggi cure palliative precoci, simultanee, e continuative. Anticipando la palliazione in affiancamento ad altre terapie curative non solo si garantisce la qualità di vita del paziente ma si migliora addirittura la prognosi.

In più, le cure palliative non si occupano solo del paziente ma anche dei suoi caregivers, familiari o non che si occupano della loro assistenza diretta.

Oggi grazie a molti nuovi farmaci ed a nuove soluzioni assistenziali alcune malattie non guariscono ma possono cronicizzarsi e la loro prognosi può essere più lunga; è il caso, ad esempio, di certe leucemie o della comparsa di nuove metastasi curabili in una malattia neoplastica, dello scompenso cardiaco cronico o della broncopneumopatia cronica ostruttiva, di insufficienze renali gravi o malattie neurodegenerative. Alcune di queste malattie, pur inguaribili, possono essere trattate con scomparsa dei sintomi e ritorno temporaneo del paziente in una discreta condizione di vita.

Compito del palliativista è prendere in carico il dolore totale del paziente e della sua famiglia, anche mediante il supporto psicologico e spirituale e curare la comunicazione col paziente sull’argomento delicatissimo della propria malattia, della propria spettanza di vita e della propria morte.

Su questo bellissimo convegno, nella città che tiene a battesimo una scuola di specialità in terapie palliative ha proiettato la sua ombra un evento quantomeno imbarazzante: la chiusura definitiva dell’hospice padovano per malati terminali.

Si apprende infatti a fine convegno che tre dei quattro hospice del Veneto sono appaltati a privati! Perfino servizi così delicati e cruciali come gli hospice vengono “esternalizzati”.

Il senso di questa interessante giornata ruota intorno alla citazione di un aforisma di Fëdor Dostoevskij: «Per agire in modo intelligente c’è bisogno di qualcosa di più dell’intelligenza…

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