Cuori selvaggi al Salone del libro di Torino

I libri destano ancora un forte fascino anche tra i giovani, ne è una prova la risonanza che sta avendo la grande esposizione torinese
cuori selvaggi

Cuori selvaggi. È questo il titolo della 34a edizione del Salone internazionale del libro, che ha spalancato le porte a Torino dal 19 al 23 maggio. Cuori selvaggi: un titolo da festa da ballo in spiaggia, un titolo più da discoteca che da Salone del libro. Perché allora? Scriveva una volta Herman Hesse: «Una scimmia normale non ha mai pensato di lasciare l’albero e di camminare sulla terra in posizione eretta. Quella che per prima lo ha fatto, che per prima lo ha sperimentato e per prima lo aveva sognato, era, tra le scimmie, un visionario, uno stravagante, un poeta, un innovatore, non un normale».

cuori selvaggi

Il titolo vuole indicare che nella attuale situazione – dove tante certezze sono scosse e ci si trova di fronte a problemi che si credeva non ci toccassero più – in questa situazione, insomma, la normalità non basta. Ci vuole visione. Il direttore editoriale del Salone, Nicola Lagioia, dice: «Ci vogliono pensieri audaci per riportarci sulla rotta di un futuro desiderabile, sono necessari coraggio, intelligenza, generosità, calore umano per gettare nel modo giusto il cuore oltre l’ostacolo». Per questo motivo il titolo, sottolineato dalla grafica della locandina, di Emiliano Ponzi: due ragazzi che corrono liberi verso l’orizzonte, verso la città appena sveglia o appena addormentata.

Questa edizione del Salone è innanzitutto un gesto di coraggio. L’edizione precedente infatti, slittata per la pandemia, si è tenuta solo 7 mesi fa. Possibile che il libro attiri ancora così tanta gente quando le giovani generazioni si sono votate alla comunicazione rapida dei social e alla logica dell’immagine? Eppure, pare di sì, che nonostante tutto il fascino del libro sia ancora ben forte. Primo Levi diceva in un’intervista:

In ognuno di noi alberga tuttora, nel suo profondo, il desiderio infantile di farsi raccontare una storia.

Il libro racconta una storia, è una carezza allo spirito, le sue parole scritte hanno il potere di dare conforto e illuminare, a volte di scuotere. Per questo il libro ha sempre successo.

cuori selvaggi

Il Salone è stato inaugurato dallo scrittore indiano Amitav Ghosh, mentre nell’Arena Bookstock, uno spazio aperto dedicato ai giovani lettori, Maria Falcone raccontava le battaglie e il lascito morale di suo fratello Giovanni, assassinato 30 anni dalla mafia. Ampio spazio è dato alle celebrazioni dei centenari della nascita di Pier Paolo Pasolini e di Beppe Fenoglio. Nei 5 giorni, un programma fitto fitto di eventi. Gli Istituti culturali Piemontesi propongono “Parole di dialogo”, con la partecipazione degli storici Alessandro Barbero e Mauro Forno. Cultura, educazione, responsabilità, lettura, sono le parole chiave. E una domanda che suona come un impegno: le parole servono a trasformare la realtà? Barbero non ha dubbi: sì. Perché il libro propone ancora la necessità di illudersi, contro lo sguardo scettico di chi sa già come vanno a finire le cose. Ma se non si acconsente a illudersi, non si può progredire. E ora c’è bisogno di progredire. Grande successo ha lo stand della Calabria, dove avviene il passaggio di testimone tra Vibo e Ivrea come capitale del libro. Uno spazio del Salone è riservato alla Casa della Pace: un luogo di dialogo e di informazione sull’emergenza ucraina e su tante iniziative di solidarietà. Oltre alla manifestazione principale, Torino brulica di programmi della 18a edizione del Salone Off, che si svolge in molti quartieri della città. La “Vecchia Signora” insomma è in fibrillazione: appena smaltita l’euforia dell’Eurovision, oggi attende il Giro d’Italia. E intanto i libri, tra musica e sport, fanno sentire ancora la loro voce.

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