Il cuore grande di Sadio Mané, oltre il bacio al cielo

Sadio Mané, stella del Liverpool e del calcio internazionale, si è reso protagonista di un piccolo gesto di esultanza dopo l’ultimo gol siglato nel week end di Premier League. Dietro, una storia di solidarietà, in una cornice molto più grande
(Peter Powell/Pool via AP)

Ai più appassionati della Premier League inglese non sarà sfuggito, nei giorni scorsi, il bacio al cielo inviato da Sadio Mané dopo un gol realizzato nella roboante vittoria del suo grande Liverpool sul Crystal Palace. Non proprio un’esultanza come tante, soprattutto per il suo significato e per la storia del protagonista. Partecipando al video di Natale di uno sponsor della squadra, Mané aveva conosciuto un fan speciale: Lee Swan, uno dei volontari più attivi nel Florence Institute, “The Florrie”, che a Liverpool si occupa di fornire aiuto ai più bisognosi, soprattutto in questo terribile 2020.

Il volontario numero 1

Swan Lee è talmente presente nel centro e in modo così instancabile da meritarsi, per tutti, l’appellativo di “Volontario numero 1”. Per premiarlo, vista la sua fede calcistica nei mitici “Reds” della città, gli era stata concessa una videochiamata con l’idolo Sadio Mané, durante la quale la stella senegalese aveva chiesto a Lee di suggerirgli un’esultanza per il gol successivo. Risposta immediata, come la stessa promessa mantenuta da Mané: “un bacio ‘lanciato’ con il dito verso il cielo per il nonno Lee” da parte del nipote Swan. Sembrerebbe un piccolo gesto, se non fosse un minuscolo orpello rispetto al grande contributo di solidarietà che, senza proclami, è parte integrante della semplice filosofia di vita di una delle più grandi stelle del calcio moderno.

La scelta di Sadio Mané

“Perché dovrei volere dieci Ferrari, venti orologi con diamanti e due aerei? Cosa faranno questi oggetti per me e per il mondo? Ho avuto fame, ho lavorato nei campi, sono sopravvissuto a tempi difficili e ho giocato a piedi nudi, senza avere il privilegio di andare a scuola. Oggi, con quello che guadagno, posso aiutare le persone”. Fece scalpore, per quanto questo stesso sia paradossale, sentire parlare così uno dei giocatori ormai più noti nel mondo del calcio. Ma solo finché il suddetto mondo non si è accorto di come Mané spendesse tempo e denaro. Devoto musulmano, non di rado lo si è visto pulire i bagni della moschea Al-Rahma di Liverpool, che sostiene economicamente e dove pratica il suo credo: né il contratto faraonico di 6 milioni di euro netti a stagione, né la gloria raggiunta con la maglia del Liverpool, hanno cambiato questo ragazzo.

(Paul Ellis/Pool via AP)

Il cuore del Senegal

Sadio Mané proviene dal villaggio di Bambali, diverse centinaia di chilometri a sud di Dakar, capitale del Senegal, dove si recò da ragazzino. Accadde pochi anni dopo aver perso il padre per una banale complicazione intestinale che, a causa della povertà e dell’assenza di un ospedale nel raggio di chilometri, nessuno poté curare. Una circostanza per la quale anche oggi, soprattutto in tempi di Covid-19, molte persone nelle zone più povere del continente africano rischiano di subire la stessa sorte. Forse è per questo che Sadio, sbarcato in Francia nel lontano 2011, ha costruito un ospedale proprio a Bambali, “così da dare speranza alla gente”. Poco affine alle luci della ribalta, spesso timido e a testa bassa, ma non in campo, dove è una freccia letale per ogni avversario, dedica le sue poche vacanze ad aiutare il suo paese: a Bambali sono sorti anche uno stadio, una scuola e una moschea, oltre a un fondo per le famiglie indigenti, senza dimenticare ovviamente la fornitura di kit da calcio per tutti i bambini locali, oltre a donazioni in denaro mensili. Forse perché Mané, quando si presentò al suo primo e unico provino decisivo, lo fece con le uniche scarpe, rotte e malandate, che aveva…

Da Bambali al tetto del mondo

Un vero e proprio modello di ridistribuzione del capitale che va a sostenere una delle più povere aree del mondo, quello costituito oggi da quel “ragazzino di Bambali” classe ’92 divenuto intanto il vicecapitano della nazionale di calcio del suo paese, vicecampione di Coppa d’Africa nel 2019. Acclamato “Pallone d’oro africano” nel 2019, anno magico in cui con il Liverpool trionfò in Champions League, dichiarò semplicemente: “Oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente: ho costruito scuole e uno stadio, fornisco vestiti, scarpe, cibo per le persone in estrema povertà. Preferisco che il mio popolo riceva un po’ di ciò che la vita mi ha dato”. Spesso, nel dorato mondo di certi vip, molte azioni suonano banali o artificiose, eppure nell’umiltà di Mané, archivi alla mano, riesce davvero difficile supporlo: un anno fa di questi tempi le telecamere, al suo ingresso allo stadio, andarono a indugiare sulla sua mano, all’interno della quale si notò un telefonino fatiscente. Un’immagine catturata per caso, ma che forse dice più di molte altre parole, per un ragazzo passato dal villaggio di Bambali ai templi dorati del calcio, facendo della sua passione un veicolo di felicità e futuro per tanti.

 

 

 

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