Cultura Moderna

È rifatta? domanda il concorrente. Bravo! questa sì che è una domanda vera, sincera ribatte pronto il conduttore che chiama il pubblico all’applauso. È un passaggio di una puntata di Cultura moderna, il f o r t u n a to programma che su Canale 5 ha preso il posto di Striscia la notizia. Chi gareggia deve indovinare il vip che si n a s c o n d e nella cabina da spiaggia e con varie domande prova ad accumulare elementi che gli permettano di capire quale sia il personaggio da copertina, la velina, la velona, la schedina, la valletta, il tronista da svelare. È questa la cultura moderna suggerita dal nome del programma, la materia condivisa dal pubblico televisivo, il background che tutti dovrebbe unirci. Il creatore è lo stesso di Striscia la notizia, Antonio Ricci, che, da guru della tv dei giorni nostri, ha presentato il programma come una provocazione intellettuale. Ma il giochino, in stile serata al villaggio turistico, con i colori e i ritmi perfetti per una estate senza pensieri, facendo finta di dissacrare le vuote icone dell’oggi, non fa altro che esaltarle al rango di miti del nostro tempo, dimostra che per stare al mondo è fondamentale sapere tutto della vita dell’ultima delle soubrette, del più sconosciuto abitante dell’isola dei famosi. Per prendere le distanze da questo mondo, la conduzione è affidata al cinico sberleffo di Teo Mammucari affiancato dalla brasiliana Juliana Moreira e dalla francese Lydie Pages che, Ricci ironizza, è ammirata per le sue doti dai più importanti uomini di cultura in circolazione . I numeri ancora una volta sono dalla parte del Gabibbo: è stato il più visto dell’estate scorsa e premiato con il Telegatto quale trasmissione della stagione. Ma ancora una volta Ricci sembra prenderci in giro. Facendo la parte di quello che vorrebbe prendere di mira la volgarità della tv di oggi, finisce per alimentarla. Come giudicare sennò la presenza ornamentale delle due vallette, che parlano solo con il loro corpo, non sanno una parola d’italiano, ancheggiano davanti alle telecamere e, senza battere ciglio, sono oggetto di ogni tipo di battuta a doppio senso, dalla più casta alla più greve? E che dire del rito tipo danza del ventre con il quale si sceglie chi comincia il gioco? Dovrebbe essere uno schetch dissacrante, come le docce e i balletti delle veline di Striscia, ma alla fine sa tanto di una furba trovata.

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