Cuccioli d’uomo sui sentieri

«I piccoli si divertono e i genitori ancora di più». Due mamme intraprendenti hanno dato vita al Gruppo Bambi del Cai di Savona.
“E per accompagnatori mamma e papà”, titolo intrigante che richiama l’attenzione del lettore de Lo scarpone, notiziario mensile del Cai. La notizia racconta l’attività del Gruppo Bambi del Cai di Savona, che prevede le classiche camminate Bambitrek, le arrampicate Bambiclimb, le pedalate Ciclobambi. Tutto rigorosamente pensato per i più piccoli. Promotrici due giovani mamme con passione per la montagna, «probabilmente trasmessa geneticamente dai nostri genitori, entrambi “storici” del Cai di Savona e tuttora attivi nell’organizzazione di attività per far scoprire la montagna».

 

Ed eccole, queste mamme alpiniste, entrambe di nome Paola. Paola Alvazzi, insegnante, ha due bimbi di due e quattro anni, iscritti al Cai dal nonno il giorno della nascita. «In famiglia siamo sempre andati in montagna. Mio nonno Alessio, che nel 1917 aveva fatto l’attraversata del Cervino da solo, non ha mai abbandonato la montagna. In inverno: scialpinismo con altri genitori con figli della nostra età (a volte si faceva base in qualche rifugio accessibile solo con gli sci e i papà quindi ci portavano il vocabolario di latino per poter fare i compiti…) e nelle altre stagioni varie gite a piedi».

E Paola Mesturini, attualmente di professione semplicemente mamma. «Anche nel mio caso – ci racconta –, penso che la genetica abbia giocato un ruolo importante, complice il destino! I miei genitori si sono conosciuti in montagna, frequentando il Cai; mio papà istruttore nazionale di scialpinismo e mia mamma allieva (e la storia si è ripetuta tra me e mio marito, mia sorella e mio cognato…). Quindi mia sorella ed io abbiamo vissuto le prime esperienze di campeggio in montagna da quando appena si “gattonava”, e le prime gite sono state sullo zainetto in spalla a papà, proprio come ora con il mio piccolo Matteo di tre anni e mio nipotino Alessio di tre mesi, ancora in “taglia” da marsupio».

 

Il Gruppo Bambi è nato proprio grazie alla nonna di Emanuele e Chiara, la mamma della Mesturini, che ha aiutato a organizzare le prime gite. Il tutto coinvolgendo altre famiglie di amici con bimbi piccoli in una passeggiata dietro casa. Era nel marzo 2005, la gita aveva per meta Bergeggi e, visto che c’era un bel vento, si erano portati dietro anche delle girandole, oltre che un bel disegno con un Bambi. L’attività è piaciuta e così col tempo sono state coinvolte altre famiglie. Man mano i bimbi crescono, i gruppi cambiano. Alcuni bimbi “grandi” ora fanno parte del gruppo “giovanile”, altri nuovi entrano a far parte dei Bambi fin da neonati.

«Lasciamo a chi legge immaginare lo stupore dei piccoli nello scoprire la natura, i sentieri, le grotte, gli animaletti che popolano i boschi. L’aspetto più bello – raccontano le nostre istruttrici – è vedere come a turno loro si aiutino prendendo per mano un amichetto più stanco, coinvolgendosi magari anche solo per scavalcare un buco vicino ad un sasso, o trasformino un boschetto in una pericolosa giungla, e tante altre cose ancora. Un passo avanti due indietro, perché bisogna raccogliere un rametto rotto, buttare un sasso nella pozzanghera, far volare una foglia secca, osservare il volo della farfalla, scoprire la tana della marmotta, fermarsi per mangiare una fragolina, aspettare Enrichetto che deve fare quattro chiacchiere con un lombrico sbucato dalla terra… E poi, dove non arriva il sapere, viene in soccorso la fantasia e con lo spirito ludico i bimbi apprendono i segreti piccoli e grandi della natura nelle sue varie fasi.

«Per loro tutto deve essere un gioco, niente deve diventare forzatura, e così ogni scoperta diventa tesoro da conservare nella loro memoria. Che dire poi delle chiacchierate tra i piccoli? Dei racconti che passo dopo passo si fanno intriganti, e sempre più ricchi di una fantasia fresca e gioiosa attinta lì per lì a contatto con una natura a volte ancora incontaminata».

I piccoli si divertono e i genitori ancora di più. E poi è l’occasione per trascorrere giornate insieme tra coppie di famiglie, coinvolti su mete nuove e con soddisfazioni diverse. Gli itinerari sono proposti dai vari genitori che diventano i “direttori di gita”. Sono loro che in anteprima provano la passeggiata, cercando mete che permettano una partita con la palla, un lancio di aquiloni, oppure un sentiero botanico per far scoprire le piante, un forte per stimolare l’immaginazione o una funicolare, che è sempre una novità. In breve si tiene conto dell’accessibilità, dei tempi di percorrenza, ma soprattutto dell’interesse che può rappresentare per i piccoli. Ultimamente sono state organizzate anche gite da due giorni per permettere ai bambini l’esperienza del dormire insieme in rifugio. Mentre si condivide la fatica per la scarpinate, ci si scambia esperienze sull’educazione dei figli, si condividono difficoltà e successi su tanti aspetti che riguardano il vivere comune. La cosa più difficile? Tenere i bambini fermi per una foto di gruppo!

Se Matteo appena sveglio domanda: «Mamma, oggi andiamo in gita?», qualche gene “montanaro” l’avrà anche lui! Così come Sara che, dopo la visita in grotta, ha iniziato a “reclamare” le gite con gli altri bimbi. Il commento più frequente dei genitori è: «Incredibile, ha camminato così volentieri, come non mai! È proprio vero che quando sono in gruppo…». Apprezzata da tutti la varietà delle attività proposte, che vanno dalle camminate all’arrampicata in falesia, all’esplorazione della grotta, al giro in mountain bike, ai giochi sulla neve (da quest’anno). Il contatto con la natura diventa educazione all’ambiente, ed è vissuto in tutte le sue manifestazioni, stagioni e situazioni: persino il compleanno di un bimbo di tre anni, con torta e candeline accese sul bob, tra pupazzi di neve e igloo! Le carote per il naso le avevano portate da casa.

«Quando durante un’escursione vedi il tuo bimbo seduto sul prato, all’ombra di un albero, con Sara, sua coetanea, che indica col ditino forse un uccello, forse una nuvola, e parlottano, sorridendo… chissà cosa si staranno raccontando?! Mi auguro – conclude Paola – che i sentimenti e le emozioni che portano noi genitori a condividere con i bambini le nostre passioni diventino veramente parte del loro mondo».

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