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Italia > Comunicazione

Cronaca nera e senso della vita

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Un commento ai recenti efferati omicidi di Pontelangorino, in provincia di Ferrara. Il commento di Rosario Fiorello e la scomparsa di Gianfranco Bettenini

L’esterno dell’abitazione dove un uomo di 59 anni ed una donna di 45, marito e moglie, sono stati trovati nella loro casa – secondo le prime informazioni – dal figlio 16 enne, Ferrrara, 10 Gennaio 2017. ANSA

Le cronache sono oggi piene dei tentativi di capire quanto è successo a Pontelangorino, in provincia di Ferrara, dove due ragazzini hanno ucciso a colpi d’ascia i genitori di uno dei due adolescenti. Vite di nulla, di presenze saltuarie dei genitori ristoratori (gli uccisi), di benessere economico, di spinelli e forse di coca, di scemenze sui cellulari, di playstation a manetta, di ragazze come oggetti. Un po’ di Sesso, un po’ di Sangue, un po’ di Soldi… Le “esse” che tirano l’audience della cronaca.

E proprio ieri Rosario Fiorello ha lanciato un suo proclama: «Basta cronaca nera in tv». Lo showman non chiede di abolire la cronaca nera in tv, in realtà, ma di confinarla nei telegiornali, evitando che «schizzi di sangue e collegamenti a tutte le ore dalle case dell’orrore» spaventino «bambini e anziani scatenando fenomeni di emulazione». Fioccano i distinguo, Mediaset difende il diritto di cronaca, la Rai è più prudente, applaudono gli studiosi, come Giorgio Simonelli: «Basta a un eccesso, a una deriva che persevera da anni sul piccolo schermo».

E sempre ieri è morto Gianfranco Bettetini, un grande dello studio della comunicazione in Italia, amico e collega di Umberto Eco e Aldo Grasso, un vulcano di iniziative, un cattolico che voleva fare tv e cinema e poi studiare quegli stessi strumenti mediatici. Mi piace ricordarlo in particolare con un suo libro del lontano 1979, quando ancora serviva uno spirito profetico (raro) per capire che cosa sarebbe successo nel mondo mutante dei media. S’intitolava “Tempo del senso”.

Pare proprio il tempo di ritrovare un senso alla nostra vita. Vite senza senso paiono in effetti quelle dei ragazzini di Pontelangorino, vittime d’un sistema dell’effimero e del benessere economico senza benessere spirituale: in realtà ogni vita ha un senso, ma chi la vive troppo spesso non lo (ri)conosce… Porre limiti alla cronaca nera in tv e su Internet può essere uno strumento per aiutare a ritrovare il “tempo del senso”, ma certo non basta.

Riproduzione riservata ©

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