Cristo o Hitler?

La vicenda di Franz Jägerstätter, che preferì la ghigliottina piuttosto che aderire all'ideologia nazista.
Franz e Franziska Jagerstatter

Innviertel, Alta Austria. Qui a Branau è nato Adolf Hitler. Il mistero del pittore squattrinato e dalla gestualità ridicola diventato il terribile führer, attira ogni anno molti visitatori nella vicina abbazia di Lambach. Cercano uno stemma con l’antico simbolo solare, la croce uncinata, che la mente del futuro dittatore, allora piccolo cantore della chiesa, avrebbe associato, da grande, alle teorie pagane di un regno millenario da imporre al grido blasfemo «Dio è con noi» (Gott mit uns). 

Altri pellegrini, nel dopoguerra, hanno raggiunto silenziosamente lo stesso Land austriaco alla ricerca del villaggio di Sankt Radegund, che racconta di un contadino a cui piaceva tanto leggere e andare in moto, ma era così cocciuto che decise di farsi ghigliottinare piuttosto che obbedire ad Hitler.

«Testimone solitario» lo ha definito lo statunitense Gordon Zahn, che lo ha fatto conoscere al mondo, mentre in Italia dobbiamo in maniera particolare a Giampiero G. Girardi la diffusione appassionata della conoscenza di Franz Jägerstätter, beatificato nel duomo di Linz il 26 ottobre del 2007. Bisogna riconoscere che la Chiesa non ha avuto timore di riaprire una pagina drammatica di un passato quanto mai attuale e controverso, che l’approfondito lavoro biografico dello storico Cesare Zucconi, con riproduzione di foto e documenti originali, ci aiuta a comprendere meglio (1). Tanto che la debolezza e la titubanza dei cristiani di quel tempo non appare così lontana dalla tentazione quotidiana del cedimento sommerso verso troppi compromessi.

E, in fondo, lo scandalo di Franz, ciò che lo rende insopportabile, è il fatto che la sua scelta mette in crisi tutta una classe dirigente e intellettuale che aveva gli strumenti per opporsi ad un regime infernale e non lo fece. 

Se, di solito, operai e contadini non hanno storia, tanto da dover ricorrere ai racconti orali, nel caso di Franz abbiamo invece una ricchezza di lettere e diari dove il tratto scritto è un segno di indipendenza dall’imposizione altrui. Che siano commenti alle Scritture o lettere d’amore alla moglie si manifesta una lucida analisi del tempo che gli permette di smontare, ad esempio, le tesi del ministro degli Interni austriaco, che proponeva l’annessione dell’Austria al Reich nazista in nome di un fattivo “cristianesimo positivo” di Hitler.

Il rigoroso lavoro contenuto nella biografia non induce a giudizi sommari sull’epoca, ma fa emerge la questione centrale dell’autonomia della coscienza di un laico cristiano che, secondo la maggior parte degli interlocutori del tempo, non poteva decidere su questioni di coscienza come la disobbedienza verso un’autorità ingiusta.

Franz era anche in anticipo nel modo in cui esprimeva l’affetto per la sua famiglia. Offriva fiori e componeva poesie, ma era consapevole, come scriveva con le mani serrate dai ceppi, che «c’è sempre chi tenta di opprimerti la coscienza ricordandoti la sposa e i figli».

Chissà cosa avrà pensato Franziska, ancora vivente, che con le tre figlie ha partecipato alla beatificazione del marito, riconosciuto come vero segno del sole che squarcia il buio. Misteri in alta terra d’Austria che il libro di Zucconi aiuta ad avvicinare.    

 

(1) Cesare G. Zucconi, Cristo o Hitler? Vita del beato Franz Jägerstätter, Edizioni San Paolo.  

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