Cristina Donà, la semplicità della bellezza

Le dieci porzioni di Torno a casa a piedi hanno il dna delle opere destinate a resistere all’usura del tempo. Canzoni minimaliste, a sorvolare valori importanti attraverso una poetica semplice e quasi naïf.
Cristina Donà
È brava e coerente, Cristina; è considerata uno dei personaggi più interessanti della canzone d’autore nostrana.

Le dieci porzioni di questo Torno a casa a piedi hanno il dna delle opere destinate a resistere all’usura del tempo. Con leggerezza e profondità, immediatezza e spessore: Cristina Donà è ormai uno dei punti di riferimento imprescindibili del cantautorato femminile italiano. Femminile, certo: perché tale è il suo modo di scrivere e di proporsi; una femminilità da intendersi ovviamente nel senso più profondo e meno “socio-politico” del termine.

 

Fin dalla deliziosa Miracoli d’apertura gli intenti sono chiari: canzoni minimaliste (ma più variegate di quelle cui ci aveva abituati), a sorvolare valori importanti attraverso una poetica semplice e quasi naïf. Un modo moderno di scrivere brani pop dribblando la retorica ma anche certe insostenibili banalità canzonettiste.

La cantautrice di Rho non dimostra certo i suoi 43 anni. Ex allieva dell’Accademia di Brera, l’eclettica artista lombarda si è forgiata nel tempo e con tanta gavetta. E su questo background affondano le radici di questa sua nuova piantina, concepita in collaborazione col produttore fiorentino Saverio Lanza, e presumibilmente nutrita dal continuo confronto creativo col marito (lo scrittore Davide Sapienza).

 

Questo suo settimo album è forse il più immediato di quelli pubblicati fin qui; anche per questo è prevedibile che le porterà un’ulteriore dose di popolarità. È un disco che, senza essere un capolavoro, brilla tuttavia per originalità. Non che la Donà si sia mai affannata dietro le hit-parade, preferendo piuttosto continuare a crescere e ad esplorare, nel caso anche prendendo le distanze dai ritmi dello show-business.

 

Forse per questo la sua voce – e la sua anima – sembrano ancora quelle di una ragazzina: innamorata della vita e del proprio mestiere. Anche quando l’una o l’altro regalano più inquietudini che allegria.

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