Cristiani in laguna

Cinema
così la definisce il presidente Peter Malone – che dialoga con le altre religioni e con esperienze di vita aperte sull’infinito. Si tratta del Signis (fino al 2001 Ocic), che ha festeggiato, il 3 settembre, nello stand dell’Ente dello Spettacolo, coordinato da don Dario E. Viganò, i sessant’anni di presenza a Venezia. Ne ha fatta di strada dagli anni Cinquanta, hanno sottolineato il prof. Ortoleva, padre Fantuzzi e il regista D’Alatri, arrivando alla scoperta che il cinema è un dono, secondo una visione tipicamente cattolica, cioè universale. Il cinema, oltre che dono, è poggiare uno sguardo sulla realtà e interpretarla – ha suggerito D’Alatri -, perché passa oltre lo sguardo. Ma, ha commentato il patriarca Scola presente alla cerimonia, l’infinito si raggiunge per vie strette . Di qui l’impegno rinnovato da parte del Signis ad essere un ponte tra la chiesa e il mondo professionale del cinema. Se ne è avuto una riprova con il conferimento, da parte dell’Ente dello Spettacolo-Rivista del Cinematografo, del Premio Bresson al regista argentino Daniel Burman, 35 anni, Orso d’argento a Berlino nel 2004 per il suo El abrazo partido. Un autore giovane, ma sulla strada ardua della ricerca del significato spirituale vita, come ha sottolineato mons. Celli, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Di questo cammino non facile ha dato prova The Wrestler, il film doloroso di Aronofsky vincitore del Leone d’oro, ma pure del Premio Transatti-La navicella, sempre dell’Ente dello Spettacolo. Un’opera di forte impatto interiore ed emotivo, che ha fatto brillare la mostra veneziana.

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