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In profondità > Dialoghi

Creta: il concilio che prega l’unità

di Massimo Toschi

- Fonte: Città Nuova


Ciò che accade in questi giorni nell'isola greca non riguarda solamente le Chiese ortodosse, riguarda tutti i cristiani, riguarda il mistero dell'unità. Si può rinunciare a documenti e dottrine, purché rimanga il Vangelo di Dio, nella sua interezza e povertà

Creta

Caro direttore,

ho letto con grande interesse il tuo articolo Un sinodo pan-ortodoso scosso, ma ancor vivo. Io penso che quello che accade in queste ore a Creta è costitutivamente legato al mistero dell'unità delle Chiese e alla loro preghiera. In questo mare Mediterraneo, segno di contraddizione per molti, si compie l'ecumenismo del sangue, che è quello dei martiri, e l’ecumenismo dei poveri, che è quello segnato da una guerra che ha distrutto molto del Medio Oriente.

 

Quando sembra che il demone della divisione stia tornando, è il tempo delle preghiera, è il tempo dell’"ut unum sint". La parola di Gesù, il suo grido nell'ultima cena, chiama le Chiese alla conversione, ad abbandonare tatticismi e calcoli politici ed ecclesiastici. E a trovare nel Vangelo sine glossa la forza inerme dell’unità della Chiesa e di tutto il genere umano.

 

Quando prevale il piccolo interesse dottrinale o l’ambizione ecclesiastica, è tempo di fermarsi, perché la preghiera, come brezza, avvolga le Chiese e ispiri loro sentimenti di unità, di beatitudine, di dialogo, di pace, che sono il dono di Dio alle Chiese e al mondo per uscire da questo tempo drammatico e di prova.

 

Ciò che accade in questi giorni e ora a Creta non riguarda solamente le Chiese ortodosse, con le loro difficoltà e problemi, riguarda la Chiesa di Occidente e tutte le Chiese cristiane, riguarda il mistero del Vangelo e della buona notizia di Gesù, del suo Vangelo ai poveri e all'intera umanità.

 

Non sono in grado di valutare  quello che accadrà nei prossimi giorni. Si potrebbe sfogliare la pagina della sconfitta del concilio, ma anche aprire una nuova stagione ecumenica a partire dalle Chiese, dai poveri e dal sangue. Non si tratta di costruire nuove strategie, secondo astuzia e furbizia, ma di metterci tutti ai piedi di Gesù, per essere ammaestrati dal suo Vangelo, che, unico, è capace di donare bellezza a ogni Chiesa e a tutte le Chiese, perché ciascuna Chiesa sia pronta per le nozze dell’agnello.

 

Il concilio pan-ortodosso cade nella memoria liturgica della Pentecoste. Ecco, lo spirito come brezza di Dio soffia nelle vele dell’unità e spinge le Chiese a non guardare il passato e a fare nuove tutte le cose. Il patriarca Bartolomeo, nella sua sapienza del Vangelo, saprà superare scogli e difficoltà. Troverà aiuto in papa Francesco, nella sua fede, nella sua pazienza e mitezza. Troverà ascolto nel patriarca di Mosca Kirill, che insieme a Francesco e a Bartolomeo a Cuba ha aperto l’ecumenismo della pace.

 

Non si tratta di contare le truppe, come qualcuno in questi giorni goffamente ha fatto, ma di testimoniare la fede nel modo semplice e solenne, che il Signore dona. Preghiamo per il concilio di Creta, preghiamo per le nostre Chiese, per l’unità. Il mondo, i poveri e la pace, le vittime hanno bisogno di questa parola di unità, che Gesù ha detto al cuore della sua passione e al cuore dell'eucarestia.

 

Quando diventiamo deboli a causa delle nostre divisioni, lo Spirito dell’unità ci rende forti, perché ci libera da ogni preoccupazione mondana e ci consegna il Vangelo non velato. Si può rinunciare a qualche documento e dottrina, si può rinunciare a tutti i documenti purché rimanga il Vangelo di Dio, nella sua interezza e povertà. Il resto, se sarà dato, sarà dato in sovrappiù. Ci accompagni la parola di papa Giovanni: cercare ciò che unisce piuttosto che ciò che ci divide.

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