Crescere bene (e in fretta)

Nel “Paese del calmo mattino” la presidente incontra la comunità dei Focolari, inserita in una regione in rapida trasformazione.
Gente colore
Pensano in grande e pensano in fretta, i coreani. Anzi, operano in grande e agiscono in fretta. La loro democrazia è avviata a compimento, ma gli stimoli politici, economici e sociali non sono da poco per un popolo che naturalmente corre sempre. Così la conflittualità interna alla società raggiunge talvolta livelli pericolosi. In questo contesto, senza mai dimenticare la ferita ancora aperta della separazione tra le due Coree, la politica e la religione debbono tenere conto delle mutate situazioni in evoluzione.

Nel corso della sua tappa in Corea, la prima di un lungo viaggio asiatico, la presidente del Movimento dei focolari, Maria Voce, accompagnata dal copresidente Giancarlo Faletti, ha incontrato le comunità del movimento, valutabili in un nucleo di 2 mila impegnati e 25 mila aderenti, distribuite in tutte le province coreane. È guardando ad essa che, rispondendo ad una domanda di Nam Eunwoo, della televisione nazionale Kbs, Maria Voce ha così tratteggiato il contributo che la Corea può dare alla regione: «Incontrandomi con questa famiglia così numerosa, mi viene da sfidarla: proprio perché così ricca e piena di valori, essa dovrebbe aprirsi e guardare a tutta la società, a coloro che possono riceverne un beneficio».

Una sfida in fondo lanciata non solo al movimento che è in Corea, ma a tutto un popolo: «I coreani in genere possono dare non poco anche alle altre nazioni dell’Asia, continente a cui il mondo guarda con sempre maggiore interesse. È una nazione “sana”, che può contribuire alla crescita di tutto il continente». Una nazione che conta una presenza cristiana, cattolica e protestante, molto vivace e impegnata. Se i cattolici sono circa il 10 per cento della popolazione, i protestanti il 30-35 per cento.

 

Nel corso della sua visita, Maria Voce si è recata al Parlamento, che conta una sola Camera dei rappresentanti, per un ampio e proficuo dialogo con alcuni deputati vicini al Movimento politico per l’unità coreano. Da cinque anni essi stanno lavorando per una politica più rispettosa e più dedita al bene comune, in un contesto assai conflittuale tra maggioranza e opposizione. Tra le altre iniziative stanno portando avanti un’azione per la “purificazione del linguaggio in Parlamento”, cui ha dato il suo accordo circa la metà del Parlamento: più di cento deputati hanno persino accettato di farsi “monitorare”, cioè che le loro dichiarazioni siano via via esaminate per vedere se nel linguaggio usato contribuiscono o meno alla conciliazione tra le parti politiche.

Al tavolo con Maria Voce c’erano membri di partiti sia della maggioranza che dell’opposizione: un fatto che in sé è una testimonianza significativa nell’attuale, esacerbato contesto politico coreano. Non per niente il dialogo s’è presto concentrato sul modo migliore per riuscire a portare lo spirito dell’unità nel Parlamento e riavvicinare così la gente alla politica, in un momento di grande disaffezione qui in Corea: «Bisognerebbe bandire i pregiudizi – ha suggerito Maria Voce, con parole incisive proprio perché pronunciate in Parlamento –, pensando che qualcosa di buono possa venir fuori anche dalla parte avversa. Certo, ognuno deve pensare che il suo sistema sia il migliore. Ma non bisogna considerarlo un assoluto: il proprio sistema è sempre relativo e può essere migliorato. Perciò qualche proposta della parte avversa può anche essere scoperta nell’ascolto come positiva e accettabile». Di più: «Talvolta ci si può anche trovare d’accordo su qualcosa: in questo caso questo accordo va messo in massima luce, per mostrare che maggioranza e opposizione non coltivano solo l’inimicizia, ma lavorano per il bene comune».

S’è anche parlato di sviluppo economico e di giustizia sociale. Da parte sua il politologo prof. Jung Heon, anch’egli membro del Movimento politico per l’unità, ha chiesto a Maria Voce in che modo lo spirito della fraternità universale può contribuire al dialogo interreligioso, un altro tema caldo in Corea, Paese di per sé tollerante. «L’unità è un dono che abbraccia tutta l’umanità, e che va al di là anche dell’appartenenza religiosa – ha risposto la presidente –. L’unità compone in una sintesi più alta le differenze. Per far questo punta su quanto di essenziale esiste in ogni cuore umano: il desiderio di essere amato. Si può sempre amare, al di là della propria religione, si può cercare di capire l’altro, vivendo la “regola d’oro” – “non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te” – che è presente in tutte le religioni».

 

La Chiesa cattolica presente in Corea è quella al mondo che conta il maggior numero di battesimi all’anno, circa cento mila. Preti e vescovi godono di grande credito, anche se talvolta l’azione dei laici potrebbe essere più incisiva. Sei vescovi, guidati dal presidente della Conferenza episcopale, mons. Peter Kang U-il, vescovo di Jeju, hanno accolto Maria Voce e Giancarlo Faletti con parole di grande cordialità: «Sottolineo il grande contributo che il Movimento dei focolari porta alla Chiesa che è in Corea, per il carisma dell’unità di cui tutti hanno bisogno, in particolare nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso». Mentre mons. Joseph Lee Han-Taek, vescovo di Euijung bu, si è così espresso: «Ringrazio Dio per questa spiritualità che porta dei suoi aderenti anche in Parlamento, dei laici, che così svolgono la loro vera vocazione di cristiani».

Nel dialogo con i sei vescovi è emersa un’iniziativa che ha fatto a suo tempo scalpore, e che continua positivamente, come ha detto mons. Lazzaro You Hueng-Sik, vescovo di Daejeon: «Dal 2002 sono già stati 28 gli incontri fra vescovi di questa conferenza episcopale che si riuniscono ogni tre mesi per “fare comunione”. Ciò è stato deciso in seguito ad una proposta dei vescovi amici dei Focolari». Ha commentato a questo proposito mons. Kang U-il: «In precedenza ci si incontrava tra vescovi solitamente per discutere di cose pratiche. Da allora, invece, è diventata prassi tra noi l’incontrarsi come fratelli».

 

Al termine della sua visita, Maria Voce e Giancarlo Faletti hanno partecipato a una conferenza stampa alla presenza di otto testate dei media coreani, laici e cattolici. Lim Yangmi, del Settimanale cattolico, ha voluto sapere che atteggiamento suggeriscono i Focolari per contribuire alla crescita della società coreana. Maria Voce si è detta convinta che se la “cultura dell’unità” tipica dei Focolari si diffonderà, ciò potrà di per sé contribuire anche alla crescita della società coreana: «C’è già un seme di questa vita che comincia a germogliare, e pensiamo che possa diventare un ponte tra le varie contrapposizioni».

Lee Yeonsook, direttore del settimanale Pace, ha posto una domanda sul contributo dei laici alla evangelizzazione dell’Asia, di cui qui parlarono sia Giovanni Paolo II che Chiara Lubich, nella sua visita del 1981-1982. «Dal 31 agosto al 5 settembre 2010 è previsto un grande incontro dei laici asiatici – ha risposto Maria Voce –, in vista del quale siamo stati interpellati dal Pontificio consiglio per i laici. La nostra esperienza è che il ruolo dei laici è soprattutto un ruolo di testimonianza, sempre più indispensabile in un mondo che tende ad allontanarsi dalle istituzioni e che sembra esigere una presenza evangelica attiva».

Costatando come in diversi ambiti civili e politici la Chiesa ufficiale non possa e non debba entrare, il ruolo del laicato cattolico si fa indispensabile: «Sentiamo quanto ciò sia importante nella politica, nell’economia, nella cultura. Tra l’altro, l’esperienza ci conferma che questo contributo ha efficacia se è collettivo, se viene portato avanti da più laici insieme, anche di movimenti diversi».

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