Credenti, politica e partiti

Una lettrice propone un decalogo a proposito dell'impegno in politica dei cattolici
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In riferimento alle varie lettere sulla posizione del giornale e dei cattolici in politica vi mando qualche spunto da utlizzare come credete meglio per una  parola in più oltre le scelte contingenti di un partito o l’altro  sul ruolo dei credenti potete dirla.

 

Parto dal mio vissuto, anche se non ricordo nei particolari l’esperienza di una signora tedesca eletta in un certo partito che , insieme ad altri cristiani eletti in partiti diversi, era riuscita a far passare con il sostegno trasversale un provvedimento molto utile.E’ un fatto accaduto e ascoltato una ventina d’anni fa partecipando ad un convegno internazionale di persone credenti impegnate nei vari ambiti della società: Di quel racconto  ho ben presente, però, lo stupore e il disagio che provai constatando che i cristiani erano divisi sul piano politico, cosa impensabili per noi italiano allora “abituati”ad identificarci con la Democrazia Cristiana.

Poi nell’inverno ‘92/’93 venne, nel paesino dove eravamo andati a stare appena sposati, il consigliere regionale della D.C. a tranquillizzarci che nulla sarebbe cambiato con la fine della D.C. e la nascita del Partito Popolare: ci credemmo, ma è andata proprio così.

Per anni laD.C.era stata il partito cui dare il proprio voto, ma con la caduta della cortina di ferro e l’avanzare del relativismo anche tra i credenti, iniziò la “diaspora” dei cattolici dal partito unico sotto il quale si erano fino a quel momento palesemente riuniti.

 

Nel frattempo-mi pare- l’elettorato cattolico non sia stato più considerato come un corpo unico, salvo strumentalizzarlo o terrorizzarlo con singole campagne e temi.

Diciamo che ciò ha fatto comodo a molti (elettori e eleggibili): sgrollarsi di dosso l’identità cristiana e fare di testa propria, a volte pur continuando a far bene, a volte no.

Oggi, invece, non sono solo i partiti a “tirare per la giacchetta” i credenti nei momenti opportuni o inopportuni,ma –almeno da quanti si legge anche nelle lettere ai quotidiani e a Città Nuova- sono i cristiani stessi che si rimproverano l’appartenenza, la simpatia e lo schierarsi per una o l’altra compagine politica.

 

Torno ad un fatto personale: due anni fa c’è stato il rinnovo del Consiglio Provinciale, conclusosi con un cambio di colore. Un sindaco,molto stimato nel suo comune, candidato come consigliere (eletto e nominato vice-presidente della Provincia si è poi dimesso per il sovrapporsi con anche altri incarichi che rivestiva), durante la campagna elettorale aveva scritto sulla stampa locale che era “ovvio” per chi dovessero votare i credenti.( forse voleva dire che era “chiaro”per chi non dovevano votare).

C’è che si sente infastidito se un prelato esprime giudizi o indicazioni politiche, ma anche c’è chi vorrebbe che il clero prendesse più chiaramente posizione sulle proposte dai singoli partiti. Può allora un laico, esponente di un determinato partito permettersi di dire ai cattolici per chi devono votare?

Anche all’interno di un’associazione è capitato che il referente in occasione delle Regionali abbia ricordati agli iscritti il sostegno ricevuto a favore delle proprie iniziative dall’Assessore ad esse preposto e fin qui dover di cronaca, trasparenza e riconoscenza renderlo noto, ma poi concludeva dicendo “è quindi chiaro a chi deve andare il nostro voto”… conclusione che doveva lasciar trarre ai singoli iscritti, alcuni dei quali –per questa forzatura-se ne sono usciti dall’associazione stessa.

 

Probabilmente il quadro politico attuale permette a ciascuno di identificarsi o prendere le distanze- dall’ uno o dall’altro partito, più per motivi di cultura e sensibilità personali che per una scelta di sintonia con la fede.

Per molti credenti –comunque- rimane il disorientamento non trovando nessun partito che li convinca e sia palesemente in tutto conforme ai principi cristiani.

 

Nel panorama odierno si nota anche tra credenti di una stessa comunità o gruppo un certo disagio e riluttanza ad esprimere i motivi che inducono a preferire un partito o un candidato .

Forse c’è la consapevolezza dei limiti della propria scelte, il timore di esporsi e sentirsi giudicati o che idee diverse incrinino i rapporti personali. Ugualmente può nascere un certo imbarazzo quando persone impegnate nel campo della fede si espongono mettondosi in lista in partiti diversi.

Più facile è la situazione quanto si tratta di scegliere tra candidati di liste civiche che pur rifacendosi ai partiti nazionali non ne portano il marchio distintivo e quindi neanche devono sobbarcarsi e giustificare difetti e limiti dei partiti tradizionali.

Talvolta, anche tra fedeli, per giustificare le proprie scelte si elencano difetti ed errori degli altri partiti o candidati:anche questo può essere un criterio per effettuare delle scelte, ma non può essere l’unico per sostenerle.

Mi chiedo anzi se sia questo un atteggiamento cristiano. Mi chiedo quale potrebbe essere il ruolo dei cristiani maturi che sanno dare e dire un perché delle scelte che sono tenuti a fare (si può applicare. la Scrittura “date ragione della speranza che è in voi”?)

 

A questo secondo quesito mi piacerebbe rispondere con alcuni suggerimenti da condividere e arricchire insieme:

 

  1. prendere atto che non esiste il partito perfetto e che non si possono “ingabbiare” i cristiani sotto un unico simbolo,non farebbero il bene della società oggi( sale e lievito vanno distribuiti nella massa e la perfezione non è di questo mondo);
  2. avere sempre a cuore prima la fraternità e poi il “proprio” partito o idee politiche;
  3. vivere quindi prima tra cristiani come elettori il rispetto e il dialogo che vorremmo ci fosse tra i politici di partiti diversi;
  4. esprimere i motivi e gli aspetti positivi che ci spingono a determinate scelte ed aiutare anche il partito che sosteniamo a compiere quella “mission” a favore della società per la quale è nato
  5. per chi s’impegna attivamente in un partito ricordarsi che i valori cristiani non serve sbandierarli,né imporli,ma vanno dati tradotti ed espressi in sintonia  con le parole e con i bisogni dell’oggi;
  6. per i semplici elettori verificare se le proprie idee politiche sono coerenti oltre che con la propria mentalità, storia personale e cultura, anche con la dottrina sociale della chiesa;
  7. avere l’umiltà di condividere e confrontare di volta in volta le proprie scelte ci può aiutare a farle con più consapevolezza e serenità: non basta chiedere solo consiglio per chi votare, occorre scegliere perchè votare in un modo o nell’altro;(esperienza fatta in occasione delle elezioni provinciali:abbiamo sfogliato e commentato insieme tutto il materiale elettorale arrivato nella pubblicità senza voler necessariamente giungere ad una scelta comune)
  8. anche se troviamo amministratori e politici seri,impegnati, onesti ed efficienti in ogni partito, non semplificare la realtà dicendo che i partiti sono tutti uguali e quindi uno vale l’altro;
  9. come cristiani impegnarsi ed esporsi maggiormente anche nella politica attiva, negli impegni e incarichi previsti, senza aspettare- e sperare- che siano gli altri a fare per noi e/o senza di noi;
  10. se sapremo esprimere il nostro pensiero politico senza volerlo imporre, pronti a vederlo ridimensionato, criticato, incompreso, sostenuto o approvato in modo che tutto ciò non incrini i rapporti interpersonali, ma ci arricchisca reciprocamente allargandoci mente e cuore, allora potremo dirci cittadini modello di dialogo e cristiani autentici costruttori d’unità.

 

 

Cristina De Donà

 

 

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