Papa Francesco: «Il mondo ha bisogno dell’Onu»

Il papa parla all’Assemblea delle Nazioni Unite e invita ad imparare il multilateralismo solidale dalle crisi generate dal Covid
AP Photo/Jennifer Peltz

È durato circa 26 minuti il discorso di papa Francesco davanti all’Assemblea generale dell’Onu, riunita a New York. Il videomessaggio del papa è andato ben oltre i 14 minuti assegnati ai capi di stato e si è tenuto davanti a una sala spoglia, con una delegazione degli ambasciatori presso le Nazioni unite ristretta, distanziata e mascherata. Il Covid ha cambiato la struttura del programma con interventi pre-registrati e proiettati sullo schemi. Bergoglio interviene nel quinto anniversario della sua visita all’Onu e parla in spagnolo definendo, sin dalle prime battute, il ruolo delle Nazioni Unite nel 75° della loro fondazione. Un «segno di unità tra gli Stati e uno strumento di servizio all’intera famiglia umana», queste sono le istituzioni internazionali per la Santa sede. La pandemia e le sue lezioni sono il cuore dell’intervento del papa che invita gli Stati a una scelta chiara: corresponsabilità e solidarietà contro la tentazione dell’individualismo e dell’isolamento.

AP Photo/Mary Altaffer
AP Photo/Mary Altaffer

«Questa crisi sta cambiando il nostro modo di vivere, mettendo in discussione i nostri sistemi economici, sanitari e sociali» insiste Bergoglio invitando al «multilateralismo come espressione di un rinnovato senso di corresponsabilità globale» e non lasciando fuori i poveri e più vulnerabili. Pensa soprattutto a loro durante l’appello per l’accesso universale ai vaccini e alla cura per il coronavirus. E poi ai bambini, senza scuola, vittime di violenza e oggetti di scarto. Il papa mette in guardia dall’aborto, che durante il Covid è diventato «uno dei cosiddetti “servizi essenziali” da fornire come risposta umanitaria».

Altro tema centrale del discorso di Francesco è l’economia, «messa in crisi nel suo paradigma di espansione dei profitti” proprio dal Covid e cita le ingiustizie economiche soprattutto verso i Paesi più fragili, verso i quali chiede una riduzione o un condono del debito, assieme a un impegno serio all’assistenza. «Adesso è il momento giusto per rinnovare l’architettura della finanza internazionale» continua, invitando a «chiudere i rifugi fiscali, evitare evasioni e riciclaggio di denaro che rapinano la società» e a lavorare a difesa della giustizia e del bene comune contro gli interessi delle aziende e delle multinazionali più potenti.

Il suo pensiero va poi ai cristiani perseguitati, ai migranti, ai genocidi e alle crisi umanitarie diventate «uno status quo dove il diritto delle persone alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale non è protetto». «Questo è intollerabile», insiste Francesco e tornando ai rifugiati e agli sfollati parla dei patti globali, «grandi promesse che mancano del sostegno politico necessario per avere successo», mentre non pochi Stati «si sottraggono alle proprie responsabilità e impegni». Bergoglio parla senza mezze misure di un «nominalismo dichiarazionista che tranquillizza le nostre coscienze», per cui bastano le dichiarazioni di principio, a cui possono non seguire fatti. E invece il papa li presenta i fatti, soprattutto relativi alla preservazione dell’ambiente, annunciando che lui stesso ha ratificato l’emendamento di Kigali al protocollo di Montreal con cui la Santa Sede si impegna a ridurre ridurre la produzione e il consumo di idrofluorocarburi, contenuti in condizionatori e refrigeratori, di almeno l’80% nei prossimi 30 anni.

Bergoglio non lesina parole di condanna sull’uso delle armi convenzionali, che di fatto distruggono strutture civili e uccidono persone e sulle nuove forme di tecnologia militare, che distaccano la guerra dall’azione umana rendendola sempre più asettica. «Dobbiamo smantellare la logica perversa che lega la sicurezza personale e nazionale al possesso di armi – denuncia Bergoglio −. Questa logica serve solo ad aumentare i profitti dell’industria degli armamenti». Francesco è consapevole che di fronte alla crisi del multilaterlismo e ai conflitti il mondo «ha bisogno delle Nazioni Unite» e chiede che diventi  «un laboratorio internazionale sempre più efficace per la pace», dove anche il Consiglio di sicurezza è chiamato ad agire in unità e non impantanarsi in logiche nazionalistiche e di puro potere.

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