Covid 19 e vaccini: luci e ombre

Dopo oltre due anni dall’inizio della pandemia la ricerca scientifica continua a produrre studi su vaccini e nuove cure che arricchiscono il quadro generale
Vaccini (AP Photo/Ng Han Guan)

Sono passati poco più di due anni dal 9 marzo 2020 quando in Italia entrò in vigore lo stato di emergenza sanitaria a causa della pandemia da virus SARS-Cov-2 (responsabile del Covid-19) seguito dal lockdown, volto a contenere il contagio. In brevissimo tempo sono stati realizzati diversi tipi di vaccino volti a contrastare l’infezione del virus. In Italia, per immunizzare la popolazione, sono stati utilizzati i vaccini di nuova generazione con tecnologia a mRNA (Pfizer e Moderna) ed a DNA (Astra-Zeneca e Johnson&Johnson), che inducono la produzione di anticorpi contro la proteina Spike del virus, bloccando così il suo ingresso nelle cellule.

Per cercare di contenere la diffusione del virus, spingere le persone a vaccinarsi e raggiungere l’immunità di gregge, sono stati messi in atto Green Pass e poi super Green Pass, obbligatori per alcune categorie, per lavorare, per viaggiare e molto altro, fino ad arrivare all’obbligo vaccinale per i soggetti di età superiore ai 50 anni. Ormai, a più di un anno dall’inizio della campagna vaccinale, oltre il 90% della popolazione italiana e più del 70% di quella europea sono state vaccinate.

È indubbio che la disponibilità dei vaccini ha creato legittime aspettative in tutti noi, che abbiamo intravisto una svolta alla grave situazione sanitaria, economica e sociale che stavamo vivendo.

I vaccini attualmente autorizzati ed in commercio, come è anche riportato nei loro foglietti illustrativi, rappresentano una significativa protezione riguardo alle forme severe di COVID-19 permettendo una notevole riduzione della mortalità causata dal virus [1]. Ma, come stiamo attualmente constatando, è altresì chiaro che il vaccino non impedisce ai vaccinati di infettarsi, di ammalarsi e di diffondere il virus [2]. Purtroppo i messaggi continui e sovrapposti, lanciati prima e durante la campagna vaccinale da scienziati, politici, governo e media, relativi alla possibilità di riprendere una vita normale una volta immunizzati, senza più il terrore di ammalarsi o di diffondere il virus, hanno creato moltissime aspettative oggi disattese.

Dall’inizio della pandemia, tante persone hanno contratto l’infezione, sia in modo sintomatico che asintomatico, acquisendo così un’immunità naturale anche verso nuove varianti del virus.

Sorge spontanea una domanda: che senso ha aver sottoposto alla vaccinazione anche i guariti da COVID-19 se sono già immuni? Tra l’altro, è interessante notare che l’immunità nella maggior parte dei guariti persiste fino a 480 giorni (16 mesi) [3], a differenza di quella indotta dalla vaccinazione: i dati scientifici dimostrano che la concentrazione di anticorpi nella popolazione sottoposta ad un ciclo vaccinale completo tende a diminuire rapidamente nel tempo, persistendo circa 6 mesi [4,5] e quella ottenuta con successive dosi di vaccino, pare decrescere ancora più rapidamente [6,7].

L’immunità ottenuta con gli attuali vaccini, ideati contro il virus di Wuhan, tenderà sempre più ad essere elusa dall’insorgenza di nuove varianti. D’altra parte dobbiamo pensare che, oltre ai vaccini, abbiamo a disposizione anche altri strumenti nella lotta al virus, dalle terapie convenzionali alle nuove terapie antivirali in via di sviluppo e commercializzazione.

Il tema della durata dell’immunità è uno dei più discussi a livello della comunità scientifica internazionale. Ci si sta infatti interrogando sulla necessità di somministrare ulteriori dosi di richiamo (boosters), con quali tempistiche ed a quali categorie di persone [1].

Quali potranno essere le conseguenze di una ripetuta e frequente stimolazione del nostro sistema immunitario con i vaccini a tecnologia mRNA?

I dati ottenuti dagli studi clinici pre-autorizzativi (fase I, II, III) non sono adeguati per valutare tutti gli effetti indesiderati a medio e lungo termine. Nell’ultimo aggiornamento del foglietto illustrativo del vaccino Pfizer (https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/comirnaty#product-information-section) sono riportati gli effetti collaterali individuati successivamente alla sua prima autorizzazione: diarrea, vomito, parestesia, ipoestesia, eritema multiforme, tumefazione estesa dell’arto vaccinato, pericardite e miocardite. Quest’ultima è una grave complicanza che può evolvere con modalità diverse, dalla guarigione completa alla grave compromissione della funzionalità cardiaca. L’aumento del rischio di miocardite segnalato dopo vaccinazione è risultato maggiore nei giovani maschi (età 16-24 anni) e dopo la seconda dose, rispetto ai soggetti non vaccinati che hanno contratto il Covid-19, come mostra uno studio che prende in considerazione più di 23 milioni di pazienti [8].

Inoltre uno studio clinico ha evidenziato una più alta frequenza ed una maggiore severità di eventi avversi (febbre, dolori articolari e muscolari, brividi, mal di testa, stanchezza) nei soggetti vaccinati dopo guarigione rispetto ai vaccinati che non hanno mai preso l’infezione [9].

Un recentissimo articolo approfondisce i meccanismi alla base di alcuni effetti avversi dei vaccini a mRNA ed evidenzia, tra l’altro, come il vaccino causi una sovversione della immunità innata, attraverso la soppressione dell’interferone α. Questo può provocare riattivazioni d’ infezioni virali latenti come Herpes Zoster ed una ridotta capacità di combattere efficacemente future infezioni. Ci vorrà tempo, inoltre, per approfondire gli studi appena iniziati volti a valutare un’eventuale interferenza dei vaccini a mRNA sulla modulazione dell’espressione genica [10].

È importante la segnalazione delle reazioni avverse che si verificano dopo l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco o di un vaccino, perché questo permette un monitoraggio continuo del rapporto rischio/beneficio. Agli operatori sanitari ed a tutti i cittadini è quindi richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di farmacovigilanza al seguente link https://www.vigifarmaco.it/report/compiled_reports/new.

Le nuove varianti del virus che ad oggi determinano una malattia meno grave, suggeriscono un atteggiamento molto più prudente riguardo alla somministrazione del vaccino, in particolare verso gestanti, giovani e bambini che hanno un’aspettativa di vita lunga ed in cui l’infezione è clinicamente meno problematica.

Sulla base dei dati sopra riportati, in attesa di ulteriori studi sugli effetti avversi a medio e lungo termine e considerando le nuove cure ad oggi esistenti, sarebbe auspicabile lasciare ad ogni medico la possibilità di valutare il rapporto rischio/beneficio, secondo scienza e coscienza, permettendogli di personalizzare le cure in base alla storia clinica di ogni singolo paziente ed in base ai continui aggiornamenti scientifici.

Come diceva Ippocrate “primum non nocere”.

 

Antonella Sabbatini è laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Ematologia. Lavora come ricercatore universitario presso l’Università di Pisa, svolgendo attività di ricerca e didattica nel settore biochimico.

Francesca Salvetti è laureata in Farmacia, specializzata in Biochimica e Chimica Clinica, dottorato in Disegno, Sviluppo e Biosperimentazione di farmaci. Ha lavorato nella ricerca biochimica universitaria e nella ricerca pre-clinica privata farmaceutica. Attualmente lavora nell’ambito della Qualità di un’azienda farmaceutica.

Anna Maria Sironi è laureata in Medicina e Chirurgia. Specializzata in Anestesiologia e Rianimazione e in Medicina Interna. Ha lavorato come dirigente medico e successivamente come ricercatore associato presso l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. Attualmente è libero professionista, svolgendo inoltre collaborazioni di tipo didattico e nell’ambito della ricerca scientifica.

 

[1] VACCINES 2022, https://doi.org/10.3390/vaccines10030444

 

 [2] THE LANCET 2021, https://doi.org/10.1016/j.lanepe.2021.100272

 

[3] NATURE MICROBIOLOGY 2022, https://doi.org/10.1038/s41564-021-01051-2

 

[4] NATURE MEDICINE 2021, https://doi.org/10.1038/s41591-021-01560-x

 

[5] N ENGL J MED 2021, https://doi.org/10.1056/NEJMoa2114228

 

[6] N ENGL J MED 2022, https://doi.org/10.1056/NEJMoa2201570

 

[7] THE LANCET RESPIR MED 2022, https://doi.org/10.1016/S2213-2600(22)00101-1

 

[8] JAMA CARDIOL 2022, https://doi.org/10.1001/jamacardio.2022.0583

 

[9] N ENGL J MED 2021, https://doi.org/10.1056/NEJMc2101667

 

[10] FOOD CHEM TOXICOL 2022, https://doi.org/10.1016/j.fct.2022.113008

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