Covid-19: malattia professionale nell’UE

Gli Stati membri dell’Unione europea, lavoratori e datori di lavoro raggiungono un accordo sulla necessità di riconoscere la Covid-19 come malattia professionale.
Fonte: LaPresse

La crisi sanitaria scaturita dalla pandemia di Covid-19 sembra stia volgendo al termine, almeno nell’Unione europea (Ue), dove gli Stati membri stanno progressivamente revocando le misure restrittive, ma la situazione epidemiologica rimane grave. Il 12 maggio 2022 il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha classificato alcune sottovarianti di Omicron come varianti che destano preoccupazione, il che giustifica un rafforzamento della protezione dei lavoratori in vista di eventuali future ondate di Covid-19.

Alcuni lavoratori, in particolare quelli a contatto con persone infette, ad esempio nei settori dell’assistenza socio-sanitaria, sono esposti ad un rischio maggiore di contrarre la Covid-19. In tempo di pandemia possono esservi anche altri settori in cui i lavoratori potrebbero correre un rischio maggiore di contrarre la Covid-19 a causa della natura delle attività svolte.

Sebbene il riconoscimento e l’indennizzo delle malattie professionali sono di competenza nazionale, la maggior parte degli Stati membri ha comunicato alla Commissione europea di riconoscere già il Covid-19 come malattia professionale o infortunio sul lavoro, conformemente alle rispettive normative nazionali. Da qui discende l’importanza di aggiornare la raccomandazione della Commissione europea sulle malattie professionali per promuovere il riconoscimento del Covid-19 come malattia professionale da parte di tutti gli Stati membri.

Ecco che i rappresentanti degli Stati membri, dei lavoratori e dei datori di lavoro, nell’ambito del Comitato consultivo dell’UE per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (CCSS), hanno raggiunto un accordo sulla necessità di riconoscere la Covid-19 come malattia professionale nei settori dell’assistenza socio-sanitaria e dell’assistenza a domicilio nonché, in un contesto pandemico, nei settori in cui sono maggiori le attività con un rischio accertato di infezione, e hanno inoltre appoggiato un aggiornamento dell’elenco dell’UE delle malattie professionali.

L’accordo costituisce un passo importante per l’attuazione del quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027, adottato dalla Commissione europea nel giugno 2021, nel quale la Commissione europea ha annunciato che aggiornerà entro la fine dell’anno la sua raccomandazione sulle malattie professionali al fine di includere il Covid-19. Il quadro definisce le azioni chiave a livello dell’UE necessarie per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei prossimi anni. Uno dei suoi obiettivi fondamentali trasversali è migliorare la preparazione a potenziali crisi sanitarie future. Tale obiettivo implica anche un rafforzamento del sostegno ai lavoratori durante eventuali future ondate di Covid-19.

A seguito del parere del CCSS, la Commissione europea aggiornerà la raccomandazione in cui sono elencate tutte le malattie professionali che la Commissione europea raccomanda agli Stati membri di riconoscere e gli agenti che possono provocarle. L’obiettivo è che gli Stati membri adeguino le rispettive legislazioni nazionali secondo le nuove indicazioni che la Commissione europea inserirà nella raccomandazione aggiornata. Se il Covid-19 è riconosciuto come malattia professionale in uno Stato membro, ai lavoratori dei settori coinvolti che hanno contratto la malattia sul luogo di lavoro possono essere riconosciuti diritti specifici in base alle normative nazionali, come il diritto all’indennizzo.

Nicolas Schmit, Commissario per il Lavoro e i diritti sociali, osserva che «l’accordo raggiunto è un segnale politico forte per quanto riguarda il riconoscimento dell’impatto del Covid-19 sui lavoratori nonché del contributo fondamentale del personale socio-sanitario e degli altri lavoratori esposti ad un rischio maggiore di contrarre la malattia». Secondo tale accordo, la Commissione europea «aggiornerà la sua raccomandazione sulle malattie professionali al fine di promuovere il riconoscimento del Covid-19 come malattia professionale da parte di tutti gli Stati membri».

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