Covid 19, la Chiesa italiana in preghiera per il cardinale Bassetti, presidente Cei

Le condizioni del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, si sono aggravate. Già in terapia intensiva dal 3 novembre, ha avuto un peggioramento complessivo del quadro clinico. Alle preghiere della Chiesa italiana si unisce anche il Gruppo editoriale Città Nuova, che gli esprime vicinanza e affetto. In una lettera ai sacerdoti e ai fedeli Bassetti ha scritto: Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa.
Bassetti

Le condizioni del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) si sono aggravate. Dopo essere stato contagiato dal Covid 19, Bassetti, 78 anni, era stato prima in isolamento, poi dal 3 novembre era stato ricoverato in terapia intensiva 2 presso l’Azienda ospedaliera di Perugia “Santa Maria della Misericordia”. Nei giorni scorsi sono stati in tanti a chiedere di pregare per lui in tutta Italia: un appello raccolto anche da Città Nuova.

Nelle ultime ore, purtroppo, la situazione è peggiorata, a causa di un aggravamento complessivo del quadro clinico e dalla Cei hanno fatto sapere che sono in corso ulteriori approfondimenti diagnostici, mentre al cardinale vengono prestate tutte le cure del caso.

«Accompagniamo con affetto e vicinanza il cardinale Presidente – ha dichiarato mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei -. Sollecitiamo le nostre Chiese alla preghiera in questo momento di prova. Siamo certi che il Signore non farà mancare misericordia e consolazione al cardinale e a quanti sono duramente provati dalla malattia. Ricordiamo anche i medici, gli operatori sanitari e quanti si prendono cura dei sofferenti. Chiediamo a tutti di condividere queste intenzioni nei propri momenti di preghiera quotidiana».

Nei giorni scorsi il cardinale Bassetti aveva scritto ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle consacrate e a tutti i fedeli spiegando che «La paura aiuta a rimettere alcune cose a posto… Da quando sono in isolamento per la positività al Covid-19, ho la possibilità di comunicarmi ogni giorno nella mia camera, avendo portato una piccola pisside vicino alla porta della stanza. Era necessaria questa esperienza di malattia per rendermi conto di quanto siano vere le parole dell’Apocalisse in cui Gesù dice all’angelo della Chiesa di Laodicèa: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”».

L’Eucarestia, aveva scritto Bassetti, «soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze ma dev’essere rimessa, con ancora più forza, al centro della vita dei cristiani. L’Eucarestia non è soltanto il Sacramento in cui Cristo si riceve – l’anima è piena di grazia e a noi è dato il pegno della gloria futura – ma è l’anima del mondo ed è il fulcro in cui converge tutto l’universo».

«Non c’è situazione umana – ha scritto ancora Bassetti – a cui non possa essere ricondotta l’Eucarestia. Anche le vicende drammatiche che stiamo vivendo in questi giorni in Italia – come l’aumento della diffusione dell’epidemia, la grave crisi economica per molti lavoratori e per tante imprese, l’incertezza per i nostri giovani della scuola – non sono al di fuori della Santissima Eucarestia. Mi ricordo che Padre Turoldo ci insegnava queste cose con grande chiarezza. E più vado avanti negli anni, più cerco di sperimentarle e più le sento vere. Non c’è consolazione, non c’è conforto, non c’è assenza di lacrime che non abbia il suo riferimento a Gesù Eucarestia».

Questo, ha aggiunto il presidente della Cei, «è un piccolo messaggio che voglio indirizzare ai miei preti, ai consacrati, ai giovani, alle famiglie e ai bambini dell’Archidiocesi. Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la Sua dolce presenza e la Sua carezza nell’Eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù».

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