Costruire la fraternità… cantando

Una presenza pastorale vissuta alla luce della spiritualità dell’unità. La testimonianza di vita precede i programmi e fa germogliare i semi di un mondo unito. Al centro i rapporti tra le persone.
Musical
Ho 43 anni, sono sacerdote e faccio parte della Congregazione dei Padri Somaschi, fondata da san Girolamo Emiliani agli inizi del 1500 per dare una famiglia ai ragazzi abbandonati.
Ho conosciuto l’ideale dell’unità di Chiara Lubich nel 1981 in Sardegna, proprio grazie ai religiosi somaschi, e insieme al carisma di san Girolamo lo ritengo il dono più grande della mia vita. Nel gruppo di giovani, guidato dai padri, ho scoperto il Vangelo e la mia vita di ragazzo timido e in difficoltà è cambiata.

In questo momento vivo nella comunità di Villa Speranza a San Mauro Torinese, ma fino al settembre scorso mi trovavo a San Francesco al Campo, in una comunità per minori in difficoltà inserita in un contesto parrocchiale.

 

Un banco di prova

 

Arrivai a San Francesco cinque anni fa. Pur vivendo con i ragazzi della comunità alloggio, il mio incarico principale fu subito quello dell’animazione giovanile della parrocchia.

La situazione sociale del paese era in quel momento abbastanza particolare. San Francesco conta circa 4500 abitanti ed è composto da numerose borgate, anche molto distanti tra loro. Le distanze fisiche sono anche distanze e rivalità tra le persone.

Immediatamente mi rendo conto che San Francesco sarebbe stato un banco di prova per l’ideale che cerco di vivere, l’unità.

 

Una domenica mattina la direttrice del coro della messa delle undici mi ferma e mi confida il suo desiderio di realizzare Forza venite gente, il famoso musical di Paolicelli su san Francesco d’Assisi. È un sogno che alcuni parrocchiani custodiscono da tanto tempo nel cuore, ma che fino ad allora non avevano avuto la possibilità di realizzare.

Io sono appena arrivato e penso già ai programmi da scrivere, ai progetti per questa parrocchia… La proposta di mettere in scena un musical mi coglie un po’ impreparato. Come pormi? Farò il regista? O l’animatore spirituale? O l’attore? Mi lascio guidare dall’amore verso questi fratelli che ancora non conosco.

 

Cominciamo a spargere la voce e in molti cominciano ad aderire: giovani, bambini, adulti, anziani in pensione. Tra gli altri, molte persone sole, poveri e ricchi, capaci di recitare o bravi nella sartoria. Esperti carpentieri e cantanti, oppure semplicemente gente desiderosa di incontrare altre persone… Tutti sono colpiti dalla mia presenza. Io mi sento mandato dall’unità a portare l’Amore a “mettere olio” nei rapporti, mi rendo conto da subito che ce n’è tanto bisogno.

 

L’impresa parte come una cosa piccola, ma pian piano, durante l’anno e mezzo di cammino verso il primo spettacolo, raggiungiamo il numero di 70 persone. Sento di voler condividere con i religiosi aderenti al Movimento dei Focolari anche questa esperienza. È bello sentirmi incoraggiato e avverto di essere lì anche a nome loro.

Arriva la “prima”, nella palestra comunale gremita di 600 persone. Tutti fanno un’esperienza umana e spirituale di alto livello, c’è gioia, senso di pienezza. Si recita (io faccio la parte di Francesco), si canta, si balla con semplicità, per fare un dono, non per apparire. Il risultato invece va al di là di ogni previsione. Ricevo personalmente una targa ricordo dal sindaco. Si tratta di un momento particolare in cui istituzioni e parrocchia si incontrano sul terreno comune dei valori autentici. Grazie anche a san Francesco, splende particolarmente il carisma della fraternità. Il paese si sente come una sola famiglia di fratelli uniti dallo stesso Padre.

 

 

Quello che conta

 

Ben presto mi rendo conto di essere diventato un po’ l’anima di questo gruppo. Ad esso partecipano persone di tutti i tipi, prima sconosciute tra loro o indifferenti… alcune anche in contrasto. La spiritualità dell’unità mi ha insegnato a mettere al primo posto la testimonianza di una vita coerente. Per questo in tanti momenti, con fede, cerco di mediare tra le persone, riportando tutti al senso di ciò che cantiamo e recitiamo sul palco. Cerchiamo insieme di riflettere e in molti momenti si superano divisioni e rivalità, e si cerca di accogliersi reciprocamente.

 

È un’esperienza pastorale entusiasmante, proprio perché nasce dall’abbandonarmi all’amore, al Vangelo, agli spunti dati dalla vita. È ciò che ho imparato da Chiara: innanzitutto non contano i contenuti, non conta tanto “cosa faccio”, ma il “come”, l’amore che ci metto, l’amore che dono a chi mi sta accanto, conta capire dove si trova chi ho davanti e mettermi, a volte scendendo, per amore al suo livello.

 

Tante volte devo aver pazienza. In tanti momenti sembra che tutto si stia perdendo, a volte le persone litigano. Ma tengo duro, mettendo amore nei rapporti e molte altre persone si sentono coinvolte in questa gara d’amore. Intanto cominciamo a fare qualche replica e tutti sono orgogliosi di avermi nel gruppo, è una rarità. Sento un amore grande da parte di tutti.

 

Una realtà preziosa

 

Dopo alcuni anni, però, non riesco più a partecipare alle prove, gli impegni comunitari diventano sempre più pressanti. Con mia meraviglia tutto va avanti anche senza di me, si trova il sostituto per Francesco (sembrava impossibile) ed arrivano anche altre persone entusiaste.

Il paese, ad un certo punto, vive un momento difficile per questioni legate alle borgate. Il gruppo del musical è l’unica realtà trasversale che raccoglie persone da ogni borgata, questa appartenenza evita spaccature quasi insanabili e offre un contesto in cui per lo meno è possibile incontrarsi “per altri motivi”.

 

Anche durante le ultime elezioni comunali, quando le idee politiche potevano essere fonte di divisione, il gruppo del musical è invece un’opportunità di incontro tra le persone – sono presenti persone provenienti da tutti gli schieramenti -, sentirsi parte di una realtà così preziosa rende tutti più malleabili e attenti, nonostante le difficoltà.

Ora, a quasi cinque anni di distanza dal suo inizio, il gruppo procede ed ha già messo in scena anche la storia di Madre Teresa.

 

Si sente che nel contesto di San Francesco al Campo è presente una realtà capace di armonizzare le differenze. Che cosa ho imparato da questa esperienza? Che esiste nel cuore delle persone il desiderio di unità, basta solo che qualcuno inizi a crederci e a spendersi per questo: Gesù fa il resto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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