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Cultura > Arte e Spettacolo

Cose di natura

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Luisa Menazzi Moretti e Marco Maria Zanin alla Galleria D’Arte Moderna di Genova, tra dettagli e panoramich un confronto tra due modi diversi di guardare la realtà paesaggistica

Sfere

Mai come oggi la natura è torturata e violentata. E mai come oggi è impellente la necessità di un cambio di direzione, oserei dire, di amore. Ed è l’amore, appunto, quello che ha spinto due artisti come Luisa Menazzi Moretti e Marco Maria Zanin – nel sesto appuntamento della rassegna “Natura ConTemporanea” nei due musei di Genova Nervi – a dialogare con le loro produzioni e i lavori esposti alla Galleria, di impronta paesaggistica otto-novecentesca.

I due artisti sono diversi e complementari. I loro scatti fotografici infatti privilegiano il primo il particolare, il secondo l’universale, che è poi la manifestazione delle due diverse prospettive di sguardo, femminile e maschile. L’insieme non è dicotomia, ma armonia e unità.

Luisa Menazzi Moretti va “nel profondo”. Scivolano alghe volanti, brividi lucenti sulla laguna, vapori fra due alberi nel bosco, cascate impetuose nel mare, intrecci di pesci, luce-buio nel tunnel. Ecco il lume soffuso di una persiana, la bellezza di un tronco e di una foglia, la “nascita” di un petalo e di una foglia come origine della vita; e poi la serie “verso il cielo” che con palme, mari, tramonti, nuvole, alberi e specchio, e l’immensa palma che apre le braccia – verrebbe da dire – verso l’infinito.

La grazia di questa poetessa è dolce, magica, assetata di infinito. Si potrebbe dire che l’arte di questa donna d’arte sia espressione di una sete di luce e di bellezza che ancora non trova appagamento.

Alla fine delle sue opere, in cui la suggestione di ogni palpito della natura ci riempie di gioia, si avverte che lei è sempre e ancora in ricerca, in viaggio.

Mai timbri affocati, ma piuttosto affogati – ci si perdoni il bisticcio –, mai tinte allucinate ma morbide, mai tramonti focosi ma lievissimi. Il clima spirituale è quello della delicatezza ombrosa, dell’osservazione finissima di tutto ciò che vive nella natura.

Queste foto non sono foto, sono parole dell’anima, atti d’amore immenso per la creazione. Una mostra da non perdere. Perché non si tratta di “cose di natura”, ma di anime della natura.

 

Fino al 22/6.

Riproduzione riservata ©

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