Cosa succede?

“In questi ultimi mesi la cronaca ci sta riportando agghiaccianti episodi di mamme che uccidono il loro bambino di pochi mesi, in una realtà peggiore di un film dell’orrore. Cosa succede? Come può accadere che una mamma possa fare del male al proprio figliolo? Vorrei il suo parere”. Una mamma – Reggio Emilia La nascita di un figlio è un momento di grandi e sostanziali cambiamenti nella vita di una donna. Divenire madre è senz’altro la cosa più istintiva e naturale che esiste. Come già dicevo in precedenti risposte, può essere un’esperienza meravigliosa, ma innegabilmente le fragilità di ciò che è stata la vita precedente al fatidico momento della nascita del figlio, i problemi fisici e psichici non superati, vengono sottolineati ed emergono prepotentemente. Molte madri hanno vissuto con difficoltà i primi mesi dopo il parto: il sentirsi stanche, il non avere più tempo per sé stesse e non piacersi più fisicamente, l’angoscia che nasce da paure sempre nascoste o rifiutate (la paure di essere una cattiva madre, una cattiva moglie, di avere un figlio non sano, ecc.), il non sentirsi compresa e avere l’impressione di dovere portare il mondo sulle proprie spalle, sono solo alcune delle sofferenze interiori che una mamma può incontrare. I drammatici gesti che lei ricorda sono evid e n t e m e n t e espressioni di gravi squilibri mentali e sono per fortuna rarissimi, amplificati oggi da un sistema di informazione mediatica che distorce la reale frequenza di fatti eccezionali e ci fa sembrare frequente ciò che viene sbattuto in prima pagina perché fa notizia. Pur tuttavia la sua domanda è un’utile occasione per sottolineare che divenire genitori e continuare ad esserlo 24 ore al giorno tutti i giorni è, in alcuni momenti, molto difficile e anche doloroso. Vi è una medicina: avere un compagno che non finge e ci dice con franchezza le sue emozioni, che ci accetta per ciò che siamo, che non ci giudica, che non vuole cambiarci, che è disposto ad essere così accogliente e vuoto di sé da divenire quasi per noi uno specchio che ci lascia la libertà di cambiare, senza imporcela. Vi è anche un trucco: se il nostro compagno non ha questo atteggiamento lo potrà imparare da noi, se noi per primi lo avremo verso di lui, proiettati fuori dei nostri limiti e debolezze nell’unico desiderio di essere amore vivo per l’altro. Questa ginnastica di rivelarsi e di accogliere è la migliore preparazione alla nascita di un bimbo, è medicamento per lenire le ferite dei momenti dolorosi, è il lievito di un rapporto di coppia che si risana e rigenera e, alimentando se stesso, crea l’ambiente migliore per una crescita psico- fisica armoniosa del nostro bimbo.

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