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Italia > I lettori ci scrivono

Cosa significa essere tifosi di una squadra di calcio

di Redazioneweb

- Fonte: Città Nuova

Il commento di una lettrice e collaboratrice al rifiuto di alcuni tifosi juventini di rispettare un minuto di silenzio durante la partita Juventus-Atalanta a Torino, in ricordo di Sandro Mazzola

Minuto di silenzio in ricordo di Sandro Mazzola durante la partita di Serie A tra Juventus e Atalanta, Torino, 20 settembre 2026. Credit: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO.

Il campionato di serie A è iniziato ufficialmente nel weekend del 22 e 23 agosto 2026 per la gioia di milioni di tifosi, tra cui la sottoscritta. Domenica 20 settembre, durante la partita Juventus Atalanta a Torino, si è, però, registrato un episodio inqualificabile da parte di alcuni sostenitori della Juve.

Come tifosa juventina di vecchia data, mi ha addolorato vedere che, durante il minuto di silenzio osservato per onorare Sandro Mazzola, capitano dell’Inter, mancato qualche giorno prima, i tifosi del primo anello centrale della curva sud si sono voltati di spalle scandendo i nomi di alcuni calciatori e dirigenti juventini scomparsi: Gaetano Scirea, Andrea Fortunato e Gianni Agnelli. Voglio prendere le distanze da ciò che ho visto, uno spettacolo vergognoso, indecoroso, una totale mancanza di rispetto verso Mazzola, che è stato giustamente ricordato in tutte le partite di serie A.

Le persone citate, Scirea, Fortunato e Agnelli, sarebbero stati orgogliosi di stringere la mano al grande capitano interista perché uniti a lui da valori umani e sportivi. In campo si sa che nasce una certa rivalità quando si vestono maglie diverse e si lotta per vincere, ma in questo caso non c’è rivalità che giustifichi una tale mancanza di rispetto. Siamo abituati a fare battute, a prenderci in giro ironicamente gli uni gli altri: romanisti, milanisti, juventini, interisti, ma un momento di commemorazione va rispettato e trascende appartenenze e colori. In ogni squadra ci sono stati e ci sono tuttora grandi calciatori con una loro dignità e professionalità, da cui tutti abbiamo imparato ed impariamo cosa significano impegno, sacrificio, sportività ed umanità.

Viviamo un imbarbarimento della vita e dei costumi tale che vorrebbe distruggere tutto ciò che si è costruito in molti anni con pazienza ed attaccamento a valori indistruttibili. Oggi il calcio è un insieme di etnie, religioni e colori. A volte si scatena un’aggressività causata da problemi sociali e politici oltre che da diffuse ingiustizie. I grandi sponsor hanno portato fiumi di denaro e questo causa un danno più che una conquista. Per affermarsi in questo sport, il carattere ed il talento contano entrambi; quando ci sono giocatori di qualità si può giocare in qualsiasi modo: non contano i moduli. Un allenatore cura la propria squadra nei minimi particolari dal lunedì alla domenica. È uno che sta addosso ai suoi ragazzi e non dà loro respiro per tirare il meglio da ciascuno. Insieme creano un ambiente dove, se tutti collaborano, si respira un clima di cordialità e di amicizia.

Se fossi nata maschio, sarei stato un calciatore. Fin da piccola, seguendo mio fratello, i miei cugini e compagni di scuola, mi sono appassionata a questo sport che significa libertà, creatività, allegria, dare libero sfogo all’ispirazione e alla collaborazione in campo con gli altri calciatori. Esso significa anche stringere legami con tanti che condividono la stessa passione! Quando eravamo piccoli il calcio era un mondo quasi magico, fatto di erba e di fango, di calzoncini sporchi, di ginocchia sbucciate, di righe tracciate con la polvere bianca, di sogni dietro ad un pallone che rotola di qua e di là per poi entrare in rete. Non è solo un gioco: sono anche relazioni, amicizie durature, esplosioni di esultanza, urla di incitamento e poi abbracci e cori quando la propria squadra fa goal!

Fin dagli inizi della coppa del mondo di calcio, a partire dagli anni ’60, sono sicura che ogni abitante di qualsiasi paese e città, con una radio o un televisore a portata di mano, abbia sviluppato una forma di patriottismo. Oggi il calcio pare essere diventato sempre più un’industria e sempre meno un gioco, ma io voglio credere che sia capace di farsi portatore di quei valori eterni uniti alla gioia, sperimentata fin da piccoli, di giocare divertendosi con un pallone tra i piedi. Spero che l’episodio citato all’inizio del mio articolo sia l’ultimo spiacevole incidente che avverrà in campo! Mi auguro che i tifosi, cantando l’inno della propria squadra, si convincano sempre più che il rispetto e la collaborazione sono le basi di ogni evento sportivo.

Riproduzione riservata ©

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